Alfonso Maruccia

Open source, la UE ci mette i soldi

Bruxelles approva il finanziamento per l'auditing del software open source usato dalle istituzioni europee, un'iniziativa figlia degli ultimi bug "apocalittici" emersi in ambito FOSS, come l'onnipresente Heartbleed

Roma - Dal Parlamento Europeo arriva 1 milione di euro destinato a un check-up delle applicazioni open source usate dalle istituzioni comunitarie, un controllo di cui si incaricherà il Directorate General for Informatics (DIGIT) e che andrà alla caccia delle eventuali vulnerabilità e bachi pericolosi presenti nel software infrastrutturale, nelle applicazioni client e tutto quanto di "open" fa girare la macchina burocratica della UE.

Parlamento e Commissione europei hanno in dotazione più di 350 server dotati di sistemi operativi basati su Linux, 300 applicazioni Web protette da una tecnologia FOSS per l'autenticazione, servono più di 60mila diverse utenze e gestiscono più di 10 milioni di autenticazioni all'anno - 17mila ogni giorno.

Oltre alla caccia ai bug di DIGIT, il Parlamento Europeo ha anche stabilito un ulteriore finanziamento di 500mila euro per promuovere l'uso di AT4AM, il software Web-based con cui i rappresentati comunitari preparano le proposte di legge e che è già distribuito al pubblico sotto licenza open source.
L'iniziativa pro-FOSS della UE è stata ovviamente accolta con favore dalla divisione europea di Free Software Foundation (FSFE), con il presidente Karsten Gerloff che parla di "una decisione benvenuta" da parte di un'istituzione che fa uso quotidianamente del software open per le proprie attività.

La UE investe sul check-up del FOSS mentre Linux Foundation - uno degli osservatori privilegiati su un componente essenziale dell'intera community open - evidenzia l'importanza acquisita dal codice aperto nell'ambito dei progetti infrastrutturali: persino il nuovo CEO di Microsoft Satya Nadella ama Linux, suggerisce la Fondazione, il che rappresenta in qualche modo un cambiamento di rotta rispetto a Steve developers Ballmer. I lati negativi dell'open source pr le aziende? Fra tutti, la difficoltà d'uso, suggerisce infine una ricerca sponsorizzata da Zimbra.

Alfonso Maruccia
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  • Bisogna dire anche che avendo molti soldi i costruttori di software closed detengono più autorità e risorse per gestire il sistema, con l'open tutti possono toccare tutto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Abbe
    > Bisogna dire anche che avendo molti soldi i
    > costruttori di software closed detengono più
    > autorità e risorse per gestire il sistema, con
    > l'open tutti possono toccare
    > tutto.

    E' arrivato quello che ha capito tutto.
  • Per LibreOffice è bastato mettere l'icona del desktop con scirtto "word".

    Per il SO ho messo Mint senza dirlo ad altri.

    Il gestionale ha l'icona sul dekstop.

    Per spegnerlo devono aprire il menù in alto.......

    Osservazioni.

    L'Ms office deve essere una versione vecchia, quelle nuove hanno una grafica diversa.

    Windows, vista la grafica, deve essere una versione precedente al 98.

    Io continuo a fare finta di niente e tutti vissero felici e contenti.
  • Una domanda seria, la vorrei porre a qualcuno che lavora concretamente e attualmente nelle PA come tecnico o consulente tecnico informatico.

    Ovvero la seguente:
    Ma non è un po anacronistico parlare di windows vs Linux e di conseguenza MSOffice Vs OOo/LibreOffice nella Pubblica Amministrazione nel 2015?

    Comprendo che ci sono alcuni terminali che hanno bisogno di SW specifici che necessitano dell'uno o dell'altro sistema per funzionare attualmente, il cui cambiamento porterebbe costi non affrontabili nel breve medio periodo, ma io quando sento "office" nelle PA penso più che altro all'elaborazione di dati legati ai cittadini.
    Al limite qualche stesura di testo come resoconti o rendiconti.

    Non sarebbe più opportuna una struttura centralizzati client/server?
    So che suona starano ma cito _solo_ a mo di esempio... una cosa tipo ChromeOS con GAccount?

    Ossia l'operatore si logga con le sue credenziali e si ritrova con i permessi e i programmi giusti per il suo "grado di accesso" e per svolgere il suo lavoro?

