Gabriele Niola

WebTheatre/ Webserie, palestra per la TV

di G. Niola - Come i corti per i lungometraggi, le webserie sono spesso la manifestazione dell'ambire a creare una serie televisiva. Spesso, di quel che viene caricato in Rete, restano solo le potenzialità

Roma - La tendenza è abbastanza chiara. Chi ha intenzione di fare un prodotto che somigli ai classici show televisivi, o alle gag da programma del pomeriggio, accorcia i tempi e moltiplica le puntate: 30-40 episodi che durino tra i 2 e i 3 minuti. Chi vuole aspirare alla serialità televisiva, e quindi flirtare con il cinema, allunga il minutaggio e diminuisce gli episodi: 4-5 puntate che durino anche 15-20 minuti.
Tutte le idee di una narrazione complicata e breve che animavano le webserie solo pochi anni fa lentamente stanno scomparendo di fronte all'esigenza di avere il piede in più staffe. Il contenuto breve se non è una gag comica non può trovare altre destinazioni che non siano internet, uno più lungo invece sì.

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Uno degli ultimi esempi è God particles, praticamente una miniserie (come sempre più spesso ne nascono anche nella serialità televisiva) in 4 puntate che mette insieme 4 personaggi (uno a puntata) all'insegna della (presunta) fine del mondo. L'acceleratore del CERN sta per essere attivato, si teme ingenuamente che questo possa portare alla fine dell'esistenza come la conosciamo e alcuni personaggi decidono che è venuto il momento di smettere di vivere come hanno fatto fino ad ora. God Particles dura in totale circa 50 minuti e, per quanto ordinario, è scritto bene fino alla fine.
È chiaro che la paura di un'apocalisse è solo un pretesto come un altro, un motivo per scatenare una presa di coscienza nei personaggi e che consenta, nei 10 minuti circa di ogni episodio, di spiegarne le implicazioni.

In una miniserie per la rete come God Particles (messa su Vimeo nell'account dell'autore Leland Montgomery, ma non a pagamento) i valori produttivi sono molto alti, la recitazione è di livello, come del resto la cura nella messa in scena: si tratta a tutti gli effetti di un progetto che non ha nulla di improvvisato e molto di professionale ma che tuttavia non nasce per uno sfruttamento commerciale. Appare più come una vetrina.
La dice lunga il fatto che per mettersi in mostra e farlo bene la scelta ricada su una versione "micro" di una serie televisiva, ovvero quel che una volta erano i cortometraggi rispetto ai film. Se in un'era pre-internet i corti erano la palestra per i film e i film erano il massimo cui un amante dell'audiovisivo potesse aspirare, ora in molti casi una webserie a durata limitata è spesso una palestra (o vuole proporsi come tale) per aspiranti autori di serie televisive.
Non si tratta di sminuire il senso o l'importanza di un mezzo come internet (rimane il fatto che riesce ad ospitare quello che altrove non ha casa o non c'è coraggio di pubblicare) ma di allargarne le potenzialità. La palestra per le serie televisive è solo un altro motivo per decidersi a girare e postare qualcosa online (una spinta che emerge mentre sempre di più mentre sembrano scemare le possibilità di guadagno online only), il punto è semmai notare come qualcosa che si credeva morto, cioè la logica della palestra che stava dietro i cortometraggi, quella per la quale esiste un mondo dei grandi caratterizzato dal business e uno dei ragazzi in cui si fa tutto quel che fanno i grandi ma in piccolo e "per finta" nel senso "senza un ritorno economico", continua a tornare.

God Particles, come già detto, è un buon prodotto ma probabilmente non avrà un seguito, non ci saranno altre puntate né i suoi autori lavoreranno a qualcosa di simile su Vimeo. Rimarrà, come moltissimi altri esempi simili, una goccia in un mare incapace di fare la differenza, creare una fruizione abituale o uno star system della rete, e buono solo per chi l'ha creato, uno showcase delle proprie potenzialità.

GOD PARTICLES - RUE


GOD PARTICLES - SAUL


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