Gaia Bottà

Yahoo e Mediaset, l'intermediario è passivo

La Corte d'Appello di Milano ribalta la sentenza di colpevolezza emessa nel 2011 ai danni del fu servizio di video sharing. Il fornitore di hosting è per natura un semplice intermediario: strattonato fra copyright e libertà di espressione, non può essere l'arbitro dei diritti in gioco

Yahoo e Mediaset, l'intermediario è passivoRoma - L'hosting provider non è per natura un soggetto attivo, non deve rispondere dei contenuti caricati dai propri utenti salvo che a seguito di segnalazioni circostanziate, né deve essere chiamato ad essere un soggetto attivo da qualsivoglia detentore dei diritti, che non può pretendere che la piattaforma filtri preventivamente i contenuti, ergendosi a giudicare il distillato delle libertà dei cittadini della Rete. Con queste motivazioni la Corte d'appello di Milano ha ribaltato la sentenza emessa nel 2011 dal Tribunale di Milano: RTI non aveva diritto di pretendere che Yahoo agisse per individuare e prevenire le violazioni commesse dagli utenti ai danni della controllata Mediaset e dei suoi programmi.

Il caso si era aperto nel mese di novembre del 2009: il Biscione, senza aver imboccato l'ordinaria procedura di segnalazione approfittando degli strumenti messi a disposizione dal portale di video sharing, lamentava la presenza sulla piattaforma di Sunnyvale di certi spezzoni di video, frammenti di trasmissioni quali Amici, Il Grande Fratello, Striscia La Notizia. Il gruppo esemplificava le proprie rimostranze con una manciata di URL di riferimento, che Yahoo aveva provveduto a rimuovere, affidandosi alla buona fede di Mediaset e senza attendere l'ordine dell'autorità giudiziaria, come invece la legge italiana prevede e come confermano altre decisioni in materia. Ma si trattava solo di esempi: RTI, in maniera del tutto simile a quanto richiesto nel caso appena precedente, sollevato nei confronti di YouTube, avrebbe voluto imporre a Yahoo la rimozione automatica di tutti i video di sua proprietà, e un controllo preventivo che ne impedisse l'ulteriore pubblicazione. In quel momento, spiega a Punto Informatico l'avvocato Marco Consonni dello studio Orsingher Ortu Avvocati Associati, che ha seguito il caso per Yahoo, si è aperto un confronto "volutamente spinto verso la questione di principio", con Mediaset che pretendeva dal servizio di sharing un controllo autonomo sui contenuti pubblicati e un'azione spontanea di rimozione delle violazioni, e Yahoo che ribadiva la necessità di agire secondo quanto prescritto dalla legge, per non assumersi la responsabilità di ergersi a giudice rispetto ai contenuti caricati da terzi. L'opposizione di Yahoo ha determinato che Mediaset fornisse un elenco dettagliato: ne è emerso un totale di 218 video, accompagnati da segnalazioni circostanziate. La giustizia italiana, che al momento si stava parallelamente confrontando sul contenzioso aperto da Mediaset contro YouTube e su quello che vedeva Mediaset opposta a Libero.it, nel 2011 aveva ritenuto Yahoo colpevole delle violazioni ai danni di Mediaset: il portale, che nel frattempo aveva provveduto alla rimozione degli URL segnalati, avrebbe dovuto inibirne l'ulteriore diffusione, stabiliva il Tribunale di Milano.

