Contrappunti/ La forza nella Rete

di Massimo Mantellini - Il peso elettorale dimostrato dalla più grande campagna politica mai condotta online si è rivelato del tutto insufficiente al suo obiettivo. Chi parla di democrazia elettronica?

Contrappunti/ La forza nella ReteRoma - Dagli USA arriva una lezioncina che farà piacere ai tanti che continuano a sostenere che Internet non cambierà il mondo. Si tratta del fantasmagorico fallimento della campagna per le presidenziali americane del candidato democratico Howard Dean. Dean, nei mesi appena trascorsi è stato il protagonista della più ampia e raccontata cyber campagna elettorale che il mondo abbia fino ad oggi conosciuto. Un intreccio rumoroso di siti web, messaggi di posta elettronica e blog ha spinto la candidatura di Dean talmente in alto che qualcuno fra i suoi tanti sostenitori ormai considerava come una formalità lo scontro delle primarie. Dean, forte di un consenso su internet fortissimo e diffuso, era, nella mente di molti, il candidato ideale per sostituire George Bush alla presidenza americana, con buona pace degli altri possibili candidati del suo partito. Nel giro di pochissimo tempo, per dare una idea della vastità del fenomeno, il comitato elettorale di Howard Dean ha raccolto, attraverso piccole sottoscrizioni online, qualcosa come 40 milioni di dollari.

Dopo il tonfo di Dean nel cosiddetto super martedì, che ha visto John Kerry far man bassa di voti e candidarsi alla nomination di sfidante ufficiale di George Bush, oggi in USA è tempo di analisi sociologiche su quale sia effettivamente la capacità della rete internet di coagulare il consenso e di diffondere il messaggio politico. L'idea facile che scaturisce dalla lezione odierna è quella secondo la quale Internet è una cosa, il mondo reale un'altra. Tutto fin troppo facile. Per settimane i commentatori hanno suonato la fanfara della potente macchina mediatica di Dean, che per la prima volta vedeva come fulcro della propria attività propagandistica la mobilitazione telematica (anche se in realtà gran parte dei 40 milioni di dollari raccolti sono stati spesi in spot televisivi); oggi, a disastro avvenuto, i professionisti del senno di poi ci illustrano come Internet, anche nel paese nel quale viene più intensamente utilizzata, sia ancora un media piccolo, autoreferenziale, incapace di smuovere le masse.

Come scrive giustamente Bernardo Parrella, in un commento alle primarie americane: "Sembrano insomma aver ragione i non pochi critici che fin dall'inizio avevano definito il tutto nient'altro che una 'cybercampagnà, e quanti la portavano avanti non si rendevano conto che la gente vive nel mondo analogico".
E tuttavia questa distinzione fra mondo analogico e digitale, dipinti come universi sostanzialmente non comunicanti, suona in qualche maniera artificiosa. Certamente esiste una necessità alla comprensione del peso specifico di ciascun media che si decide di utilizzare (necessità che, come afferma Parrella, forse nel caso di Dean è mancata) ma nello stesso tempo la attitudine al nuovo di chi utilizza internet per ragioni di propaganda politica è del tutto evidente.

E' a questo proposito molto interessante l'esperimento in corso a Bologna dove Sergio Cofferati, candidato per il centro sinistra alla poltrona di sindaco nelle elezioni che si terranno fra qualche mese, ha da qualche settimana aperto un weblog nel quale appunta pensieri ed impressioni raccolti durante la sua campagna elettorale.

Si tratta certamente di una piccola cosa sia in termini di audience sia in termini di dispiego tecnico (il blog è gestito a livello amatoriale da un gruppo di studenti di scienze delle comunicazioni dell'università) ma in una Italia nella quale la stragrande maggioranza dei politici non è in alcuna maniera raggiungibile in prima persona presso gli indirizzi di posta elettronica che diffonde o sulle pagine web dei propri siti internet, il blog di Cofferati indica per lo meno un percorso, mediato da internet, di riduzione della distanza fra candidato ed elettore. Un desiderio di confronto che, una volta applicato alla legge crudele della comunicazione elettronica nella quale ogni ciarlataneria e disinteresse si rende immediatamente evidente, sta a significare una attenzione al confronto non comune.

