Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Tutta la cultura del mondo

Direttamente dal CCC, il racconto di una delle più interessanti conferenze dell'edizione del 2015. Racconta l'avventura di Internet Archive

Cassandra Crossing/ Tutta la cultura del mondoRoma - Anche quest'anno Cassandra ha avuto la fortuna di poter essere al Chaos Communication Camp a Mildenberg, nei dintorni di Berlino. È stata un'esperienza utile ed interessante, senz'altro meritevole di una descrizione, delle sue luci ed ombre, in queste righe.

Ma Cassandra non vi racconterà del CCC (almeno non oggi), perché dal suo punto di vista (e di tanti altri) un singolo talk (qui il video) ha abbagliato col suo splendore l'intero evento, mettendo un po' in ombra tutto il resto. Quindi il vostro menestrello per prima cosa vi parlerà di questo avvenimento, terminando idealmente una trilogia iniziata con "Tutta la musica del mondo" e proseguita con "Tutti i libri del mondo".

Internet ArchiveIl titolo dell'intervento, così ambizioso da sembrare "eccessivo", è: "Verso un accesso universale a tutta la conoscenza" (Towards Universal Access to All Knowledge: Internet Archive) tenuto dal fondatore di Internet Archive, Brewster Kahle; è stato uno di quei momenti ritempranti, indispensabili per motivare chi vuol continuare a dedicare almeno una parte del proprio tempo a cercare di fare del mondo un posto migliore.

L'intervento, organizzato in una tendone da 1.000 posti come primo della mattinata (orario molto infelice al CCC, notoriamente posto di "tiratardi") è iniziato con pochi ascoltatori, e persino l'oratore ne sembrava contrariato: ma è terminato mezz'ora dopo, con una standing ovation di 400 persone che hanno applaudito in piedi per svariati minuti, fino a quando il moderatore non ha garbatamente dovuto interrompere per consentire l'inizio del talk successivo. Travolgente e commovente nello stesso tempo.

Ma prima di raccontare il talk è necessaria una breve introduzione. Molti dei 24 informati lettori conoscono già, e probabilmente hanno anche usato, Internet Archive, o per essere più precisi "The Wayback Machine": si tratta di un archivio di siti web creato con la stessa tecnica dei motori di ricerca, utilizzando uno spider che dal 1996 esegue uno snapshot dei siti, ne memorizza le pagine, e tenta di trovarne altri utilizzando i link esterni.

Contrariamente a Google ed agli altri motori di ricerca, che elaborano le pagine raccolte per farci soldi, si limita ad archiviarle e le mette a disposizione nel formato originale, tramite una funzione di "timeline" che consente di recuperarne qualsiasi versione sia stata "spiderata". Lo spider non esegue copie ovviamente se il sito non è cambiato.

Certo, le pagine sono solo "snapshot", e gli eventuali contenuti server side o attivi esterni al sito non vengono salvati: ma la cosa importante e che se un sito possiede dei contenuti, e non fa solo "finta" di averli come gli aggregatori di notizie oppure si limita a fornire servizi, questi contenuti vengono copiati e salvati. Cassandra ha ritrovato i suoi siti del 1996, HTML scritto a mano con il notepad, e non ha potuto trattenere una lacrimuccia.

Ma chiudiamo questa piccola introduzione e torniamo a ciò che ha entusiasmato.

La Wayback Machine, cosa che Cassandra non sapeva, non è che la prima creazione di Brewster Kahle e di Internet Archive, e ormai rappresenta solo una delle iniziative. Da tempo sono partite parecchie iniziative di raccolta ed archiviazione di informazioni, digitalizzazione di libri non più protetti dai cosiddetti "diritti di proprietà intellettuale", raccolte di fotografie, di registrazioni audio, di film, di antichi software.

"Ecco - dirà qualcuno dei miei 24 impazienti lettori - la solita cassandresca smania retrò di collezionismo informatico: praticamente inutile ora che le informazioni sono tutte nel Cloud". Effettivamente l'affermazione suona verosimile, ma in realtà tutte le sue parti sono errate. Cassandra è lietissima di aver trovato in Brewster Kahle un esempio di quanto avanti possa essere portato il "collezionismo" di informazioni per il puro bene dell'umanità.

Per rendere affidabili e durevoli le informazioni queste devono essere copiate, non disperse in giro su altri siti, proprio come i libri devono trovarsi sugli scaffali e non altrove. "Copiare" le informazioni vuol dire possederle, mentre linkarle ed avere solo la possibilità di "accedervi" significa dipendere da qualcun altro, che può sparire, diventare un censore od una risorsa a pagamento in ogni momento.

Conservare la cultura attraverso il tempo, libera e ed accessibile a tutti, è il necessario complemento al lavoro di chi la cultura crea e fa crescere. Le biblioteche classiche quindi devono comprare e conservare i libri, mentre quelle informatiche devono copiare ed archiviare le effimere informazioni che cono in giro per la Rete, apparentemente eterne ma in realtà labili ed effimere come una farfalla.

Scienziati, filosofi e storici percorrono la loro carriera anche insieme a più umili e certo meno appariscenti bibliotecari.

Il principale motivo del successo di questa organizzazione di "volontariato informatico", rispetto ad altre che riescono a stento a vivacchiare, è che Internet Archive non è una ONLUS, una corporation, una software house od uno degli altri classici attori della rete dell'e-commerce e delle comunità sociali. È invece, dal punto di vista legale, una biblioteca aperta a tutti, come lo era l'antica e ben più famosa (almeno per adesso) Biblioteca di Alessandria.
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