Claudio Tamburrino

Antiterrorismo, WhatsApp è intercettabile?

Sospetti di terrorismo sono stati fermati in un'operazione che ha visto l'intelligence statunitense accedere a conversazioni intessute sul servizio di messaggistica. Teoricamente, almeno per Android, protetto da cifratura end-to-end

Roma - Le autorità del Belgio hanno arrestato sedici sospettati di terrorismo in seguito alle informazioni raccolte dalle autorità statunitensi grazie alle intercettazioni di una serie di conversazioni WhatsApp.

All'inizio si parlava di due arresti e tre mandati di arresto, poi si è arrivati, nel corso di 21 raid, a contare 16 cittadini sospettati di essere membri di un gruppo estremista ceceno, di aver combattuto in Siria e di essere tra gli organizzatori di una serie di attacchi da condurre in Belgio. Sempre collegato al terrorismo ceceno, anche altri paesi europei negli ultimi mesi hanno condotto arresti (in primis Francia ed Austria, segno che le paure del terrorismo dei paesi occidentali non danno segni di cedimento e che dunque le autorità non hanno intenzione di lasciare nulla di intentato nel corso delle indagini, rastrellando più dati possibili sui possibili sospettati.

Le indagini in questione sono partite dal caso di un uomo tornato in Belgio ferito dalla Siria dove aveva preso parte ai combattimenti: da lì sono proseguite con l'ausilio delle autorità a stelle e strisce (anche se l'FBI non ha potuto confermare il suo coinvolgimento), che hanno collaborato con le forze di polizia locali fornendo accesso alle conversazioni WhatsApp intercettate.
Rimangono i dubbi sulla tecnologia utilizzata dalle spie americane per ottenerle e le metodologie dello spionaggio.
È importante ricordare che il servizio di messaggistica acquisito da Facebook sta implementando su Android la tecnologia TextSecure, un sistema crittografico end-to-end che una volta entrato a regime, conferma su Reddit lo stesso ricercatore di sicurezza che ha dato vita al protocollo, Moxie Marlinspike, dovrebbe mantenere private le conversazioni da uno a uno, rendendo sulla carta inutile l'accesso tramite backdoor ai propri server da parte dell'intelligence.

Il dibattito sulla cifratura delle conversazioni e sull'opportunità del tecnocontrollo è dunque assolutamente aperto, talmente importante da occupare anche l'agenda dell'ONU: pensando alle necessità dell'anti-terrorismo gli Stati Uniti e il Regno Unito guidano la fila dei paesi contrari e che pretendono di avere vere e proprie backdoor nei sistemi delle aziende ITC.

Troveranno probabilmente un ostacolo nelle politiche e nelle tecnologie anti-intrusione a cui sta pensando Apple per tutelare i dati e le conversazioni dei suoi utenti, dopo aver già introdotto a partire da iOS 8 la crittografia per default degli iPhone: in particolare con i prossimi aggiornamenti il sistema di sblocco attualmente utilizzato passerà da 4 a 6 cifre.

Claudio Tamburrino
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