Yahoo era stata ritenuta colpevole di aver temporeggiato, e dunque responsabile della violazioni, in quanto "hosting provider "attivo"": questa figura, che secondo il Tribunale si è configurata nel corso degli anni con l'affermarsi delle piattaforme dedicate alla condivisione dei contenuti, non sarebbe protetta dalle previsioni relative alla non responsabilità degli intermediari contenute nella direttiva europea sul commercio elettronico (2000/31/CE), recepite in Italia con il decreto legislativo 70/2003 e in particolare con l'articolo 16. "Attivo", secondo il Tribunale di Milano, sarebbe stato il fornitore di servizi che prevedesse uno strumento di segnalazione per gli abusi, che denoterebbe una assunzione di responsabilità rispetto al controllo dei contenuti e non una mano tesa nei confronti dei detentori dei diritti, e che in qualche modo si investisse di un ruolo editoriale organizzando i propri contenuti per metterli a disposizione degli utenti e trarne maggiori vantaggi in termini economici.
Sunnyvale aveva deciso di combattere, ricorrendo in appello e chiedendo l'annullamento della sentenza. Mediaset, dal canto suo, aveva rilanciato: chiedeva al Tribunale di Appello di "vietare il proseguimento delle violazioni dei diritti esclusivi di RTI commesse in qualsiasi forma e con qualunque mezzo" da parte di Yahoo, pretendeva cioè che Sunnyvale, autonomamente e senza segnalazioni circostanziate, soffocasse e prevenisse la violazione dei diritti detentuti da RTI sui marchi e sugli stralci delle trasmissioni segnalate in precedenza e di nuove trasmissioni. Una perizia, da elaborare con la collaborazione di Yahoo, avrebbe altresì dovuto mappare tutti i contenuti Mediaset sulla piattaforma, misurare le fruizioni da parte degli utenti senza escludere commenti ai video e link che puntassero verso i contenuti incriminati, nonché tracciare i contorni del giro d'affari pubblicitario con cui Yahoo avrebbe tratto vantaggio dai caricamenti illegali. Mediaset, per una mole di contenuti tutto sommato limitata rispetto a quelle oggetto di contenziosi aperti all'estero, si riteneva in diritto di ricevere danni per 100 milioni di euro, da sommare a 50 milioni per ogni anno di durata del processo, e chiedeva che Yahoo procedesse alle rimozioni sotto la minaccia di ulteriori danni pari a 10mila euro per ogni altro minuto di caricamenti illeciti e 10mila euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione delle rimozioni.
Il processo di appello si è aperto nel 2014, le due parti hanno depositato le proprie richieste appena pochi giorni prima che il Tribunale di Roma si pronunciasse nel caso parallelo in corso contro YouTube, e disponesse la verifica sulle segnalazioni di Mediaset, che avrebbe dovuto richiedere le rimozioni in maniera circostanziata, segnalando gli URL corrispondenti ai contenuti caricati in violazione del diritto d'autore, limitando così al minimo l'intervento dell'intermediario e la sua responsabilità.

La sentenza pronunciata ora dalla Corte d'Appello di Milano è certo meno sorprendente di quella pronunciata in primo grado: puntellando le proprie argomentazioni con le conclusioni della Corte di Giustizia dell'Unione Europea quali quelle relative al caso SABAM-Scarlet, quelle relative al caso SABAM-Netlog e quelle relative al caso Telekebel, il giudice d'appello riconduce la questione nell'alveo del quadro normativo europeo e italiano, sgombrando il campo dalle interpretazioni in cui si era prodotto il Tribunale di Milano nel 2011. Yahoo è un semplice intermediario: non era tenuto ad individuare autonomamente contenuti in violazione dei diritti di Mediaset, né avrebbe dovuto approntare un sistema di filtri che prevenisse le successive violazioni.

Yahoo, chiarisce la corte di appello, si configura come un ordinario hosting provider, così come è definito dalla Direttiva Europea sul commercio elettronico: si sarebbe macchiato di una colpa solo nel momento in cui si fosse reso partecipe del caricamento dei contenuti in violazione del diritto d'autore o qualora, pur informato in maniera circostanziata di una violazione o dal detentore dei diritti o dall'autorità, non avesse tempestivamente provveduto a rimuovere il contenuto in oggetto. Nessuna mutazione genetica e nessuna evoluzione del contesto tecnologico hanno configurato il ruolo di "hosting provider attivo": la corte d'appello, chiarisce a PI l'avvocato Consonni, ritiene che il Tribunale di primo grado si sia inadeguatamente appigliato ad alcune pronunce giurisprudenziali di matrice nazionale, per dare origine a una definizione "sicuramente fuorviante e sicuramente da evitare concettualmente in quanto mal si addice ai servizi di "ospitalità in rete" in cui il prestatore non interviene in alcun modo sul contenuto caricato dagli utenti, limitandosi semmai a sfruttarne commercialmente la presenza sul sito".