    Anche un eventuale guasto HW si limiterebbe all'intervento di sostituzione del terminale con il SO preinstallato e poi un re.log dell'operatore.

    Me lo sono sempre chiesto, se questa cosa è solo teorica o è fattibile nel concreto.

    Non si sostituirebbero gran parte dei terminali? (anche con vantaggi economici diciamolo pure, anche con ARM in futuro se vogliamo esagerare)

    Mi rendo conto che alcuni terminali necessitano anche di potenza di elaborazione "bruta" come non saprei software per il traffico o similari.

    Non si avrebbe così automaticamente un sistema centralizzato nazionale?

    Ovviamente mi riferisco al lato tencnico, mazzette markette e quant'altro da escludere.


    Grazie per la risposta se seria, benvenuti i troll, cerco comunque scalatori per il mirror.climbingA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Free Climber

    > Me lo sono sempre chiesto, se questa cosa è solo
    > teorica o è fattibile nel
    > concreto.

    in linea di massima sì, hai ragione e perfino i rendiconti, nelle situazioni miglieri si fanno coi software creati ad hoc: l'operatore usa l'interfaccia web per gestire le pratiche dell'ente, mentre il dirigente usa le funzioni di 'cabina di regia' che permettono l'aggregazione e la presentazione dei dati.

    Contro questa situazione ideale c'è la non standardizzazione dei compiti di ogni ente in ogni comune. Cioè lo stesso ente, prendiamo l'ASL a Como e a Perugia possono fare cose anche parecchio diverse, per cui non c'è un software che vada bene per entrambi. E i comuni sono migliaia.
    In secondo luogo, ci sono i comuni piccoli che magari ancora non hanno adottato un software WEB, oppure anche i grandi che continuano ad usare per certi scopi vecchi programmi (perchè giustamente funzionano e non è giustificabile spendere soldi).

    p.s.
    ho lavorato a contatto con i CED di una trentina di comuni in enti che vanno dall'anagrafe all'INPS passando per l'asl e i servizi sociali.
    non+autenticato
  • Intanto grazie per la rispostaSorride

    - Scritto da: ...
    > Contro questa situazione ideale c'è la non
    > standardizzazione dei compiti di ogni ente in
    > ogni comune. Cioè lo stesso ente, prendiamo l'ASL
    > a Como e a Perugia possono fare cose anche
    > parecchio diverse, per cui non c'è un software
    > che vada bene per entrambi. E i comuni sono
    > migliaia.

    Capisco quindi il problema fondamentalmente è legislativo/burocratico; ed è davvero interessante sapere che le ASL di diversi comuni svolgono "diverse" funzioni.

    Forse non ho compreso realmente la "drasticità" delle suddette differenze che si comprendono probabilmente solo dall'interno ma a questo punto ti chiedo:

    Ipotizzando (sempre se ho compreso) che l'ASL di Como (a mo di esempio) svolge sia i compiti di dipartimento di prevenzione che di sanità pubblica veterinaria (esempio) quella di Monza non ha invece questa gestione ma solo la prima.

    Non si potrebbe fare che il terminale dell'operatore di Como abbia tutte e due le "webapp" (chiamiamole così) per la gestione delle utenze ed invece quello di Monza solo la prima e l'eventuale seconda webapp sia sui terminali degli operatori della controparte di Monza che la gestisce?

    Perchè se hai presente il sistema chrome/Gapps a cui mi riferivo, con il log.in al sistema il terminale sincronizza anche le app scaricate/predisposte per quell'account.

    Ammetto di non riuscire a comprendere le difficoltà tecniche che (previo ovviamente serio interesse dello stato -massì facciamoci scappare un sorriso-) non spingono verso quello che poi dovrebbe essere lo scopo finale della digitalizzazione delle PA, ossia trasparenza (opendata se vogliamo) e snellimento del rapporto con il cittadino.

    > In secondo luogo, ci sono i comuni piccoli che
    > magari ancora non hanno adottato un software WEB,
    > oppure anche i grandi che continuano ad usare per
    > certi scopi vecchi programmi (perchè giustamente
    > funzionano e non è giustificabile spendere
    > soldi).

