Claudio Tamburrino

Google News, rimpianti spagnoli

La legge spagnola che avrebbe voluto tassare le anteprime per gli aggregatori di news, e che ha convinto Mountain View a chiudere il proprio, costerà agli editori 10 milioni di euro. Il traffico d'altra parte è diminuito, soprattutto per i più piccoli

Google News, rimpianti spagnoliRoma - La legge spagnola che obbliga gli aggregatori di notizie online a pagare un contributo ai produttori di contenuti anche per poterne pubblicare solo una piccola anteprima fa più male ai detentori dei diritti che l'hanno voluta inizialmente che a Google News e affini, ed è costata loro almeno 6 per cento del traffico registrato.

In gran parte su pressione dell'Asociaciòn de Editores de Diarios Espanoles (AEDE), il Parlamento spagnolo aveva approvato lo scorso ottobre la nuova legge, entrata in vigore a gennaio, che ha modificato l'art. 32.3 della normativa sul diritto d'autore riconoscendo la tutela dei cosiddetti snippet (le anteprime) dei contenuti pubblicati online ed utilizzate dagli aggregatori per contestualizzare e presentare i link alle notizie.

Da un lato la legge ha di fatto riconosciuto che il servizio Google News fosse fino a quel momento lecito, dall'altro ha fatto intendere che non lo considerasse giusto nei confronti dei produttori di notizie, che ha finito per appoggiare nelle loro posizioni più estreme: anche prima che fosse adottata la normativa, d'altra parte, vi erano discussioni circa l'opportunità di una tale strategia e sul valore intrinseco di Google News come vetrina e moltiplicatore di link per i giornali online stessi.
Google, in ogni caso, non si era fatta intimorire: convinta delle proprie ragioni aveva risposto, subito dopo l'introduzione della nuova forma impropria di tassazione, annunciando di voler abbandonare con il proprio aggregatore di notizie la Spagna.

La mossa ha subito spinto gli editori a fare un passo indietro sostanziale, chiedendo al governo di intervenire nuovamente sulla questione per porvi rimedio: Google non ha visto il loro bluff e gli editori si sono ritrovati con una mano perdente, proprio come gli editori tedeschi prima di loro, che nel braccio di ferro con Mountain View hanno ben presto capito che non potevano fare a meno dell'aggregatore di BigG e gli hanno "concesso" una licenza gratuita per indicizzare le proprie notizie.

Proprio come per loro, anche per gli spagnoli al momento di mostrare i propri punti i conti non sono tornati: a dirlo è lo studio voluto proprio dall'editoria spagnola, che conclude affermando che l'implementazione della legge costerà agli editori 10 milioni di euro, con danni maggiori per i piccoli editori che vedono il proprio traffico crollare del 14 per cento.

Secondo le conclusioni della ricerca, i supposti effetti distorsivi legati agli utenti che si limitano a leggere l'anteprima della notizia senza approfondirla cliccando effettivamente su di essa sono più che compensati dall'effetto "espansivo sul mercato" generato dagli aggregatori di notizie: in base ad esso i netizen leggono più notizie, potendo scegliere quali leggere.

Ai danni per gli editori bisogna poi aggiungere quelli per gli aggregatori: mentre Google ha potuto scegliere la fuga, piccole realtà locali come Planeta Ludico, NiagaRank, InfoAliment e Multifriki hanno semplicemente chiuso i battenti.
In particolare la chiusura di NiagaRank è emblematica: pur rappresentando un aggregatore alternativo, che cercava di mettere in evidenza le notizie più condivise sui social network, la zona grigia della legge in cui era finito il servizio ha convinto i suoi gestori semplicemente a chiudere.

Oltre ai numeri nudi e crudi, secondo lo studio, è la ratio a dare torto alla legge: non ci sarebbero "né giustificazioni teoriche né empiriche" per il balzello, stessa conclusione cui è giunto alla fine del dibattito il report europeo portato avanti dalla Pirata Julia Reda.

Claudio Tamburrino
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24 Commenti alla Notizia Google News, rimpianti spagnoli
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  • Ovvio che Punto informatico NON dica di che entità sia la tassa spagnola.
    Un cent a link? 10 cent a pagina? un euro al giorno? Mille euro al secondo?
    NON si sa.
    Si sa solo che google se ne va col suo google.es.
    Non è detto che sia un male, visto che ricercatori indipendenti dicono che Big G non restituisce proprio quello che gli si chiede, o almeno non subito, bisogna scorrere parecchio prima di trovare quello che si cerca.
    Però dovevano essere più netti: NO, non abbiamo bisogno di Google News, ci sono altri servizi come... e via elencare.
    non+autenticato
  • no, perche' un associazione di editori si suppone abbia come membri degli editori, e che essi sgancino $$ per tenere su questa manica di tromboni.... i cui risultati sono quelli di danneggiare gli editori stessi.

    Io strapperei la mia tesseraCon la lingua fuori
    non+autenticato
  • Non ci vuole molto per saperlo:

    http://www.aede.es/asociados/

    Comunque i soci non sono tanti. In apparenza ci sono tanti giornali, ma sono concentrati in poco più di una ventina di gruppi.
    Per i giornali più conosciuti all'estero il gruppo più grande è il gruppo PRISA che è il socio di berlusconi nella mediaset spagnola.
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > no, perche' un associazione di editori si suppone
    > abbia come membri degli editori, e che essi
    > sgancino $$ per tenere su questa manica di
    > tromboni.... i cui risultati sono quelli di
    > danneggiare gli editori
    > stessi.
    >
    > Io strapperei la mia tesseraCon la lingua fuori

    Suppongo funzioni come per la siae: pochi parassiti straricchi ben ammanicati, che ingurgitano a piene mani, e tutti gli altri piccoli e insignificanti artisti OBBLIGATI a versare annualmente una quota, e pagare OBBLIGATORIAMENTE ogni qualvolta si esibiscono.
  • e' sempre cosi' con i monopoli ma poi le cose migliorano non vedo di cosa stupirsi.
    non+autenticato
  • Pur godendo palesemente per la figura da poveretti che il governo e la associazione editori hanno fatto...

    Provo sincera tristezza per quelle realtà piccole che hanno dovuto chiudere, realtà locali che facevano in piccolo quello che G fa in grande.

    Senza contare la perdita di valore dei quotidiani meno protetti che ora sono meno visibili.

    I tedeschi su questo sono più intelligenti, "abbiamo sbagliato, cerchiamo di sistemare".
    non+autenticato
  • - Scritto da: Il Reverendo
    > Pur godendo palesemente per la figura da
    > poveretti che il governo e la associazione
    > editori hanno
    > fatto...
    >
    > Provo sincera tristezza per quelle realtà piccole
    > che hanno dovuto chiudere, realtà locali che
    > facevano in piccolo quello che G fa in
    > grande.

    E dove erano quelle realta' piccole quando il governo spagnolo si faceva DETTARE quella legge idiota dalle lobby dell'editoria?

    > Senza contare la perdita di valore dei quotidiani
    > meno protetti che ora sono meno
    > visibili.

    Anche loro dov'erano?
    Che cosa hanno fatto per opporsi alla decisione del governo?
    Oppure forse anche loro pensavano che ci fosse un ricco banchetto da cui poter attingere avanzi e briciole?
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