Yahoo non ha l'obbligo di intervenire sui contenuti caricati dagli utenti se non a posteriori, a seguito di segnalazioni circostanziate quali una diffida da parte del detentore dei diritti o, come previsto esplicitamente nello specifico del quadro normativo italiano, a seguito di una ingiunzione da parte di una autorità giurisdizionale o amministrativa che abbia accertato la violazione. Questo obbligo a carico del fornitore di servizi, specifica poi il Tribunale, si origina non sulla base di una sua compartecipazione nella violazione, ma poiché il fornitore di hosting rappresenta accidentalmente il soggetto più adatto ad intervenire efficacemente, nel rispetto della sua libertà di impresa e nel rispetto dei diritti dei cittadini della Rete, come stabilito nella direttiva 2001/29/CE e ribadito dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea in occasione della decisione sul caso Telekabel. L'intermediario non deve dunque assumersi la responsabilità di selezionare autonomamente e rimuovere contenuti caricati dagli utenti a seguito di una generica segnalazione come quelle di Mediaset, non è tenuto, chiosa l'avvocato Consonni, ad agire nel nome del rispetto del diritto d'autore rischiando al contempo di ritrovarsi responsabile della violazione del fondamentale diritto del cittadino ad esprimersi.

Lo stesso discorso vale per la prevenzione delle violazioni: Mediaset non può pretendere che si appronti un sistema di filtri che agiscano preventivamente. I filtri, spiega la Corte d'Appello, oltre ad essere verosimilmente aggirabili e non efficaci al cento per cento nel porre fine alle violazioni, rischiano di esporre l'intermediario al rischio di ledere il diritto alla privacy dell'individuo, implicando "un'analisi sistematica dei contenuti, nonché la raccolta e l'identificazione degli indirizzi IP degli utenti all'origine dell'invio dei contenuti illeciti" e rischiano di operare su falsi positivi che potrebbero "produrre il risultato di bloccare comunicazioni aventi un contenuto lecito". Non può esistere un obbligo di sorveglianza in capo agli intermediari, spiega la Corte di Appello, e per quanto importante sia tutelare la proprietà intellettuale, è necessario che questa tutela si contemperi con gli altri diritti in gioco. Con quelli del fornitore di servizi, che dovrebbe sottoporsi a un dispendio di risorse potenzialmente capace di limitare la sua libertà d'impresa, e con quelli dei netizen, che hanno diritto ad esprimersi liberamente e ad informarsi in Rete. "Ove infatti si volesse imporre un sistema di controllo e di filtraggio preventivo nei servizi di hosting provider - si spiega nella sentenza - ne verrebbe pregiudicato il ruolo di Internet quale libero spazio di comunicazione e d'informazione per terzi fruitori che si basa essenzialmente sull'adozione di sistemi automatici di caricamento, non preventivamente filtrabili o controllabili, proprio a tutela del principio di libertà di espressione e di circolazione dei servizi che la direttiva europea sul commercio telematico intende tutelare nel campo della trasmissione di dati ed informazioni via internet, da considerarsi come il più aperto spazio, senza frontiere interne, per i servizi della società dell'informazione sino ad oggi concepito".

Yahoo, dunque, ha ottenuto la propria vittoria: "La sentenza definisce positivamente un contenzioso che è stato negli ultimi anni uno dei più rilevanti nel gruppo Yahoo! a livello internazionale sia per le elevatissime richieste risarcitorie formulate nei nostri confronti, danni quantificati in oltre 200 milioni, sia per la questione sollevata che impattava direttamente sulla nostra struttura operative e sulle modalità di offerta dei nostri servizi - spiega Federica Celoria, General Counsel di Yahoo! Italia - Per un gruppo come il nostro con attività pan-europee l'Italia rappresentava un anomalia e non vi era più chiarezza su come ci si dovesse comportare". La sentenza in primo grado del Tribunale di Milano, conferma l'avvocato Consonni, confliggeva infatti con altre decisioni emesse dalla giustizia italiana, e dallo stesso Tribunale di Milano, rispetto a casi analoghi, che coinvolgevano analoghe piattaforme dedicate a contenuti caricati dagli utenti, sempre ritenute hosting provider "puri" ai sensi del quadro normativo italiano e europeo.