Siamo a mille miglia dai sogni di democrazia elettronica in rete che in tanti teorizzavano come imminenti sul finire degli anni novanta, ma non è nemmeno possibile dire, neppure nella piccola Italia seduta nel fondo di ogni classifica europea sullo sviluppo tecnologico, che gli esperimenti di partecipazione politica online non significhino nulla, che il mondo digitale della comunicazione elettronica e quello "analogico" dei cartelloni per le strade, delle comparsate in TV e della retorica da palco nella piazza di cittadine grandi e piccole, non debbano in qualche maniera incontrarsi.

Già Internet ha disarticolato l'accesso alle fonti informative rivoluzionando le modalità con le quali sempre più persone si informano sui vizi e le virtù dei propri possibili candidati: il passo successivo è evidentemente quello di una nuova trasparenza dei candidati stessi. Padroni i nostri potenziali delegati di non raccogliere il guanto della innovazione nella comunicazione politica, una innovazione che richiede nuovi sacrifici ed attenzioni non indifferenti, magari nascondendosi dietro le domandine compiacenti di questo o quel giornalista amico. Padroni noi di scendere per un momento dal gigantesco carrozzone autoreferenziale chiamato Internet per recarci al più vicino seggio e non votare più chi continui ad utilizzare, nel suo rapportarsi agli elettori metodi vecchi, furbetti ed ormai sfatti. Magari domani saremo solo in tre. La prossima volta in cinque. Quella dopo ancora chissà.

Massimo Mantellini
Manteblog
TAG: mondo
23 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La forza nella Rete
Ordina
  • è Beppe Caravita, giornalista de ilSole24Ore, candidato nel collegio nord-ovest alle elezioni europee.
    Ha puntato tutta la campagna elettorale su internet e i temi di chi vive on-line, tralasciando ogni altra questione (eccetto Berlusconi) sociale e credo che abbia raccolto a malapena una 50ina di voti a Milano.
    E' una di quelle persone che afferma di voler praticare la democrazia on-line e altre castronerie.
    Io non l'ho votato, ma non mi sembra che si possa definire un successo se, non i candidati uscenti, ma altri candidati locali dello stesso partito hanno preso fino a 8 volte i voti di Caravita, parlando d'altro ed utilizzando al massimo la posta elettronica.
    non+autenticato
  • io non so voi, ma se ricevo per email una qualunque forma di propaganda politica senza che io mi sia iscritto alla mailing-list di quel partito, per me quel partito ha finito di esistere.
    di spam ne ricevo pure troppo ci manca solo quello politico.
    non+autenticato
  • 1) Non e' in mano a pochi che, volendo, ne possono strumentalizzare contenuti e notizie.
    2) Non e' un mezzo passivo, stimola alla critica ed alla condivisione di opinioni e alla discussione.
    3) E difficile nascondere le cose.
    4) Solitamente chi lo usa, per sopravvivere a tale mezzo, ha sviluppato un forte spirito critico e desiderio di approfondire le cose.

    Non e' il mezzo ideale per chi vuole puntare sul parco buoi, la massa, per fare i suoi interessi.A bocca aperta

    Anche per questo non so quando potra' durare In lacrime
    non+autenticato
  • Grazie! Una lucida e veritiera analisi. Aggiungo che Internet e la sua diffusione è legata al saper usare un computer con cognizione di causa, cosa questa non semplice per tutti.
    non+autenticato
  • Il problema di Howard Dean non è legato alla campagna via web, un modo come un'altro per farsi pubblicità (giusto o sbagliato che sia, commercialmente parlando), ma al fatto che ha rilasciato, sull'onda del suo consenso personale, dichiarazioni pacifiste che sono sembrate subito troppo antipatriottiche anche all'anti-bush più convinto.
    Vi ricordo che parliamo degli USA, un paese in cui il concetto di patriottismo è molto più sentito che altrove.
    John Kerry ha invece mantenuto toni più calmi, facendo leva su problemi come lo stato sociale e la protezione dell'ambiente, senza accanirsi contro l'intervento in Iraq.
    Questa alla lunga si è dimostrata la scelta vincente.
  • internet conta poco perchè non ha cambiato le opinioni dei votanti
    allora che dire di Ross Perot, la sua campagna multimiliardaria su ogni media conosciuto all'epoca era fallita miseramente
    ergo soldi e media non contano perchè non hanno il potere di imbesughire del tutto i votanti...

