Gaia Bottà

Cisco e il depistaggio della NSA

L'azienda statunitense risponde al tecnocontrollo con una tattica vecchio stile: per scongiurare l'intercettazione degli apparecchi di rete nel corso della spedizione, Cisco indirizza i pacchi a falsi destinatari

Roma - Nel tentativo di sfuggire all'intrusione degli agenti dello spionaggio statunitense, per offire ai propri clienti delle apparecchiature vergini, scevre da hardware e software inoculati dagli agenti del tecnocontrollo, Cisco ha rivelato di fare uso di tecniche affatto sofisticate: la spedizione a indirizzi diversi da quello del destinatario che possa essere oggetto di attenzione da parte delle autorità.

Era il 2013 quando le rivelazioni di Edward Snowden facevano luce sulla attività della divisione di NSA Tailored Access Operations (TAO): i documenti mostravano come NSA fosse solita intercettare pacchi contenenti materiale tecnologico destinato ad obiettivi sensibili o sospetti, materiale da equipaggiare con gli opportuni stumenti hardware e software destinati alla sorveglianza, prima della consegna al legittimo acquirente.

Le autorità, si spiegava nei documenti del Datagate, ritenevano questa soluzione una delle più efficaci al fine di ottenere l'accesso alle reti di tutto il mondo. Cisco, che ha sempre negato ogni coinvolgimento con NSA e che ha condotto un'indagine per fare luce sulle intrusioni, ha scelto di difendersi dalle pratiche di intercettazione analogiche dell'agenzia statunitense con una tattica altrettanto low tech: la spedizioni a indirizzi fittizi.
"Spediamo i pacchi ad un indirizzo che non ha nulla a che vedere con quello del cliente - ha rivelato John Stewart, a capo della divisione dedicata alla sicurezza dell'azienda statunitense - così che non si possano avere indizi riguardo al destinatario ultimo".
Non è chiaro come il sistema logistico di Cisco operi per far giungere la spedizione al reale acquirente, non è chiaro come Cisco possa proteggere da occhi indiscreti il reale tracciato delle proprie spedizioni una volta affidate al corriere, ed è lecito dubitare che questa pratica sia da considerarsi legale ai sensi della legge statunitense. Cisco, in ogni caso, ritiene che la soluzione rappresenti un semplice tentativo di limitare i danni e di complicare il lavoro della sorveglianza: se è probabile che un cittadino sospetto o un'azienda che gestisca un importante snodo della Rete siano monitorati al punto da non poter nascondere alcunché, spiega Stewart, "nel momento in cui un'agenzia di intelligence non sa dove quel particolare apparecchio sia destinato, avrà la necessità di monitorarli tutti".

Gaia Bottà
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