Gaia Bottà

Il blocco degli adblocker è un affare

Se gli adblocker attentano al business degli editori, basta attentare al business degli adblocker: un ex-Googler scommette che chi vive di pubblicità accetterà di condividere parte delle proprie entrate pur di non rinunciarvi del tutto

Roma - Gli editori che traggono profitto dalla pubblicità li bollano come strumento di estorsione, checché ne dicano i tribunali; gli intermediari dell'advertising come Google si adattano a costose solzioni di compromesso; soggetti come Apple, novelli crociati della privacy, ne incoraggiano il business: l'avvento dei sistemi di adblocking, a partire dal celebre Adblock Plus, non si limita a sollevare dibattiti. C'è chi ha scelto di costruire un business sul blocco degli adblocker.

Ben Barokas, cofondatore e CEO della startup Sourcepoint, ha militato per anni nel Googleplex, a partire da quando la Grande G ha fagocitato la sua azienda Admeld, specializzata in display advertising. E proprio a Mountain View si è trovato spesso a confrontarsi con le richieste di editori, soprattutto francesi e tedeschi, che invocavano da Google una soluzione definitiva per sbaragliare gli adblocker e assicurarsi la visibilità dell'advertising sulle proprie pagine. Google, che ha preferito mostrarsi accomodante nei confronti di servizi che promettono di contribuire alla causa di una pubblicità poco invasiva, non ha considerato il blocco degli adblocker una priorità.

Barokas ha dunque raggranellato partner e prodighi investitori per proporre sul mercato quella che definisce una risposta sofisticata e definitiva agli adblocker: Sourcepoint, spiega, non è semplicemente una soluzione tecnica per neutralizzare gli adblocker. Questa componente, riguardo alla quale si mostra parco di dettagli, si affianca all'idea che "editori e utenti debbano essere in grado di decidere insieme come i contenuti vengano retribuiti".
Per questo, oltre a rendere inefficaci i blocchi, gli editori che scelgano di adottare le soluzioni di Sourcepoint potranno proporre agli utenti che abbiano un adblocker installato diverse opzioni: dall'invito alla disinstallazione, alle proposte di advertising personalizzato sulla base del numero di contenuti fruiti, passando per l'accesso a pagamento ai contenuti epurati dalla pubblicità.

"Così come gli utenti hanno il diritto di estromettere l'advertising dalle pagine web, gli editori hanno il diritto di impedire agli utenti di accedere ai loro contenuti se modificano le pagine che li ospitano", ha dichiarato Barokas. Per ora le sperimentazioni sono in corso con 22 editori partner, a titolo gratuito. L'avanzata degli adblocker sembra inarrestabile e l'imprenditore confida nel fatto che gli editori scelgano il male minore, e accettino di condividere con Sourcepoint le entrate derivate da pubblicità e sottoscrizioni.

Gaia Bottà
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