Alfonso Maruccia

Top500, contesa tra USA e Cina a suon di supercomputer

La nuova edizione della classifica dei super-sistemi incorona il solito "mostro" cinese come il supercomputer più potente al mondo. Sempre più numerosi i sistemi asiatici in lista, mentre gli States preparano la rivincita

Roma - La 46esima edizione della classifica TOP500 sancisce per l'ennesima volta la superiorità di Tianhe-2 (MilkyWay-2), supercomputer cinese con cuore americano che continua a rappresentare la vetta irraggiungibile del calcolo ad alte prestazioni (HPC) su scala globale. Gli States non sono contenti ma si rifaranno presto, anche se le cose sono (al solito) più complicate di così.

Tianhe-2

Tianhe-2 è il supercomputer più potente al mondo, e il traguardo non fa davvero più notizia visto che il primato dura dal 2013: con i suoi 33,86 petaflop al secondo, il super-sistema cinese gestito dal National Super Computer Center di Guangzhou distanzia con notevole margine i due sistemi americani Titan (17,59 petaflops) e Sequoia (17,1 petaflops), controllati rispettivamente dall'Oak Ridge National Lab e dal Lawrence Livermore National Lab.

Rispetto alla precedente classifica di luglio, la nuova edizione di TOP500 include solo due nuovi sistemi HPC, vale a dire l'ennesimo sistema americano (Trinity) in sesta posizione e la macchina tedesca Hazel Hen in ottava posizione. Parlando di Germania, la più recente iniziativa locale in ambito HPC si chiama JURECA ma entrerebbe a malapena fra i primi 50 supercomputer in quanto a potenza.
La Cina continua a detenere la vetta della classifica TOP500 ma lo fa usando CPU (Xeon) e co-processori x86 ad alte prestazioni (Xeon Phi) prodotti dalla americanissima Intel Corporation: non a caso il colosso di Sunnyvale continua a investire nel settore e presenta i chip Xeon Phi di nuova generazione (nome in codice Knights Landing) e l'architettura Omni-Path per incrementare in maniera sensibile la banda a disposizione per le interconnessioni tra i vari "nodi" di supercomputer e sistemi distribuiti.

In realtà la classifica TOP500 parla come sempre molto americano, visto che la succitata Intel ha rifornito di chip 445 delle macchine presenti in lista, e considerando che 201 dei 500 sistemi risiedono negli USA: la Cina però è vicina con 109 macchine contro le 107 europee e un +39 rispetto a sei mesi fa.

I veri sconvolgimenti nella lista dei super-sistemi dovrebbero arrivare nel corso dei prossimi anni, con i nuovi supercomputer americani potenzialmente in grado di surclassare Tianhe-2 e la guerra diplomatica della messa al bando di tecnologie made in USA a far sentire in pieno i suoi effetti.

A Pechino si stanno in ogni caso preparando con investimenti miliardari, mentre sul fronte tecnologico (americano) AMD ha lanciato la cosiddetta Iniziativa Boltzmann con nuovi strumenti di sviluppo, compilazione e ottimizzazione in grado di trarre vantaggio dalla heterogeneous system architecture (HSA) basata sulle CPU x86 e le GPU FirePro prodotte dalla corporation.

Alfonso Maruccia

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