Claudio Tamburrino

Internet Bill of Rights, alla Camera la versione finale

Si è concluso il lavoro di rielaborazione della Dichiarazione dei Diritti in Internet, ad opera della Commissione istituita ad hoc. L'Italia sembra fermamente convinta di volersi dotare di una Costituzione parallela, ritagliata su misura della Rete

Roma - È stata presentata oggi a mezzogiorno presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio la versione finale della "Dichiarazione dei diritti in Internet", che attende ora solo la votazione da parte della Commissione e poi quella del Parlamento.

L'ambizioso progetto di Bill of Rights italiano per Internet, fortemente voluta dal Presidente della Camera Laura Boldrini, ha l'obiettivo di affrontare gli argomenti più complessi che sono evoluti con l'evolvere della Rete, come diritto all'oblio, big data, diritto di accesso, net neutrality, sicurezza e anonimato: si tratta del primo tentativo nostrano di affrontare complessivamente tali argomenti.

Per farlo si è partiti da una prima bozza predisposta da una commissione di esperti presieduta da Stefano Rodotà, la Commissione per i diritti e i doveri in Internet, sul cui lavoro erano già stati sentiti tecnici ed operatori della Rete lo scorso novembre e a cui poi è seguita una fase di consultazione pubblica che ha visto sfilare presso la Camera dei Deputati diversi rappresentanti di categoria e della società civile.
A presentare ora il risultato di questo articolato dibattito e confronto tra opinioni e bozze è stata la Presidente della Camera, Laura Boldrini, il professor Stefano Rodotà e gli altri membri della Commissione di studio, che hanno espresso massima soddisfazione: "Internet è una dimensione della nostra esistenza e lo sarà sempre di più: quindi è una cosa di cui valeva la pena occuparsi e per cui valeva la pena costituire una commissione ad hoc - ha spiegato Boldrini - e con questa versione siamo riusciti a raggiungere una sintesi delle diverse visioni".

Soddisfazione simile è stata anche espressa ad esempio da Luca De Biase, uno dei membri della Commissione incaricata del lavoro di redazione della bozza, e dal presidente della stessa Stefano Rodotà che ha richiamato il pensiero di Tim Berners-Lee, padre del Web e ora al lavoro su un'altra Magna Charta di Internet.

In generale vi sono diversi cambiamenti rispetto alla bozza di lavoro presentata dalla Commissione: sembrano state ascoltate diverse opinioni da parte degli osservatori e delle parti interessate.

Punto di partenza, in ogni caso, resta il riconoscimento e la garanzia dei diritti fondamentali di ogni persona su Internet (art.1) e tra i diritti fondamentali di ogni persona di quello all'accesso ad Internet (art.2): tale principio diviene "condizione per il pieno sviluppo come persona e come soggetto della comunità nella quale vive ed opera". Una declinazione peraltro già criticata, in quanto sembra traslare la logica costituzionale degli articoli 13-54, che riconosce alla persona la titolarità di un diritto, attribuendola però solo all'individuo come utilizzatore di Internet.

Da qui scaturiscono innanzitutto gli obblighi da parte delle istituzioni pubbliche, sia in ambito digital divide, cioè dal punto di vista dell'organizzazione strutturale delle risorse di banda, sia per quanto riguarda la net neutrality (art. 4) la cui definizione resta tra i principi fondamentali della carta e viene declinata come il diritto "che i dati trasmessi e ricevuti in Internet non subiscano discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone".

Tra i primi articoli, poi, viene posta - rispetto alla bozza iniziale - la questione dell'educazione ad Internet e il primo comma dell'art. 3 riconosce il ruolo delle istituzioni in questo senso: "Le istituzioni pubbliche assicurano la creazione, l'uso e la diffusione della conoscenza in rete intesa come bene accessibile e fruibile da parte di ogni soggetto" e per questo "promuovono, in particolare attraverso il sistema dell'istruzione e della formazione, l'educazione all'uso consapevole di Internet e intervengono per rimuovere ogni forma di ritardo culturale che precluda o limiti l'utilizzo di Internet da parte delle persone".

