Claudio Tamburrino

Lyft ha crackato Uber?

Scontro tra i servizi di car sharing concorrenti in materia di presunte responsabilitÓ di un attacco informatico risalente a otto mesi fa

Roma - Secondo Uber ci sarebbe la concorrente Lyft dietro un attacco informatico che ha permesso l'accesso a 50 mila nomi di suoi autisti ed alle targhe dei suoi veicoli.

I fatti risalgono in realtà a febbraio, quando Uber ha reso pubblica la violazione dei propri datacenter: per quell'episodio la startup aveva presentato denuncia contro ignoti presso la corte federale di San Francisco per far partire le indagini e svelare il responsabile.
Ora, invece, la startup statunitense, secondo alcune fonti per il momento anonime, vorrebbe accusare direttamente Chris Lambert, CTO di Lyft.

Il servizio di car sharing avrebbe pronte infatti una serie di prove da presentare in tribunale, elementi che collegherebbero i fatti ad un indirizzo IP di Comcast assegnato, appunto, a Lambert: pur non essendo direttamente l'indirizzo da cui ha avuto origine l'attacco, tuttavia i dati dimostrerebbero che l'assegnatario abbia beneficiato del frutto dell'offensiva, accedendo ai dati ottenuti attraverso la breccia.
Lyft già nei mesi scorsi si era difesa affermando che Uber avesse cercato di chiamarla in causa in tutti i modi, senza cercare possibili altri responsabili. Ora, inoltre, l'azienda riferisce che il suo CFO non abbia nulla a che vedere con l'offensiva ai danni dei database di Uber: quest'ultima piuttosto avrebbe lasciato che le credenziali di accesso ai suoi database, diffuse pubblicamente, restassero per mesi accessibili su GitHub, pertanto chiunque avrebbe poi potuto dare un'occhiata ai loro contenuti.

Claudio Tamburrino
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