Alfonso Maruccia

Apple e Google: tra cifratura e diritti

Cupertino risponde alle richieste delle autorità USA dicendo di non poter accedere ai dati degli utenti protetti dalla crittografia su iPhone. Le backdoor sono deprecabili, conferma il CEO, mentre Mountain View impone la cifratura su Android 6

Roma - Le autorità giudiziarie statunitensi volevano forzare Apple a "estrarre" i dati utente da un iPhone posto sotto sequestro, ma la corporation ha risposto candidamente di non esserne in grado. Questo almeno "nella maggior parte dei casi" sottoposti dalle suddette autorità.

Ora come in futuro, ha spiegato infatti Apple, le funzionalità di sicurezza implementate su iOS 8 e superiori non permettono - a Cupertino o a chiunque altro - di decriptare i dati dei terminali mobile protetti da password. L'accesso forzato alle informazioni richiesto dal governo americano non è possibile.

La corporation confermerebbe implicitamente di non aver implementato alcuna backdoor all'interno di iOS e iPhone, una caratteristica che viene d'altronde descritta dal CEO Tim Cook come una violazione dei diritti (alla sicurezza e alla privacy) stabiliti dalla costituzione USA.
L'uso diffuso della crittografia e l'impossibilità delle autorità di accedere liberamente (e spesso indiscriminatamente) ai dati degli utenti registrati sui gadget elettronici si è da tempo trasformato in un argomento di dibattito che non conosce crisi di popolarità; per il momento, le suddette autorità - e la Casa Bianca in particolare - hanno confermato di non voler imporre la decrittazione forzata tramite un intervento di natura legislativa.

Nel dibattito pro o contro la crittografia partecipa ovviamente anche Google, che con l'arrivo di Android 6.0 Marshmallow ha deciso di ristabilire, dopo la retromarcia dei mesi scorsi l'obbligo per gli OEM di abilitare la cifratura dei dati sui terminali, almeno nei casi in cui i gadget siano sufficientemente potenti da garantire performance minime di 50MiB al secondo con l'uso dell'algoritmo AES.

Alfonso Maruccia
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