Educazione non solo tecnica, dunque, ma anche per aiutare a distinguere cosa è attendibile da che cosa non lo è, riconoscere il rispetto online degli altri fino al rispetto per il diritto d'autore ed in generale la proprietà intellettuale dei contenuti.
Su tale punto, nonostante nei lavori preparatori si fosse espressa l'intenzione di rinviare ad un secondo momento il merito della questione, ora si esprimono diversi commi, riconoscendo in particolare l'importanza - appunto - dell'educazione e del rispetto di questi.

Spazio, inoltre, trova anche la declinazione del diritto all'anonimato (art. 10) ed all'oblio (art.11).

Claudio Tamburrino
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2 Commenti alla Notizia Internet Bill of Rights, alla Camera la versione finale
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  • Non serve a niente basta un "e' per la vostra sicurezza" oppure " te lo chiede l'europa" e crolla tutto come un castello di carte
    non+autenticato
  • Intanto vediamo questo documento come e' stato fatto, visto che lo hanno diffuso senza modificarne i metadati:

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    E gia' qui marciamo male.
    Acrobat su windows. La peggior accoppiata possibile.

    Art. 1
    Un po' di riferimenti al pregresso, un po' di buzzwords, un po' di Antani.

    Art. 2
    Molto giusto, sembrerebbe quasi serio, se non fosse per la barzelletta che hanno aggiunto al comma 5.

    Art. 3
    Qui si cominciano a mettere paletti.
    Qualcuno potrebbe gentilmente spiegarmi che cosa si intende per "interessi morali"?
    La barzelletta del comma 4 e' piu' divertente di quella dell'articolo precedente.

    Per quanto riguarda il comma 5, riporto questo estratto.
    Tenetevi forte:
    "riequilibrio democratico delle differenze di potere sulla Rete tra attori economici, Istituzioni e cittadini"

    Art. 4
    Irricevibile.
    Io devo avere il sacrosanto diritto di produrre una pagina di insulti verso il client che mi si presenta come IE6!


    Art. 5
    Ne riparliamo quando vedremo le pene previste per chi lo viola.

    Art. 6
    Vedi quanto detto per l'art. 5

    Art. 7
    SACROSANTO!
    "I sistemi e i dispositivi informatici di ogni persona e
    la libertà e la segretezza delle sue informazioni e
    comunicazioni elettroniche sono inviolabili."


    Art. 8
    Boh?

    Art. 9
    Vedi art. 5

    Art. 10
    SACROSANTO!
    "Ogni persona può accedere alla rete e comunicare
    elettronicamente usando strumenti anche di natura tecnica
    che proteggano l’anonimato ed evitino la raccolta di dati
    personali, in particolare per esercitare le libertà civili e
    politiche senza subire discriminazioni o censure."


    Art. 11
    Rotola dal ridere "Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione
    dagli indici dei motori di ricerca..."


    ...e i motori di ricerca hanno la facolta' di rispondere come in Dante Inf. XXI 137-139

    Ci viene pero' in salvo il comma 3 dello stesso articolo, che per essere messo in pratica occorre tenere un pubblico registro delle cancellazioni dai motori di ricerca.


    Art. 12
    Parla di responsabili delle piattaforme digitali. (che non si capisce bene chi siano)

    Art. 13
    Il titolo e' "Sicurezza in rete" e poi nel comma 2 dice:
    "Non sono ammesse limitazioni della libertà di
    manifestazione del pensiero."

    Il che e' sacrosanto, ma che ci azzecca con la sicurezza in rete?

    Art. 14
    Ogni persona ha diritto di vedere riconosciuti i propri
    diritti in Rete sia a livello nazionale che internazionale.


    Mando subito una mail a quelli dell'ISIS perche' si adeguino immediatamente a riconoscere il mio diritto di postare in rete foto di carne di porco!



    Mah... aspettiamo qualche commento illuminato.