Ma la vittoria è soprattutto a favore dei cittadini e dei loro diritti: in Italia sono tuttora in corso diversi contenziosi che ricalcano quello sollevato contro Yahoo, nei quali l'accusa avanza generiche pretese di rimozione e l'introduzione di filtri che le sappiano prevenire. C'è il caso Delta TV-YouTube, che potrebbe risolversi nell'adesione della piccola emittente televisiva al programma Content ID offerto da Google, c'è il più roboante caso RTI-YouTube, che si è dipanato in parallelo al caso Yahoo presso il Tribunale di Roma: sgombrato il campo dalle italiche ambizioni di ridefinire i ruoli degli operatori della Rete, rifocalizzata l'attenzione sul delicato bilanciamento dei diritti in gioco, si attendono i pronunciamenti della Giustizia.


Gaia Bottà
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42 Commenti alla Notizia Yahoo e Mediaset, l'intermediario è passivo
Ordina
  • E' sempre bello vedere il burattinaio perdere. Soprattutto quando si parla di cause da lui cominciate verso colossi che dimostrano che mediaset al di fuori dei confini italiani è NESSUNO. Ma si sà, la megalomania, porta a pensare di essere il re del mondo. Vai silvio pagaA bocca aperta
  • io godo ogni volta che perde .. è favolosoSorride

    - Scritto da: oltrelamente
    > E' sempre bello vedere il burattinaio perdere.
    > Soprattutto quando si parla di cause da lui
    > cominciate verso colossi che dimostrano che
    > mediaset al di fuori dei confini italiani è
    > NESSUNO. Ma si sà, la megalomania, porta a
    > pensare di essere il re del mondo. Vai silvio
    > paga
    >A bocca aperta
  • Se l'intermediario è passivo, mi aspetto quanto prima la riapertura di The Pirate Bay .. no ?
    non+autenticato
  • > Se l'intermediario è passivo, mi aspetto quanto
    > prima la riapertura di The Pirate Bay .. no
    > ?

    Non ha mai chiuso.Deluso
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Se l'intermediario è passivo, mi aspetto
    > quanto
    > > prima la riapertura di The Pirate Bay .. no
    > > ?
    >
    > Non ha mai chiuso.Deluso

    Il sito è sparito, sulla home page hostata da un'altra parte c'è scritto "torneremo", i nodi TOR relativi sono spariti, e cercare di argomentare su PI è diventato estremamente difficile.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Luppolo
    > - Scritto da: Leguleio
    > > > Se l'intermediario è passivo, mi aspetto
    > > quanto
    > > > prima la riapertura di The Pirate Bay .. no
    > > > ?
    > >
    > > Non ha mai chiuso.Deluso
    >
    > Il sito è sparito, sulla home page hostata da
    > un'altra parte c'è scritto "torneremo",

    Sarà la prima volta, vero?!?
    Normale amministrazione per loro. Io tendo a pensare che torneranno, se hanno trovato un sito che li ospita.
  • > Sarà la prima volta, vero?!?
    > Normale amministrazione per loro. Io tendo a
    > pensare che torneranno, se hanno trovato un sito
    > che li
    > ospita.

    Non è la prima volta però questo è un altro discorso.

    Siamo di fronte a due soggetti uno che FA Hosting di contenuti sotto copyright e l'altro che NON FA hosting di contenuti sotto copyright.

    Il primo è considerato soggetto passivo, il secondo viene perseguito penalmente con sequestro dei server.

    Dove è la ratio legis in tutto questo ?
    non+autenticato
  • > > Sarà la prima volta, vero?!?
    > > Normale amministrazione per loro. Io tendo a
    > > pensare che torneranno, se hanno trovato un sito
    > > che li
    > > ospita.
    >
    > Non è la prima volta però questo è un altro
    > discorso.

    Il sito ThePirateBay è un caso un po' particolare, perché non solo i suoi primi gestori erano anche leader di un movimento politico, e sono stati in seguito tutti arrestati e condannati, ma è il sito più oscurato nella storia di internet, una decina di provvedimenti giudiziari da altrettanti Stati. Quindi la circostanza che abbiano problemi temporanei non è una cosa che fa notizia in sé, oramai. Farebbe notizia che nessuna autorità cercasse di fermarli.