    Questo diciamo lo diamo per scontato, ossia non ci potrebbe essere un massiccia migrazione ma sarebbe graduale, ma io intendevo, forse non sono riuscito a spiegarmi realmente; più al procedere verso una concezione dell'interscambio dei dati diverso.
    Cioè i dati risiedano in infrastrutture centralizzate e l'operatore, con i permessi giusti li elabora.

    Visto che per come la vedo io mettere linux in umbria(esempio), poi aspettare la nuova giunta che passa a win di nuovo... poi si va di mac, fa permanere questo un circolo vizioso virtualmente infinito.

    Ossia i dati sono vincolati al "sistema" con cui vengono elaborati dai comuni.

    >
    > p.s.
    > ho lavorato a contatto con i CED di una trentina
    > di comuni in enti che vanno dall'anagrafe
    > all'INPS passando per l'asl e i servizi
    > sociali.


    Comprendo che il discorso è ampio, e capisco che ci sono troppe cose da spiegare a chi non sà nulla della PA dall'interno, come potrei essere io,
    Ma se ti va di perdere 5 minuti, sarà una lettura interessante.

    CMQ buon AnnoSorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Free Climber
    > Comprendo che il discorso è ampio, e capisco che
    > ci sono troppe cose da spiegare a chi non sà
    > nulla della PA dall'interno, come potrei essere
    > io,
    > Ma se ti va di perdere 5 minuti, sarà una lettura
    > interessante.
    >
    > CMQ buon AnnoSorride

    ps Leggi l'intervento di Pippo75
    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=4207971&m=421...

    questo è esattamente quello che per me non ha senso... parlare di metti word metti mint non lo dici a nessuno...
    Dovrebbe essere molto più slegato dal software "commerciale". è il sistema pubblico nazionale... dovrebbe avere una struttura software collaudata snella e sicura.. almeno nella gran parte dei terminali.
    Ma evidentemente non riesco a capire ioA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Free Climber

    > ps Leggi l'intervento di Pippo75
    > http://punto-informatico.it/b.aspx?i=4207971&m=421
    >
    > questo è esattamente quello che per me non ha
    > senso...

    No, infatti non ho nemmeno risposto.
    Per prima cosa chi installa il software è il CED oppure il fornitore dello stesso quando il contratto lo prevede.
    Quindi non è chi firma per l'acquisto del software.
    Conseguenza facendo come dice, semplicemente non installa un software che è già stato comprato, quindi non risparmia nulla.
    Certo può sempre dire 'intanto li abituo ad usare bla bla bla', ma è deboluccia come argomentazione.

    Poi si mette nei casini perchè la prima regola di chi lavora nella PA e non intromettersi nel lavoro altrui (c'è anche di mezzo l'interruzione id servizio pubblico in caso di problemi): anzi alcuni hanno uno scudo mentale tale che se la scrivania di fianco prendesse fuoco, continuerebbero a bersi il caffè in santa pace.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Free Climber
    > Intanto grazie per la rispostaSorride

    > Capisco quindi il problema fondamentalmente è
    > legislativo/burocratico;

    Da sempre.
    Altrimenti sarebbe bastato un unico software per ogni tipo di ente.
    Invece oggi vengono commissionati da ogni comune con specifiche sempre diverse.
    Se si vuole trovare un soluzione informatica bella pulita per la PA bisogna partire necessariamente da una soluzione legislativa.


    > Forse non ho compreso realmente la "drasticità"
    > delle suddette differenze

    E' un'elasticità prevista dalla legge, d'altra parte il territorio di Milano non può certo essere gestito allo stesso modo di quello di Lampedusa.
    All'interno di questa elasticità (che determina il 'cosa' viene offerto al cittadino) c'è ulteriore discrezionalità del dirigente dell'ente (sul 'come' viene offerta la cittadino): il dirigente ha degli obblighi ma anche delle facoltà opzionali, che determinano alcuni obiettivi i quali concorrono ad aumentargli lo stipendio.

    Tutto ciò senza tirare in ballo i vari soggetti: comune, provincia, regione che condividono lo stesso territorio.

    > Non si potrebbe fare che il terminale
    > dell'operatore di Como abbia tutte e due le
    > "webapp" (chiamiamole così) per la gestione delle
    > utenze ed invece quello di Monza solo la prima e
    > l'eventuale seconda webapp sia sui terminali
    > degli operatori della controparte di Monza che la
    > gestisce?