    ragazzi, dietro le campagne promozionali ci sono uomini, programmi, idee, la forza di una campagna non è tutto, PER FORTUNA, per ora, nei paesi civili, dove c'è sufficiente libertà di informazione, di fare cultura e di confrontare le idee!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > internet conta poco perchè non ha
    > cambiato le opinioni dei votanti
    > allora che dire di Ross Perot, la sua
    > campagna multimiliardaria su ogni media
    > conosciuto all'epoca era fallita miseramente
    > ergo soldi e media non contano perchè
    > non hanno il potere di imbesughire del tutto
    > i votanti...

    Può darsi. Ma a me sembra che nel 94, in Italia, un certo Silvio Berlusconi è riuscito ad andare al governo a suon di spot elettorali martellanti grazie alle sue tre reti televisive...

    > ragazzi, dietro le campagne promozionali ci
    > sono uomini, programmi, idee, la forza di
    > una campagna non è tutto, PER
    > FORTUNA, per ora, nei paesi civili, dove
    > c'è sufficiente libertà di
    > informazione, di fare cultura e di
    > confrontare le idee!

    Vallo a raccontare ai vari Biagi e Santoro se c'è sufficiente libertà di informazione. Ma se davvero vuoi convincerti che questo è un paese civile in cui c'è libertà di informazione vallo a chiedere a Emilio Fede con il suo TG4, oppure a vari tg lottizzati della Rai.
    Non c'è bisogno di guardare cosa succede in America quando si fanno le campagne elettorali, piuttosto guardiamo cosa sta succedendo in Italia.
    non+autenticato
  • > Può darsi. Ma a me sembra che nel 94,
    > in Italia, un certo Silvio Berlusconi
    > è riuscito ad andare al governo a
    > suon di spot elettorali martellanti grazie
    > alle sue tre reti televisive...

    Significativo è anche l'esempio di quanto è successo quattro anni fa alle europee con Pannella e la lista Bonino.
    Ricordate che in quell'anno grazie agli investimenti negli spot tv sono riusciti a raggiungere un risultato eccezionale come il 10% dei voti?

    Che forse noi italiani siamo un popolo di creduloni più degli americani?
    non+autenticato
  • > Non c'è bisogno di guardare cosa
    > succede in America quando si fanno le
    > campagne elettorali, piuttosto guardiamo
    > cosa sta succedendo in Italia.
    Ti è sfuggita una cosa, stavo parlando di paesi civili, non di COLONIE, come siamo invece noi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Ti è sfuggita una cosa, stavo
    > parlando di paesi civili, non di COLONIE,
    > come siamo invece noi.

    Improvvisamente gli USA sono diventati un paese "civile"... mentre fino a ieri si scriveva il contrario.Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Può darsi. Ma a me sembra che nel 94,
    > in Italia, un certo Silvio Berlusconi
    > è riuscito ad andare al governo a
    > suon di spot elettorali martellanti grazie
    > alle sue tre reti televisive...

    TU hai votato Berlusconi perche' guardavi in TV i suoi spot elettorali martellanti? Oppure ti consideri uno dei pochi eletti che riesce a ragionare con la propria testa mentre il resto degli Italiani sono un branco di zombie senza cervello, condizionabili dalla TV?

    In base a quale criterio ti definiresti "migliore" della massa?
    non+autenticato

  • > TU hai votato Berlusconi perche' guardavi in
    > TV i suoi spot elettorali martellanti?

    Ma stai scherzando, vero?
    Tu non hai capito un acca quello che ho scritto.

