Gaia Bottà

Flickr, libertà e pubblico dominio

La piattaforma dedicata alla condivisione fotografica apre a nuove licenze: gli autori possono rinunciare a tutti i loro diritti con Creative Commons Zero, le foto in pubblico dominio sono classificate come tali

Roma - Per garantire ai propri utenti ancora più libertà, per consentire loro di svincolare le opere condivise da qualsiasi tipo di diritto e per consentire loro di attribuire l'etichetta che spetta ai contenuti il cui copyright è esaurito, Flickr ha scelto di includere nella gamma delle proprie licenze Creative Commons Zero e il pubblico domino.

Fra le prime piattaforme ad integrare il sistema di licenze libere di Cretive Commons, ospite di un patrimonio di immagini condivise al fine di essere condivise, Flickr ha sopperito alla propria mancanza a ridosso della pubblicazione del ricco archivio fotografico di SpaceX. Il CEO Elon Musk aveva riferito di aver rilasciato le immagini su Flickr in pubblico dominio, ma l'opzione più permissiva sulla piattaforma restava la Licenza Creative Commons che prevede la sola attribuzione (CC-BY): il pubblico dominio non era una possibilità contemplata. Fino ad ora.

"Molti membri della nostra community vogliono poter caricare immagini che non siano più protette da copyright e classificarle correttamente come in pubblico dominio - spiega Flickr - o vogliono rinunciare a tutti i loro diritti d'autore con la licenza CC0", che da anni permette di privarsi di qualsiasi diritto sul frutto del proprio lavoro: la piattaforma di condivisione fotografica li ha ora accontentati, introducendo queste due opzioni e superando le resistenze che risiedevano nella loro non revocabilità (oggettiva nel caso del pubblico dominio, di fatto nel caso di CC).
Pubblico dominio e CC0, interviene Creative Commons a supporto del post di Flickr, differiscono nelle motivazioni ma non nelle potenzialità che pressuppongono per l'opera a cui sono attribuite: se entrambe classificano l'opera come riutilizzabile senza alcun vincolo, l'una è frutto dell'esaurimento automatico dei diritti, l'altra è frutto della libera scelta del creatore.

Gaia Bottà
Notizie collegate