    > Siamo di fronte a due soggetti uno che FA Hosting
    > di contenuti sotto copyright e l'altro che NON FA
    > hosting di contenuti sotto copyright.

    Allora, l'hosting di servizi come Yahoo! video, Youtube, Vimeo eccetera, è un po' particolare. Basti pensare che tutto ciò che è caricato è visibile e tutto ciò che non si vuole sia visibile nemmeno si può scaricare/copiare, a meno di essere iscritto nella cerchia di amici del gestore del canale (e c'è un massimo di amici). Esistono eccezioni per ognuna di queste piattaforme, ma la tendenza è quella.
    Yahoo! e gli altri non si sono mai messi nella posizione di sfida rispetto ai detentori di diritti, hanno sempre cercato una collaborazione nei limiti del loro ruolo: "diteci quali e quanti video violano i vostri diritti d'autore, e provvederemo". Le politiche esatte di yahoo! non le conosco: youtube alla terza violazione ti butta fuori, non ci sono santi che tengano.Deluso
    I siti come ThePirateBay (che in realtà fanno hosting solo dei link) non si sognano nemmeno di rimuovere su richiesta dei legittimi detentori. E anche così, come si può far saltare l'account di chi carica i file su The Pirate Bay?Occhiolino
    Altri servizi simili, si dice, li rimuovevano ma rimaneva un link mirror tale e quale, poi questi servizi hanno chiuso.
    Si tratta insomma di due modi di fruizione e di gestione troppo diversi per essere confrontati.


    > Il primo è considerato soggetto passivo, il
    > secondo viene perseguito penalmente con sequestro
    > dei
    > server.

    C'è anche una ulteriore differenza: nel secondo gli imputati non si difendono su basi giuridiche in tribunale, e poi scappano all'estero:

    http://punto-informatico.it/3595542/PI/News/cambog...

    Non credere che certi atteggiamenti non abbiano conseguenze sulla giuria: ne hanno eccome.


    > Dove è la ratio legis in tutto questo ?

    Che parole impegnative, "ratio legis". Si può enunciare, non è un problema, ma nella fattispecie si capisce molto meglio con parole comuni: uno fa le pentole e anche i coperchi, e l'altro no, e anzi, si vanta pure che sono pentole scoperchiate.
  • In quel caso no, in quanto non collaborano e non tolgono il materiale nemmeno in caso di ingiunzione.
    Il discorso pero' sarebbe applicabile ai cyberlocker, tipo rapidgator e simili bloccati in quanto mettono a disposizione gli strumenti per la rimozione del materiale e quindi sono disposti a collaborare.
    Sapendo pero' hanno messo su l'assurdo regolamento agcom che li puo' bloccare a prescindere.
    non+autenticato
  • - Scritto da: fred

    > Sapendo pero' hanno messo su l'assurdo
    > regolamento agcom che li puo' bloccare a
    > prescindere.


    in teoria no, perchè AGCOM è tenuto a contattare il gestore, a chiedere la rimozione dei contenuti specifici, a verificare successivamente, e in caso positivo, chiudere il procedimento.

    Peccato che questo iter lo faccia solo per i siti 'amici' (giornali, ....) negli altri casi contatta inidirizzi email inesistenti in modo da procurarsi una 'non risposta' e poter procedere...

    La prova la trovi nei procedimneti che pubblicano, basta leggerli per capire.

    Sensa contare che dai tempi del raid di megaupload, tutti i cyberlocker cancellano su segnalazione senza neppure verificare.
    La prova? Carica un file su un cyberlocker qualunque e segnalalo, vedrai che sparirà.
    non+autenticato
  • > in teoria no, perchè AGCOM è tenuto a contattare
    > il gestore, a chiedere la rimozione dei contenuti
    > specifici, a verificare successivamente, e in
    > caso positivo, chiudere il
    > procedimento.
    >
    > Peccato che questo iter lo faccia solo per i siti
    > 'amici' (giornali, ....)

    Lo fanno con tutti. Se hai prove di negligenza in questo senso, non parlare per allusioni. Porta le prove ai carabinieri, o in procura.