    Ni, diciamo che a parole sembra girare ma poi di fatto è un delirio. Perchè già con qualche decina di comuni ci si rende conto di quanto diverse e particolari siano le richieste (se il dirigente vuole che la graduatoria di ammissione alle scuole tenga conto dei voti dei due precedenti anni, della distanza da percorrere, del reddito ISEE familiare, del numero dei figli, del numero di scarpe, così dev'essere). Se vogliamo passare a tutti i comuni d'Italia diventa chiaro che l'unico modo per gestire la cosa è che la legge standardizzi i servizi diminuendo la discrezionalità.
    Ma questo come vedi non è un problema tecnico, è un problema politico e come detto prima non è nemmeno detto che dal punto di vista politico sia corretto standardizzare a forza, un approccio elastico può funzionare meglio nella realtà (ma funziona male in un programma costratto a diventare elastico per 8000 esigenze diverse).


    > Perchè se hai presente il sistema chrome/Gapps a
    > cui mi riferivo, con il log.in al sistema il
    > terminale sincronizza anche le app
    > scaricate/predisposte per quell'account.

    con le credenziali associate ai vari permessi, non c'è bisogno di app, si fa tutto da browser ed ogni operatore/dirigente vede ciò che gli compete.
    Di fatto è già così: alcuni operatori di un programma vedono e/o gestiscono determinati dati dell'utenza e possono accedere solo ad alcune funzionalità.

    Uno dei software su cui ho lavorato ha centinaia di pagine e per ognuna il configuratore (il dirigente o chi è incaricato dallo stesso) può decidere cosa può fare ogni singolo operatore (o gruppo a cui appartiene, un po' come coi file system).
    L'operatore che si occupa di due cose in croce non vede neppure che nel software ci sono mille altre funzionalità (e ovviamente anche se beccasse l'url della funzionalità non riuscirebbe ad entrare perchè la policy viene verificata lato server).


    > Cioè i dati risiedano in infrastrutture
    > centralizzate e l'operatore, con i permessi
    > giusti li
    > elabora.

    è grossomodo già così, ma in termini più o meno locali (nel senso che i dati non stanno a Roma, ma nei CED del comune, nei CED della provincia e nei CED della Regione (ah c'è anche il concetto di distretto, ovvero insieme di comuni, non necessariamente della stessa provincia)
    La difficoltà infatti è far parlare comuni diversi o attori diversi che usano programmi diversi.
    Per questo lo stato si è inventato il termine 'debito informativo': in pratica si prende un attore (es: la Regione) e si decide che per legge dovrà gestire a livello di riepilogo (per analisi del teritorio e di conseguenza decidere come muoversi con fondi o altri interventi) determinate informazioni degli utenti. Si chiama debito informativo perchè gli altri attori (es: i Comuni) sono obbligati a fornire (hanno un debito) quei dati secondo le specifiche prodotte dal beneficiario del debito (la Regione).
    Tutto ciò normalemente si fa con webservice in real time (nel momento in cui Comune salva l'informazione parte un server To Server) oppure a batch giornalieri notturni. Ma ad ogni passaggio le informazioni diventano meno precise perchè il comune X ha interventi di Assistenza Economica, Y di erogazione economica, Z un altro ancora. Ogni tipo di intervento ha caratteristiche livemente differenti, ma la Regione deve avere il quadro di insieme, quindi tutti e tre i servizi (che di fatto prevedono un'erogazione) vengono accomunati tenendo qualche dato e perdendone altri (che magari farebbero la differenza quando c'è da capire perchè un comune eroga così tanto ed un altro così poco).


    > Visto che per come la vedo io mettere linux in
    > umbria(esempio), poi aspettare la nuova giunta
    > che passa a win di nuovo... poi si va di mac,

    No, non cambiano così facilmente i prodotti
    Se il dirigente ci si mette di punta può cambiare anche a costo di perdere il pregresso ed avere un periodo di disservizio per i cittadini (è successo), ma i contratti in essere rimangono quando cambia la giunta o il dirigente dell'ente e qualsiasi dirigente normalmente si guarda bene dal cambiare una cosa che funziona senza avere delle solide ragioni. Sì ok, una potrebbe essere il risparmio, ma deve esserci l'alternativa perfettamente funzionante e usabile dall'operatore.
    non+autenticato
  • Grazie per la risposta.

