Claudio Tamburrino

Turchia, poteri di censura istantanea

Il governo turco si dota di nuovi strumenti per controllare i contenuti online: ottiene ora di disporre il blocco di un sito che i fornitori di servizi metteranno in atto entro 4 ore. Il giudice viene dopo

Roma - La Turchia ha approvato una nuova normativa che permetterà al Governo di chiudere un sito Internet in appena 4 ore: con il potere giudiziario autorizzato ad intervenire solo ex post.

Si tratta solo dell'ultimo intervento delle autorità turche per tentare di estendere il proprio controllo sulla Rete e sulla comunicazione: da ultimo nel paese è stata sollevata la possibilità di bloccare Minecraft per supposta propaganda violenta, ma già prima il governo era intervenuto contro i social network e i contenuti sgraditi veicolati sulle dolo piattaforme e bloccando l'accesso ai siti che pubblicavano le copertine del nuovo numero di Charlie Hebdo, con una raffigurazione del profeta Maometto.

Proprio l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo e la propaganda aggressiva e terrificante del gruppo jihadista ISIS, d'altra parte, è la scintilla che ha permesso anche alle autorità di altri paesi di intervenire per contrastare la diffusione online di contenuti violenti nel nome della lotta al terrorismo: in Francia - per esempio - è stata approvata la legge che permette il blocco (tramite DNS) di determinati siti senza bisogno dell'intervento di un giudice.
La Turchia ha dunque approvato 13 nuovi articoli alla sua già corposa normativa in materia, ed in particolare attraverso uno di questi viene riconosciuto ai ministri il potere di richiedere la rimozione o il blocco dell'accesso a contenuti "per difendere il diritto alla vita, la sicurezza della proprietà, la sicurezza nazionale e l'ordine o la salute pubblica".

Secondo la nuova legge i fornitori di servizi online devono affrettarsi in quanto a tale richiesta deve essere dato seguito entro un massimo di quattro ore: solo successivamente al blocco la decisione viene messa al vaglio di un giudice che ha 48 ore, eventualmente, per contestarla.

Claudio Tamburrino
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