    > negli altri casi
    > contatta inidirizzi email inesistenti in modo da
    > procurarsi una 'non risposta' e poter
    > procedere...

    Contattano le e-mail recuperabili grazie al whois. Sicuramente non fanno un'indagine conoscitiva per vedere se sono ancora in uso oppure se sono stati chiusi, a un certo punto affari del gestore, è nel suo interesse avere una e-mail unica.

    Dai all'Italia una rilevanza che non ha, e non ha mai avuto, nel panorama di internet. Se un'agenzia indipendente scrive ad un servere italiano dicendo che quel contenuto viola il diritto d'autore del Bhutan, credi che il gestore italiano si preoccupi se verrà oscurato in Bhutan?
    Ecco: uguale. A volte non è nemmeno questione di e-mail sbagliata, è che fuori dall'Italia queste comunicazioni non se le fila nessuno.
  • - Scritto da: Leguleio

    > > Peccato che questo iter lo faccia solo per i
    > siti
    > > 'amici' (giornali, ....)
    >
    > Lo fanno con tutti.

    no, l'iter di non sbagliare l'email della comunicaziobe lo fanno solo con i siti tipo i giornali italiani.

    La prova, ripeto, è nei documenti che loro stessi pubblicano.
    Leggiteli, io l'ho fatto e non ho certo voglia di stare qui ad indicare punto per punto.
    Se mi paghi 300 euro però sono anche disposto a farlo.
    non+autenticato
  • > La prova, ripeto, è nei documenti che loro stessi
    > pubblicano.
    > Leggiteli, io l'ho fatto e non ho certo voglia di
    > stare qui ad indicare punto per
    > punto.
    > Se mi paghi 300 euro però sono anche disposto a
    > farlo.

    Trovi persone che pagano anche 10 000 euro per le tue inoppugnabili informazioni.
    Uno che si firma ... ha sempre ragione.A bocca aperta
  • Come ricorda il sommario dell'articolo, Yahoo Video non esiste più.
  • Caspita che notizia!
    non+autenticato
  • > Caspita che notizia!

    Tu pensa all'amministratore delegato Marissa Mayer, e io penso alle mie notizie:

    Clicca per vedere le dimensioni originali
  • Beato te tra le donne di internet!A bocca aperta
    non+autenticato
  • E se non pensassi ne alle tue (sic.) notizione (già riportata in articolo) ne alla meyer di cui non frega nulla a nessuno?
    non+autenticato
  • > E se non pensassi ne alle tue (sic.)
    >
    notizione (già riportata in articolo)
    > ne alla meyer di cui non frega nulla a
    > nessuno?

    Mayer. Melissa Mayer.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Come ricorda il sommario dell'articolo, Yahoo
    > Video non esiste
    > più.

    come ricorda il titolo, Yahoo e Mediaset, l'intermediario è passivo
    come ricorda il sommario, La Corte d'Appello di Milano ribalta la sentenza di colpevolezza emessa nel 2011 ai danni del fu servizio di video sharing. Il fornitore di hosting è per natura un semplice intermediario: strattonato fra copyright e libertà di espressione, non può essere l'arbitro dei diritti in gioco
    come ricorda l'articolo, L'hosting provider non è per natura un soggetto attivo, non deve rispondere dei contenuti caricati dai propri utenti salvo che a seguito di segnalazioni circostanziate, né deve essere chiamato ad essere un soggetto attivo da qualsivoglia detentore dei diritti, che non può pretendere che la piattaforma filtri preventivamente i contenuti, ergendosi a giudicare il distillato delle libertà dei cittadini della Rete. Con queste motivazioni la Corte d'appello di Milano ha ribaltato la sentenza emessa nel 2011 dal Tribunale di Milano: RTI non aveva diritto di pretendere che Yahoo agisse per individuare e prevenire le violazioni commesse dagli utenti ai danni della controllata Mediaset e
    dei suoi programmi ....

    Oh che bello fare messaggi sui ricordi!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > Come ricorda il sommario dell'articolo, Yahoo
    > Video non esiste più.

