Alfonso Maruccia

Red Star, watermarking in salsa nordcoreana

Nuove analisi identificano il sistema con cui Pyongyang è solita tenere traccia delle attività informatiche dei suoi cittadini: basta aprire un file o un documento per potersi considerare tracciabili ad libitum

Roma - La Corea del Nord ha il suo simil-clone di Mac OS X con cuore di Linux, e il fatto è noto da tempo; a essere meno noto, e ora emerso grazie all'analisi di un ricercatore di sicurezza, era il modo in cui il sistema operativo potesse tenere sotto controllo costante le attività dei suoi utenti.

Red Star adotta una vera e propria tecnica di watermarking estesa a livello di sistema operativo, scrive il ricercatore Florian Grunow, un meccanismo basato prima di tutto sulla presenza di file binari proprietari e di un modulo kernel personalizzato chiamato rtscan.

Una delle caratteristiche che più balzano all'occhio durante l'analisi dei binari è la funzione gpsWatermarkingInformation, riferisce ancora Grunow, una funzionalità utilizzata per "agganciare" tag identificativi ai file di dati creati, salvati o aperti su Red Star con tanto di ID basato su numeri seriali collegati all'hardware del PC.
Fra i tipi di file "segnati" da Red Star ci sono i documenti Microsoft Word, i file immagine in formato JPEG e persino i brani audio, sostiene Grunow, anche se i documenti creati con la suite FOSS OpenOffice sembrano essere immuni dal watermarking forzato dell'OS coreano.

Sia come sia, il messaggio diffuso da Grunow è inequivocabile: creare e usare documenti e file multimediali su RedStar OS può mettere in una situazione a dir poco pericolosa, se si abita in Corea del Nord. Sull'OS comunista i file non sono privati e il tracciamento degli utenti è sempre possibile.

Alfonso Maruccia
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