Alfonso Maruccia

ProxyHam, privacy per WiFi

Un nuovo box basato su Raspberry Pi a costo relativamente ridotto, pronto all'uso o fai da te, promette di difendere i suoi utenti in un mondo sempre pių ostile alla riservatezza delle comunicazioni

Roma - Il cofondatore della security eneterprise Rhino Security Benjamin Caudill ha realizzato ProxyHam, un dispositivo basato su Raspberry Pi e pensato per fare da ponte tra un hot spot WiFi pubblico e un utente interessato a non far sapere con precisione la posizione in cui si trova. Un vero e proprio proxy WiFi, insomma, presto disponibile sia in versione completa e impacchettata che come schematiche hardware e software liberamente accessibili online.

Caudill presenterà ProxyHam in occasione della prossima "hacking conference" DEF CON che si terrà ad agosto: il ricercatore illustra per ora il proxy come uno strumento ideale per difendere informatori e giornalisti dal monitoraggio e dal controllo sempre più invasivi delle comunicazioni su Internet.

L'obiettivo principale di ProxyHam è quello di nascondere in maniera davvero sicura l'ultimo "anello" debole di una trasmissione telematica, vale a dire l'indirizzo IP necessario a identificare in maniera univoca la macchina da cui ha avuto origine la suddetta trasmissione.
Per raggiungere lo scopo, ProxyHam adotta una board Raspberry Pi collegata a una scheda WiFi e tre diverse antenne, una per connettere il proxy all'hot spot WiFi e le altre due per trasmettere i dati all'utente: il collegamento tra quest'ultimo e il proxy avviene sulla banda del 900 MHz, e ha una copertura massima di 4 chilometri.

Caudill pianifica di commercializzare una versione "tutto incluso" di ProxyHam al costo di circa 200 dollari, mentre per gli smanettoni verranno distribuiti i file del software e le schematiche dell'hardware necessari a costruire il box.

Non che ProxyHam sia una novità assoluta, visto che di "scatolotti" pensati per difendere la privacy degli utenti se ne sono visti altri, anche italiani come Premoboard, nel recente passato. Non tutti sono stati in grado di mantenere le promesse fatte, come nel caso di anonabox, per cui si era parlato di un vero e proprio tentativo di truffa.

Alfonso Maruccia
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