Alfonso Maruccia

Bitcoin, niente IVA per i cambi in Europa

Le massime autorità continentali si pronunciano in favore dell'esenzione dal pagamento dell'IVA per i business di cambio della criptomoneta. Una decisione attesa che avrà effetti positivi sul mercato

Roma - La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha emesso una sentenza importante sull'uso dei bitcoin, una decisione che stabilisce almeno una certezza nell'ambito del sempre complicato mercato della criptomoneta più popolare. E che dovrebbe far sentire i suoi effetti positivi in futuro.

Chiamata in causa per decidere se fosse necessario pagare l'imposta al valore aggiunto (IVA) nell'ambito di un servizio di cambio basato su Web, la Corte di Lusseburgo ha stabilito che la moneta virtuale è un mezzo di pagamento "puro" e va esonerata dal versamento dell'IVA.

L'intervento della UE era stato sollecitato dall'iniziativa di David Hedqvist, cittadino svedese interessato a offrire la possibilità di cambiare bitcoin in corone svedesi e viceversa; una primo parere della commissione tributaria svedese aveva stabilito l'esenzione dall'IVA del servizio, ma l'amministrazione finanziaria del paese (Skatteverket) ha fatto ricorso chiedendo alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea di pronunciarsi sulla questione.
La decisione finale è ancora una volta favorevole a Hedqvist, e più in generale a tutti i business che trafficano in bitcoin: le transazioni in criptomoneta rientrano in quelle operazioni relative "a divise, banconote e monete con valore liberatorio", e sono quindi esenti dal pagamento dell'IVA.

Il pronunciamento della UE era atteso dal cittadino svedese ma anche dal resto degli operatori di rete interessati al supporto di bitcoin, perché una sentenza in favore del versamento dell'IVA per ogni transazione con la criptomoneta avrebbe rappresentato un freno enorme alla diffusione della nuova tecnologia di pagamento nel Vecchio Continente.

Ora che le autorità comunitarie si sono pronunciate per l'esenzione dall'IVA, invece, le prospettive per il futuro sono più che positive: le start-up che hanno deciso di investire in bitcoin potranno continuare a espandersi senza il rischio di dover fallire a causa dell'ennesimo obolo da versare allo stato, e gli utenti che usano la criptomoneta non correranno il rischio di pagare un prezzo maggiorato per il cambio con la loro moneta nazionale.

Alfonso Maruccia
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