    Alla fine dei conti mi pare di capire che fondamentalmente il problema sia politico/burocratico.

    Onestamente la situazione da quel che scrivi è migliore di quel che pensavo.

    Ossia il percorso sembra essere quello verso una struttura centralizzata nazionale di raccolta dei dati crudi e poi ogni PA locale dovrebbe/vorrebbe gestire dei microsoftware (webapp o non saprei come definirli) che li estrapolano e li elaborano in base alle loro esigenze legislative.

    A questo punto già avere un sistema per i client unico nazionale e standardizzare la struttura tecnica di questi mini applicativi (tipo un sdk?!) sarebbe già un traguardo forte, e qui ripeto non credo che si possa usare una distro generica o un sistema operativo commerciale, ma ci dovrebbe essere qualcosa di più ricamato per il parco hardware attuale e per le future migrazioni al fine di aiutare questo percorso di migrazione anche a piccoli passi e a piccole realtà, insomma ci vorrebbe il classico colpo del mastro (come si diceva una volta) che imbastisca una infrastruttura che faciliti le future e attuali migrazioni.

    La cosa che invece noto con piacere&rimpianto è che, come pensavo, parlare di mettere Openoffice al posto di MS office o ubuntu ripetto a debian o winxp sia in fondo un modo di vedere "casalingo" il software delle PA.

    Il punto non è quello, quello è un cambiamento (politico/economico/pubblicitario) ma non un vero miglioramento.

    Grazie ancora
    non+autenticato
  • - Scritto da: Free Climber
    > Una domanda seria, la vorrei porre a qualcuno che
    > lavora concretamente e attualmente nelle PA come
    > tecnico o consulente tecnico
    > informatico.
    >

    Eccomi

    > Ovvero la seguente:
    > Ma non è un po anacronistico parlare di windows
    > vs Linux e di conseguenza MSOffice Vs
    > OOo/LibreOffice nella Pubblica Amministrazione
    > nel
    > 2015?
    >

    No

    >
    > Grazie per la risposta se seria, benvenuti i
    > troll, cerco comunque scalatori per il
    > mirror.climbing
    >A bocca aperta

    Rispondo brevemente: il problema è capire cosa è una PA italiana (ma anche straniera cambia poco). Non è né più né meno di una azienda priovata solo che eroga servizi e non segue una logica di profitto ma di efficienza (in teoria). Ma, cosa più importante, non esiste una regia comune, per anni le PA ed enti vari sono stati lasciati in totale autonomia per non dire abbandono e quindi hano sviluppato l'informatizzazione ognuno come gli pareva, esattamente come una qualsiasi azienda, dove a volte esiste un CED interno, i consulenti, i fornitori, i commerciali ecc ecc, la differenza più ovvia rispetto ad un privato è che i software gestionali sono fatti per la PA, quindi avremo ad esempio un software per l'anagrafe, piuttosto che uun gestionario fiscale ma tagliato per le esigenze per la PA ecc ecc.

    Adesso facciamo un passo indietro, alla fine degli anni 90, dove si è iniziato a informatizzare, secondo te cosa vuoi che si sia messo circa 25 anni fa? Molti avevano sistemi unix, altri i primi NT, sui client è arrivato ben presto Windows 95 ecc ecc, esattamente come un'azienda privata, lo ripeto per la terza volta. Manca ed è sempre mancata una regia nazionale, delle linee guida. Partendo da lì ognuno ha fatto il suo percorso in base al eprsonale interno ed ai consulenti, a parte i grossi enti che possono permettersi dei programmatori interni, migliaia di PA hanno fatto uso di fornitori, ed i fornitori hanno fatto il loro lavoro che va da "sparagestionali in VB" fino a sistemi enterprise fatti meglio (non dico ben fatti). Passando anche in questi caso a tutta una serie di vincoli che tutti conosciamo, dal client Windows, alla suite MS OFfice, al browser IE ecc ecc. (non voglio aprire un flame, ma 20 anni fa ed anche meno non è che ci fosse sta gran concorrenza, quelli erano i prodotti).
    Tornando alle tue domande, si può fare quel che dici? certo, solo che ci vuole una regia centralizzata, volontà politica e piani ben fatti. Di certo si sta muovendo qualcosa, si parla di anagrafe nazionale, un po' tutta la PA si sta muovendo verso l'opensource dove e quando possibile, ma un taglio netto al passato non facile, anzi, diciamo che chi racconta di averlo fatto o lavora in un ente particolarmente piccolo, o non la racconta giusta, o per fortuna o bravura non era soggetto a tutta una serie di vncoli. Le esperienze di grosse migrazioni, in Italia ed all'estero, ci sono, ma non sono cose da "tic e tac", sono progetti lunghi ed a volte anche costosi, per assurdo una PA potrebbe avere soldi per mantenere l'esistente ma non per nuovi investimenti, soprattutto quando non ha potere contrattuale perché un ente piccolo.

