Gaia Bottà

Chrome, estensioni incanalate per tutti

Il Chrome Web Store sarà l'unico punto di riferimento per gli sviluppatori e l'unica fonte di approvvigionamento per gli utenti: la policy, da luglio, si estende anche agli utenti del browser per Mac

Roma - Per tutelare appieno l'incolumità dei sistemi degli utenti che vogliano dotare Chrome di funzionalità aggiuntive, Google ha annunciato l'ampliamento della policy che vige e vigila sull'ecosistema del proprio browser e delle estensioni dedicate.

Mountain View ha da tempo preso provvedimenti nei confronti delle estensioni, e già da tempo ha scelto di limitarne l'approvvigionamento, permettendo agli utenti di scaricarle solo dal Chrome Web Store: questa pratica era finora stata adottata per i soli utenti Windows delle versioni stabili e delle versioni beta del browser. Questa centralizzazione, d'ora in poi, verrà adottata anche per il Developer Channel, che si è osservato essere inquinato da codice malevolo, e a partire dal mese di luglio, anche per le versioni del browser dedicate a OS X.

Google assicura agli sviluppatori gli strumenti per integrare sul proprio sito il codice che risiede sul Chrome Web Store, così che possano continuare a rivolgersi direttamente agli utenti, e continuerà a permettere loro di eseguire i test lavorando con i caricamenti in locale nel momento in cui le operazioni di sviluppo sono ancora in corso.
Centralizzare la distribuzione consente a Google di esercitare un maggiore controllo sul codice malevolo o contrario alle policy e prevenire i problemi per gli utenti: da quando si sono vincolate le estensioni al Chrome Web Store per gli OS Windows "abbiamo assistito ad un calo del 75 per cento delle richieste di aiuto da parte degli utenti per disinstallare estensioni indesiderate", ha spiegato Jake Leichtling, product manager della divisione Extensions Platform.
Cio non significa che questa centralizzazione renda Chrome immune ai problemi: di recente Google è stata costretta ad intervenire con un repulisti di numerose estensioni che si sono rivelate veicolo di ad injector, installate da numerosissimi utenti. Se le estensioni non fossero ospiti del Chrome Web Store, però, la situazione sarebbe stata decisamente più complessa da gestire.

Gaia Bottà
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