Alfonso Maruccia

Tor, il dominio a cipolla è un caso speciale

Le autorità di controllo di Internet riconoscono ufficialmente la specificità dei servizio .onion, un nuovo standard che dovrebbe fornire garanzie per tutti. E che non rappresenterà l'ultima iniziativa in tal senso

Roma - La Internet Engineering Task Force (IETF) ha ufficialmente pubblicato lo standard RFC 7686, un documento che in sostanza sancisce in via definitiva quanto già avvenuto il mese scorso con i domini di primo livello (gTLD) .onion: i gTLD della darknet Tor sono ora a tutti gli effetti domini a carattere speciale, inaccessibili alla Internet pubblica e non gestibili da ICANN come fonte di business con l'assegnazione dei singoli indirizzi.

Lo standard RFC 7686 è una pietra miliare che sancisce l'accettazione pubblica dell'importanza di un servizio come Tor, dicono gli sviluppatori del tool, e dovrebbe garantire l'inaccessibilità dei servizi .onion tramite i DNS pubblici con i vantaggi per la riservatezza che la cosa comporta per utenti, attivisti e aziende.

I gTLD .onion sono ora parte integrante di una lista di domini speciali molto ristretta (.local, .localhost, .example e altri), un risultato raggiunto con il contributo fondamentale degli ingegneri di Facebook che già nel recente passato avevano aperto le porte all'uso di Tor come tool di accesso "sicuro" al social network.
Archiviato lo status di Tor con lo standard RFC 7686, infine, IETF ha già da tempo preparato una bozza per estendere ulteriormente la lista dei gTLD a carattere speciale a quelli usati dal software peer-to-peer, vale a dire (oltre a .onion) .gnu, .zkey, .exit, .i2p e .bit.

Alfonso Maruccia
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