    Scusa se la risposta è stata prolissa, ci sarebbero ancora tante cose da dire, se qualcuno volesse approfondire o fare ulteriori domande può scrivere ai riferimenti che trova su www.opensipa.it
    non+autenticato
  • Ciao e grazie per la risposta e per il link.
    Molto interessante quel che dici, ed era come più o meno me lo ero immaginato il percorso.

    La situazione però pensavo fosse più drastica.
    Invece leggendo anche le risposte dell'altro utente "..." è vero che il problema di fondo è l'arcobaleno di software che attualmente esistono, ma in fondo se ci si pensa è sempre l'interoperabilità dei dati ad essere in informatica la vera soluzione.
    L'utente "..." diceva che alla fine si sta andando verso una forma di gestione centralizzata dei dati crudi a livello nazionale, poi ogni PA piccola o grossa che sia dovrebbe a parer mio gestirli secondo le sue esigenze.

    Sarebbe sicuramente meglio avere un unico SW per un unico tipo di PA ma mi par di capire che ci sono esigenze diverse nella realtà per via di una certa autonomia o elasticità lasciata agli enti.

    Quindi la soluzione? forti vincoli sullo sviluppo del sofware o addirittura un SO+SDK? potrebbe funzionare?

    qui ho scritto di più
    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=4207971&m=421...
    scusa crossposting


    - Scritto da: opensipa
    > > Ovvero la seguente:
    > > Ma non è un po anacronistico parlare di
    > windows
    > > vs Linux e di conseguenza MSOffice Vs
    > > OOo/LibreOffice nella Pubblica
    > Amministrazione
    > > nel
    > > 2015?
    > >
    >
    > No

    Quindi tu dici che il problema se usare MSOffice o OpenOffice è attuale e va valutato?
    O ho inteso male io il tuo "No"?

    Perchè io, proprio vedendola come una "azienda" con molte filiali mi sono sempre immaginato che la struttura ottimale sarebbe un sistema quasi "embedded" (passami il termine) per la maggiorparte delle postazioni.

    Io credo che ci siano o dovrebbero essere delle rigide regole sulla struttura dei dati e la loro formattazione (stile XML) quindi in uno scenario del genere una suite da ufficio è quasi anacronistica.


    > Tornando alle tue domande, si può fare quel che
    > dici? certo, solo che ci vuole una regia
    > centralizzata, volontà politica e piani ben
    > fatti.

    Mi è stato chiarito ampiamente... che il problema è proprio questoA bocca aperta

    Grazie per la risposta e che vi devo dire... speriamoA bocca aperta


    > www.opensipa.it
    visiteròSorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Free Climber
    > Ciao e grazie per la risposta e per il link.
    > Molto interessante quel che dici, ed era come più
    > o meno me lo ero immaginato il
    > percorso.
    >

    Figurati

    > La situazione però pensavo fosse più drastica.
    > Invece leggendo anche le risposte dell'altro
    > utente "..." è vero che il problema di fondo è
    > l'arcobaleno di software che attualmente
    > esistono, ma in fondo se ci si pensa è sempre
    > l'interoperabilità dei dati ad essere in
    > informatica la vera
    > soluzione.
    > L'utente "..." diceva che alla fine si sta
    > andando verso una forma di gestione centralizzata
    > dei dati crudi a livello nazionale, poi ogni PA
    > piccola o grossa che sia dovrebbe a parer mio
    > gestirli secondo le sue esigenze.
    >

