Gaia Bottà

Marriott libera gli hotspot personali

La catena di alberghi smetterà di tarpare le connessioni di terze parti e non imporrà agli ospiti di pagare per accedere alla Rete. Ma non rinuncerà a studiare soluzioni alternative al jamming del segnale WiFi

Roma - Non imporrà più ai propri ospiti di fruire della soluzioni offerte a pagamento, non dispiegherà più le proprie soluzioni di jamming per impedire l'uso di hotspot personali per accedere a Internet attraverso servizi terzi: la catena di hotel Marriott International si è rassegnata alla connettività ubiqua.

Non è dato sapere se la retromarcia della catena dipenda dalla sanzione inflitta dalla Federal Communications Commission (FCC) statunitense per l'illegalità dei blocchi, che gli hotel amministravano nelle aree comuni in occasione di eventi e conferenze, o dalle pressioni esercitate dai colossi della tecnologia come Google e Microsoft, che si sono pronunciati per ribadire che il segnale WiFi opera nello spettro delle frequenze non sottoposte a licenza commerciale, e quindi si debba considerare libero nel pubblico interesse.

Semplicemente, Marriott annuncia di aver recepito le istanze dei propri clienti. Clienti evidentemente poco propensi ad approfittare delle soluzioni di connettività offerte a caro prezzo (tra i 250 e i 1.000 dollari a dispositivo) in occasione di conferenze e eventi ufficiali, proposte dagli hotel per garantire la massima sicurezza dei presenti e proteggerli dai malintenzionati che avrebbero potuto creare dei punti d'accesso pericolosi.
Marriott ha dunque interrotto le pratiche di jamming previste nelle sale dedicate alle conferenze e agli eventi, ma non rinuncerà a confrontarsi con la FCC e con gli operatori di settore per individuare "delle soluzioni appropriate che non prevedano il blocco dei dispositivi WiFi".

Gaia Bottà
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