Claudio Tamburrino

USA schierati con Amazon per il dominio omonimo

Gli Stati Uniti appoggiano il sito di Jeff Bezos per l'assegnazione di .amazon, conteso tra azienda e paesi latinoamericani. Ma la questione si intreccia con il passaggio di consegne degli States in ICANN

Roma - Il gruppo U.S. Congressional Trademark ha deciso di esprimere il proprio supporto ad Amazon.com nel suo tentativo di aggiudicarsi il generic top-level domain (gTLD) .amazon.

Dopo la liberalizzazione dei domini generici di primo livello da parte dell'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) nel 2013, l'azienda di Jeff Bezos era stata tra le prime a far richiesta. Tuttavia il suo interesse per il controllo del gTLD omonimo era stato contestato dal Governmental Advisory Committee (GAC) dell'ICANN su pressione di alcuni paesi latinoamericani, in particolare quelli bagnati dal fiume Amazon (Rio delle Amazzoni).

Da allora, dunque, la questione è rimasta in stallo: da un lato ci sono Perù e Brasile a guidare un gruppo di nazioni del Sud America e a far pressione sull'organo dell'ICANN che rappresenta la posizione degli Stati, dall'altro ci sono gli interessi commerciali di Amazon. Così l'estensione .amazon non è stata mai assegnata, nonostante Amazon affermi di aver cercato di negoziare in buona fede con i rappresentanti delle regioni amazzoniche, offrendo assistenza per aggiudicarsi altre estensioni come per esempio .amazonas e diritti di prelazione sui termini geografici e culturali di interesse all'interno del .amazon.
La questione si gioca sulla bilancia degli interessi in ballo: l'azienda americana vanta il peso di un marchio ormai noto e contesta a Brasile e Perù di non avere basi d'appoggio, nessun diritto legale riconosciuto sul termine "Amazon" paragonabile alla sua proprietà intellettuale o tantomeno accordi internazionali su tale argomento; i paesi cercano di difendere il nome in quanto storicamente e culturalmente rilevante.

Questione, insomma, di proprietà intellettuale e tradizioni ed interessi dei popoli, marchi contro conoscenze e nomi tradizionali: il tutto sembra ora assumere le sfumature della diplomazia e degli equilibri di forza internazionali, con le istituzioni a stelle e strisce che si schierano dalla parte della propria azienda, forte di un marchio e del rispetto delle regole stabilite da ICANN per l'assegnazione della gestione delle nuove estensioni.
La decisione sembra essere formalmente corretta nella tempistica: l'organo degli Stati Uniti ha deciso di intervenire solo in seguito alla cessione delle chiavi di controllo di ICANN da parte di Washington. Al contempo suona meno corretta in ciò che lascia intendere: lo U.S. Congressional Trademark sembra insinuare che con tale decisione ICANN debba dimostrare - in vista del definitivo passaggio di consegne delle redini dei root DNS - di saper rispettare i diritti di tutte le parti in causa. In un certo senso sembra mettere sullo stesso piatto la questione dell'Internet Governance e l'interesse particolare di Amazon.

Claudio Tamburrino
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2 Commenti alla Notizia USA schierati con Amazon per il dominio omonimo
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  • Se cerco "Amazon" su En Wikipedia, la prima voce che trovo è "Ἀμαζών, Amazōn", una popolazione mitologica greca di donne guerriere.
    Badare bene: proprio "Amazon", non Amazonas o Amazone o Amazzoni.

    Quindi, se non avesse al momento altri grattacapi per la testa, la bistratta Grecia avrebbe ben qualcosa da dire sulla "primogenitura" del nome.

    Poi c'è Amazon River, Amazon Basin, Amazon Rainforest.... Amazonas in Spagnolo e Portoghese, il cui nome deriva dalla popolazione greca di cui sopra!

    Poi c'è Amazon.com ma anche Amazon Bookstore Cooperative, nata nel 1972, si 1972, che ci ha provato a fare causa a Amazon.com nel 1999, ma alla fine sfinita ha accettato di mollare la causa e ottenere in un accordo privato la licenza da Amazon.com di poter usare il suo nome.... salvo perderla al primo cambio di proprietario.

    Poi giù una sfilza di Film, Personaggi, Giochi, Vascelli, Auto e gruppi femminili e/o femministi.

    Infine ci sarebbe la consuetudine di buona parte del mondo per cui i NOMI GEOGRAFICI sono riservati PRIMA DEI NOMI COMMERCIALI.

    Infine la malafede, già dimostrata con l'Amazon Bookstore Cooperative.

    Amazon.com vuole fare una serie di domini che terminano in .amazon? Perfetto, non fa altro che lasciare che la CELAC prenda il dominio .amazon, la quale con un accordo ad hoc gli concederà in licenza quei domini che vuole usare.

    Come avviene ad esempio in Italia per Firenze o Milano, dove puoi tranquillamente registrare bookstore.florence.it ma non puoi registrare florence.it o venice.it o milan.it o rome.it.

    IMHO: La "liberalizzazione" dei TLD è stata fin dall'inizio una "cagata pazzesca". Era ovvio che tutti i casini già esistenti al secondo livello, e mai risolti in modo efficace e fair, si sarebbero trasferiti pari passo al primo livello, per giunta amplificati! A che pro lo si deve ancora capire. Per far casino. brandTLD.sucks!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Skywalker

    > Infine ci sarebbe la consuetudine di buona parte
    > del mondo per cui i NOMI GEOGRAFICI sono
    > riservati PRIMA DEI NOMI
    > COMMERCIALI.
    e' quel che ho pensato anch'io.... e ho anche pensato che NON sono anglofoni... quindi amazonas andava benissimo.Con la lingua fuori chissa' che pippe ci sono dietro..
    (io cmq sarei per il banalissimo 'chi prima arriva, meglio alloggia' + eccezioni per i cybersquatter ... insomma +- come si faceva quando internet era una cosa seria... ma tutto cio non esiste piu da tempo)

    > Amazon.com vuole fare una serie di domini che
    > terminano in .amazon? Perfetto, non fa altro che
    > lasciare che la CELAC prenda il dominio .amazon,
    > la quale con un accordo ad hoc gli concederà in
    > licenza quei domini che vuole usare.
    >
    >
    > Come avviene ad esempio in Italia per Firenze o
    > Milano, dove puoi tranquillamente registrare
    > bookstore.florence.it ma non puoi registrare
    > florence.it o venice.it o milan.it o
    > rome.it.
    mhh questo non so..... siam sicuri che il celac dovrebbe gestire domini a discrezione e in qualsiasi lingua?

    >
    > IMHO: La "liberalizzazione" dei TLD è stata fin
    > dall'inizio una "cagata pazzesca". Era ovvio che
    > tutti i casini già esistenti al secondo livello,
    > e mai risolti in modo efficace e fair, si
    > sarebbero trasferiti pari passo al primo livello,
    > per giunta amplificati! A che pro lo si deve
    > ancora capire. Per far casino.
    > brandTLD.sucks!
    su questo concordo pienamente. Come ho sempre disapprovato tutte le "innovazioni" ( unicode & IDN, ecc). l'ultima genialata che ho visto (possibile grazie alle 'innovazioni' appena citate) e' un fqdn in emoji ..
    non+autenticato