    Già, ma Youtube è ancora in ballo per lo stesso motivo. Bello, sull'articolo di Repubblica, il racconto del precedente spagnolo con Telecinco:
    "Una mossa che ricacalcava quella dei giudici spagnoli della Corte d'Appello di Madrid che avevano già confermato la sentenza con la quale, nel 2008 il Tribunale aveva integralmente respinto le domande proposte da Telecinco nei confronti di YouTube nell'ambito di una vicenda gemella. Il tribunale ha quindi ribadito che per arrivare alla rimozione dei video non sono sufficienti le diffide con le quali Mediaset chiedeva alla piattaforma - in questo caso Yahoo! - di cancellare i video dei suoi programmi. Anche perché la risposta di Yahoo! era sempre "bene, ditemi dove sono", mentre Mediaset replicava: "Non è compito nostro, tocca a voi scovarli e cancellarli". "

    Fenomeni...
  • Finalmente una sentenza illuminante che stabilisce una volta per tutte la totale estraneita' del provider e dei gestori di hosting.

    La responsabilita' QUALORA CI FOSSE e' solo dell'utente, il quale, e' bene ricordarlo, gode comunque dell'insindacabile diritto di presunzione di innocnza fino a sentenza contraria di terzo grado.

    E' ora di finirla con questo far west e con la legge del piu' forte.

    C'e' uno stato di diritto e va rispettato.
  • - Scritto da: panda rossa
    > Finalmente una sentenza illuminante che
    > stabilisce una volta per tutte la totale
    > estraneita' del provider e dei gestori di
    > hosting.
    >
    > La responsabilita' QUALORA CI FOSSE e' solo
    > dell'utente, il quale, e' bene ricordarlo, gode
    > comunque dell'insindacabile diritto di
    > presunzione di innocnza fino a sentenza contraria
    > di terzo
    > grado.
    >
    > E' ora di finirla con questo far west e con la
    > legge del piu'
    > forte.
    >
    > C'e' uno stato di diritto e va rispettato.

    Altrimenti? Arrabbiato
    non+autenticato
  • Altrimenti?

    Altrimenti vieni perseguito in funzione del reato che commetti.

    Ma che senso ha rispondere con altrimenti?

    Puoi fare in paio con quelli che rispondono con e quindi? quando non hanno argomenti da controbattere.
  • - Scritto da: rockroll
    > Altrimenti?
    >
    > Altrimenti vieni perseguito in funzione del reato
    > che
    > commetti.

    Errore. Il diritto d'autore non deve sottostare alla legge. La legge deve sottostare al diritto d'autore.

    Parola di SIAE
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > Finalmente una sentenza illuminante che
    > stabilisce una volta per tutte la totale
    > estraneita' del provider e dei gestori di
    > hosting.
    >
    > La responsabilita' QUALORA CI FOSSE e' solo
    > dell'utente, il quale, e' bene ricordarlo, gode
    > comunque dell'insindacabile diritto di
    > presunzione di innocnza fino a sentenza contraria
    > di terzo
    > grado.
    >
    > E' ora di finirla con questo far west e con la
    > legge del piu'
    > forte.
    >
    > C'e' uno stato di diritto e va rispettato.


    sul tavolo del Consiglio Superiore Della Magistratura e' gia pronta la pratica per il suo trasferimento in una isola a sud della sicilia.
    non+autenticato
  • Che è un posto così "sfigato" che la gente ci va in vacanza.
    non+autenticato
  • - Scritto da: yahoo
    > Che è un posto così "sfigato" che la gente ci va
    > in vacanza.

    non quando il tuo ufficio e' in una miniera abbandonata a 150 m sottoterra, un cubicolo 2x2.5x3 raggiungibile solo da una scala a pioli... e il bagno e' in superficie Sorride
    non+autenticato
  • allora può essere pure a milano o bergamo si risparmia sul viaggio
    A bocca aperta
    non+autenticato
  • > sul tavolo del Consiglio Superiore Della
    > Magistratura e' gia pronta la pratica per il suo
    > trasferimento in una isola a sud della
    > sicilia.

    Errore commesso da Panda Rossa e perpetuato da te: non è un magistrato, sono tre. Si chiama corte per questo.
    Quindi: il loro trasferimento.
  • è ovvio che questa è la cosa più importante di tutta la faccenda no?
    Rotola dal ridereRotola dal ridere
    non+autenticato