    Sicuramente un percorso di razionalizzazione deve passare per interoperabilità dei dati, quindi formati aperti e standard per i file ma anche documentazione e tracciati standard per DB ecc.Questi dovrebbero essere paletti dai quali non ci si può sganciare, tutto il resto è un contorno. Diciamo che all'interno delle PA iscritte ad opensipa è opinione abbastanza comune e condivisa da quello che si legge nei forum, che poi non sia tradotta in pratica è sicuramente perché manca, soprattutto nei casi di rilevanza nazionale, la volontà politica


    >
    > Sarebbe sicuramente meglio avere un unico SW per
    > un unico tipo di PA ma mi par di capire che ci
    > sono esigenze diverse nella realtà per via di una
    > certa autonomia o elasticità lasciata agli
    > enti.
    >

    Non conosco tutte le sfaccettature delle PA italiane ed enti vari, alcuni software sono uguali e non a caso si parla di anagrafe nazionale come prima sperimentazione, è uno dei servizi uguali in tutta Italia.
    Personalmente il software unico per tutte le PA non credo che sia la migliore soluzione, vuol dire creare una software house che gestisca un parco di qualche migliaio di clienti, on richieste di modifica ed assistenza proporzionata, non so quanto meno costerebbe rispetto all'acquisto da ditte private che magari però si potrebbero fare più concorrenza se esistesse una vera interoperabilità.

    In ogni caso, al dilà di quello che penso io, l'Agid ha recentemente indetto un censimento nazionale sui DB degli enti, lo scopo, tra gli altri, sarebbe proprio quello di capire dove si può razionalizzare.


    > Quindi la soluzione? forti vincoli sullo sviluppo
    > del sofware o addirittura un SO+SDK? potrebbe
    > funzionare?
    >

    Non ho pretesa di dare soluzioni, di certo la prima parola deve essere interoperabilità, formati aperti e standard come scrivevo prima.

    >
    > Quindi tu dici che il problema se usare MSOffice
    > o OpenOffice è attuale e va
    > valutato?
    > O ho inteso male io il tuo "No"?

    La prima che hai detto, è argomento attualissimo ed emblematico. Non risolve i problemi di un ente ed al massimo genera un risparmio più o meno relativo, però introduce tutta una serie di nuove variabili che possono cambiare il modo di pensare:
    - inizi a imporre uno formato aperto e standard per scambiarsi i documenti
    - generi un circolo virtuoso perché anche i cittadini inizieranno ad usare tale formato
    - usi un software opensource e di conseguenza inizia fare cultura su cosa vuol dire codice aperto ed i vari modi di licenziare il software (senzza annoiare eccessivamente la platea però!)
    - è uno dei software più utilizzato nei PC
    - predispone ad eventuali altri cambiamenti, ad esempio il client
    - inizia dire no ai lock-in
    - inizia a mandare un messaggio ai fornitori, dove dici che non vuoi più legarti a formati chiusi
    - favorisci la concorrenza tra prodotti

    Insomma, è a mio avviso uno dei passaggi obbligati per iniziare un percorso di "rivoluzione culturale informatica".
    Attento che sto parlando da tecnico, personalmente non sono un pro o contro open/closed/linux ecc ecc, sto parlando mettendo sul piano della bilancia i vari pro e contro ed all'etica non ci penso neppure.


    >
    > Perchè io, proprio vedendola come una "azienda"
    > con molte filiali mi sono sempre immaginato che
    > la struttura ottimale sarebbe un sistema quasi
    > "embedded" (passami il termine) per la
    > maggiorparte delle
    > postazioni.
    >

    In realtà la PA italiana è strapiena di enti, se pensi ai comuni è già un insieme di circa 8000 soggetti, le scuole, gli ospedali, le regioni, i carabinieri, altre forze di polizia, i ministeri, consorizi... Lo Stato ha un immenso carrozzone più o meno efficiente che serve per gestire una miriade di cose, purtroppo su questo a volte c'è ignoranza e non si sa neppure bene a cosa serva un impiegato pubblico. Senza andare OT, ogni gruppo di realtà si potrebbe pure uniformare in linea di principio, ma anche lì ci possono essere esigenze diverse, per fare un esempio con i comuni, ci sono piccoli comuni, ci sono comuni turistici, ci sono unioni di comuni ecc ecc.
    Attualmente, lo ripeto, si sta puntato ad anagrafe e bilancio armonizzato per tutti, poi vedremo in quali altri modi il governo cercherà di razionalizzare.


