Claudio Tamburrino

Google, la salute al polso

Mountain View non perde di vista il settore dell'e-health: sta lavorando a un nuovo dispositivo indossabile per raccogliere dati dei pazienti e trasferirli ai medici

Roma - Il laboratorio d'avanguardia Google X ha sviluppato una nuova fascia da polso per raccogliere diversi dati sulla persona che lo indossa, tra cui la temperatura ed il battito cardiaco.

La nuova idea si aggiunge ai progetti già avviati da Mountain View nel campo biomedico, come le lenti a contatto per misurare il livello di glucosio e tenere sotto controllo il diabete e il suo esperimento di pelle sintetica e braccialetto in grado di individuare l'eventuale presenza di una formazione tumorale, con l'obiettivo di rivoluzionare la medicina diagnostica in campo oncologico. Tutto ciò si distingue dai device Android Wear perché è pensato specificatamente per uso medico: a differenza di Google Fit, dunque, non si limita a tracciare dati superficiali legati all'attività fisica di chi lo utilizza.
La nuova fascia, costruita intorno a sensori per rilevare i dati e quanto necessario per inviarli, è destinata ad essere impiegata da dottori e pazienti per i checkup sanitari, tanto che il dispositivo non è destinato al mercato consumer ed ha un prezzo di circa 1.500 dollari.

L'idea, secondo Andry Conrad, ai vertici del team scientifico di Google, è quello di "arrivare ad una tecnologia in grado di sbloccare una serie di possibilità di monitoraggio e raccolta continua di dati medici". Individuando l'obiettivo finale del suo progetto, Conrad cita Star Trek ed il Tricorder, in grado di effettuare diagnosi accurate ed immediate.
Questo, naturalmente, solleva diverse questioni legate alla privacy: d'altronde già Apple è stata chiamata a rapporto dalla Federal Trade Commission (per il momento per un confronto e non per un'indagine) per approfondire le modalità con cui la piattaforma HealthKit gestisce i dati relativi alle funzioni biologiche dei suoi utenti raccolti dai dispositivi con la Mela.

Come per le lenti a contatto e per tutti gli altri prodotti medicali, d'altronde, Google dovrebbe essersi rivolta alla Food and Drug Administration per ottenere i primi permessi per condurre i test clinici che dovrebbero iniziare questa estate.

Claudio Tamburrino
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