    > Oppure ti consideri uno dei pochi eletti che
    > riesce a ragionare con la propria testa
    > mentre il resto degli Italiani sono un
    > branco di zombie senza cervello,
    > condizionabili dalla TV?

    Quello che ho scritto in precedenza sono dati di fatto, se vuoi
    prova a confutarli, sempre se ci riesci.
    Tutto il resto sono semplici considerazioni del tutto personali, anche se onestamente non sono mai arrivato a dire ciò che tu sei riuscito ad affermare addossandolo a me, anche perchè credo che gli italiani sono un popolo intelligente e molto più maturo di un tempo.
    Vuoi vedere che quest'anno nelle elezioni europee non si ripeterà quanto è successo nel 94, anche se il governo abolirà la par condicio e reintrodurrà gli spot elettorali?

    > In base a quale criterio ti definiresti
    > "migliore" della massa?

    Ma dove l'hai letto questo, dove l'ho scritto?
    Vuoi farmi uscire dalla bocca parole che non ho detto, ma dico, ma stai scherzando, vero?
    non+autenticato

  • - > Quello che ho scritto in precedenza sono
    > dati di fatto, se vuoi
    > prova a confutarli, sempre se ci riesci.
    No caro, TU prova a dimostrarlo sempre se ci riesci.
    E` troppo facile sparare cavolate e poi pretendere sempre che siano gli altri a dimostrare che hai torto: adesso TU dimostra di avere ragione oppure TACI!!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > - Scritto da: Anonimo
    > >
    > > Può darsi. Ma a me sembra che
    > nel 94,
    > > in Italia, un certo Silvio Berlusconi
    > > è riuscito ad andare al governo a
    > > suon di spot elettorali martellanti
    > grazie
    > > alle sue tre reti televisive...
    >
    > TU hai votato Berlusconi perche' guardavi in
    > TV i suoi spot elettorali martellanti?
    > Oppure ti consideri uno dei pochi eletti che
    > riesce a ragionare con la propria testa
    > mentre il resto degli Italiani sono un
    > branco di zombie senza cervello,
    > condizionabili dalla TV?
    >
    > In base a quale criterio ti definiresti
    > "migliore" della massa?

    Beh io non ho votato Berlusconi e mi considero un pò più sveglio di quelli che guadagnano poco o sono senza lavoro e hanno comunque votato il presidente operaio, pensando che fosse un "uomo nuovo"... cherridere uomo nuovo un pidduista culo e camicia con Craxi e la mafia....
  • A mio avviso bisogna considerare il fatto che negli Stati Uniti il "bacino di utenza" di internet e gli iscritti alle liste di voto (che sono quasi una minoranza) non coincidono assolutamente, anzi sarei quasi propensa a credere che questi ultimi si sentano un tantino inclini a prendere con le pinze quello che Internet propone.
    Per inciso credo che in Italia si stiano importando a man bassa le "peggio cose" che si producono in USA, per cui ho quasi paura che quando il nostro Silvio Armstrong Custer Berlusconi si metterà a fare campagna elettorale in rete non mancherà di avere le sua contropartita... be' almeno forse non riuscirà a monopolizzare la cosa...

    ==================================
    Modificato dall'autore il 09/02/2004 12.19.46
    non+autenticato

  • - Scritto da: sammily76
    > A mio avviso bisogna considerare il fatto
    > che negli Stati Uniti il "bacino di utenza"
    > di internet e gli iscritti alle liste di
    > voto (che sono quasi una minoranza) non


    Negli usa c'è una partecipazione al voto del 50% o meno, considerando che i voti vengono distribuiti (facendola facile) 50,0001% e 49,9999% i nuovi presidenti vengono effettivamente scelti dal 25,00005% circa della popolazione....
    Questo vuol dire che non devi convincere tutta la popolazione a votarti ma convincere la parte di indecisi che sta nel 50% della popolazione quindi abbondanto al 10 % gli indecisi, vuol dire che il 5% della popolazione reale decide il presidente....

    E qui in Italia ci stiamo pericolosamente avvicinando ad un sistema del genere.... W il proporzionale!
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 8 discussioni)