    > Io credo che ci siano o dovrebbero essere delle
    > rigide regole sulla struttura dei dati e la loro
    > formattazione (stile XML) quindi in uno scenario
    > del genere una suite da ufficio è quasi
    > anacronistica.
    >

    Si, forse hai ragione, ma ovunque ci saranno documenti da scrivere ci arà una suite da ufficio, anche solo per scrivere una relazione, una lettera, un avviso da appendere ecc ecc

    >
    > Mi è stato chiarito ampiamente... che il problema
    > è proprio questoA bocca aperta
    >
    >
    > Grazie per la risposta e che vi devo dire...
    > speriamo
    >A bocca aperta
    >
    >
    > > www.opensipa.it
    > visiteròSorride

    Speriamo si. Il sito che ti ho proposto è solo un ritrovo per i CED della PA, non scriviamo sempre perché è il forum la parte più attiva, se vuoi tenerti aggiornato su come si muove l'informatizzazione nella PA come linee del governo consulta l'Agid.

    Buona giornata
    non+autenticato
  • "I lati negativi dell'open source pr le aziende? Fra tutti, la difficoltà d'uso"

    Eh ?

    Ma quale sarebbe questa difficoltà ?A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Etype
    >
    > Ma quale sarebbe questa difficoltà ?A bocca aperta

    L'assenza del pulsante "Start" ...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alvaro Vitali
    > - Scritto da: Etype
    > >
    > > Ma quale sarebbe questa difficoltà ?A bocca aperta
    >
    > L'assenza del pulsante "Start" ...

    Invece c'e'
    Clicca per vedere le dimensioni originali
  • Gli impiegati del ministero non trovano l'icona di Word. Sono costretti a frequentare un corso di aggiornamento per riconoscere l'icona di LibreOffice, e capire che devono fare clic su quella. Son milioni!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Paolo T.
    > Gli impiegati del ministero non trovano l'icona
    > di Word.

    Ma il PC lo trovano già acceso la mattina ?A bocca aperta

    > Sono costretti a frequentare un corso di
    > aggiornamento per riconoscere l'icona di
    > LibreOffice

    aspide...

    > e capire che devono fare clic su
    > quella. Son
    > milioni!

    Un piccolo corso d'informatizzazione interno anzinché sperare di azzeccarci con il lancio dei dadi no ?
    non+autenticato
  • se non ti piace ribbon del nuovo office

    usa libreoffice che tiene il menu classico come lo aveva office 97
    non+autenticato
  • Non so come si sia arrivati alle ultime due righe di questo articolo.

    Lo studio dice che alla domanda "quale è la caratteristica più importante di una suite di collaborazione online?" la risposta è stata "la facilità d'uso".

    Non dice mai, in nessun punto, che le aziende non adottano open source perché è difficile da usare. Anzi, dice che chi ha adottato Zimbra ne è soddisfatto.

    Dice anche che l'open source viene adottato perché ritenuto generalmente più sicuro e con aggiornamenti più frequenti della controparte closed.

    Dice anche che il motivo principale per cui le aziende non passano all'open source è il lock-in di grosse aziende.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Shu

    > Dice anche che il motivo principale per cui le
    > aziende non passano all'open source è il lock-in
    > di grosse aziende.

    Per le grandi aziende c'è un altro motivo, forse ancora più grosso. Passare al software free (più generale che open source) fa perdere potere interno al reparto IT, perchè finsice per gestire molti meno soldi e aumenta un po' il lavoro. Un conto è essere un reparto che gestisce centinaia di migliaia di euro in licenze e assistenza fornita da terzi, un conto è non spenderli ma dover lavorare un po' di più per fornire in proprio assistenza.

    Per questo motivo non solo la naturale resistenza (non dai tecnici chiaramente) a passare a quel modello, ma addirittura il boicottaggio più o meno palese verso gli utenti che lo chiedono (provato sulla pelle).
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