Claudio Tamburrino

Java ed Android, anche Obama sta con Oracle

Secondo la Casa Bianca non c'Ŕ motivo per riaffrontare la questione della tutela delle API a mezzo copyright

Roma - L'amministrazione Obama è intervenuta sulla vicenda giudiziaria che vede contrapposti Oracle e Google per la tutela della proprietà intellettuale delle API di Java.

Il caso è quello che vede Google e Oracle affrontarsi per le API di Java, di cui secondo l'accusa Mountain View si sarebbe appropriata nel test compatibility kit (TCK) Dalvik.

Secondo Oracle, che le ha acquistate (a caro prezzo) insieme a Sun System, l'utilizzo delle API, nonché alcune intere linee di codice riprese di sana pianta da Big G, sarebbero tutelate dal copyright ed in quanto tali l'impiego da parte di Google senza citazioni e limiti costituirebbe una violazione che vale almeno 1 miliardo di dollari di danni ed eventualmente il blocco di Android. Mountain View, da parte sua, ha cercato di sostenere davanti al tribunale che il suo utilizzo rientra pienamente nella disciplina del fair use (l'uso legittimo di un'opera consentito senza autorizzazione) e che dal momento che si tratta dell'idea in sé (l'impiego di Java) Oracle non potrebbe neanche ricorrere al diritto d'autore che in quanto tale tutela solo l'espressione di un'idea.
Tale posizione è peraltro sostenuta da EFF e da un gruppo di 77 ricercatori che contestano la protezione delle API attraverso copyright definendolo deleterio per lo sviluppo tecnologico di settore.

Al contrario, l'ultima sentenza dei tribunali a stelle e strisce, quella della Corte Federale, ha ribaltato la decisione di prima istanza stabilendo la tutela del copyright sulle API Java e imponendo di conseguenza a Google di dimostrare di rientrare nelle condizioni di utilizzo del fair use, rimbalzando in questo modo la questione ancora una volta ai giudici di primo grado.

Ora, tuttavia, contro Google si è schierata anche Washington che, interpellata sull'opportunità o meno da parte della Corte federale di accogliere la richiesta di appello di Mountain View sulla questione della protezione del copyright sulle API, ha fatto intendere che la richiesta di Big G sia senza merito.

In particolare secondo il Solicitor General Donald B. Verrilli, la persona incaricata di rappresentare il Governo federale davanti alla Corte Suprema, non vi è nulla che distingua le API dalle normali linee di codice informatico protetto dal copyright. Un appunto assolutamente semplicistico che peraltro non ha mancato di sollevare polemiche.

Claudio Tamburrino
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