Alfonso Maruccia

Cina, la Muraglia digitale contro le VPN

Nuovo attacco cinese contro i servizi VPN usati dai cittadini per accedere alla Internet non filtrata. Le autorità di Pechino confermano, ma è per garantire la sicurezza. Anche esaminare i gadget di Apple è questione di sicurezza

Roma - Tre diversi fornitori di servizi VPN (Virtual Private Network) hanno denunciato di essere vittime di un "attacco" proveniente dalla rete cinese, un tentativo (sin qui efficace) di bloccare l'utilizzo di proxy da parte dei netizen locali per accedere alla Internet mondiale che esiste oltre la Grande Muraglia digitale.

L'ostracismo di Pechino nei confronti delle reti VPN non è esattamente una novità, ma nel caso più recente i provider coinvolti (Astrill, Strong VPN e Golden Frog) parlano di un attacco molto più sofisticato di quelli subiti in passato. Astrill denuncia il blocco "quasi in tempo reale" dei protocolli di comunicazione adoperati dalla sua rete VPN.

Un'altra novità significativa è l'ammissione del blocco da parte delle autorità cinesi, con dichiarazioni che parlano di un "aggiornamento" alla Grande Muraglia digitale per garantire la "sovranità nel cyberspazio".
Quel che Pechino non è disposta ad ammettere è la responsabilità degli apparati governativi nei cyber-attacchi subiti dalle corporation occidentali - e nordamericane in particolare; ultimo caso quello del tentativo di abuso della webmail Outlook.com, con Microsoft che conferma l'origine cinese e i cinesi che rispondono con il solito tono offeso.

La Cina non si fida dei gadget occidentali e mette al bando i terminali mobile di Apple, ma Apple è disposta a più di un compromesso per il promettente mercato cinese e concede l'ispezione dei gadget alla caccia di eventuali backdoor. Backdoor e sistemi di tracciamento che ci sono e si attivano in maniera indipendente dalle azioni dell'utente, denuncia l'avvocato di Edward Snownden.

Alfonso Maruccia
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