Claudio Tamburrino

Google Loon, dal suolo alla stratosfera e ritorno

Mountain View continua a lavorare ai suoi palloni aerostatici per la connettività ricreando in laboratorio le condizioni nelle quali dovranno operare. E potrebbe essere pronta a conquistare gli USA

Roma - Google ha aperto una finestra sui suoi X Lab al lavoro sul Project Loon, il progetto per portare la connettività Internet nelle zone digital divise.

Il progetto Loon è diventato molto concreto negli utlimi mesi, fino a quando qualche settimana fa Mountain View ha stipulato un accordo con tre operatori indonesiani per sperimentarlo nel Paese. Ora Mountain View spiega che per verificare in laboratorio come i suoi palloni aerostatici effettivamente possano funzionare ha ricreato al chiuso le condizioni a cui sono sottoposti nella stratosfera: questo grazie alla collaborazione dei laboratori di climatica dell'Istituto McKinley della Florida e costruendo un hangar nei quali sono già stati testati i velivoli della US Air Force.


Nel frattempo, peraltro, Google sembra sia pronta a sperimentare Project Loon direttamente negli Stati Uniti: a dirlo sono una serie di documenti depositati da Mountain View presso la FCC, con cui chiede la licenza per effettuare esperimenti sullo spettro wireless in tutti e 50 gli stati ed a Porto Rico.
Ad ottobre Google aveva peraltro già presentato alla Federal Aviation Administration (FAA) due richieste per la sperimentazione di due nuovi unmanned aerial vehicles: le prime indiscrezioni parlavano di nuovi dispositivi da inquadrare nel Project Wing, l'iniziativa apparentemente accantonata con cui Google X intendeva sperimentare un sistema di consegne via droni volanti. Tuttavia fonti successive parlavano di un impiego destinato alla fornitura di connessione Internet e per la raccolta di dati, puntando dunque già il dito verso il progetto dedicato di Mountain View.

Ora, nei documenti si legge che i test dovrebbero iniziare dal primo gennaio prossimo e prolungarsi per 24 mesi ed interessare le frequenze tra i 71 ed i 76 GHz e quelle tra gli 81 e gli 86 GHz, ovvero frequenze ideali per la trasmissione di grandi quantità di dati ma a brevi distanze: probabilmente da utilizzare per scambiare dati tra i diversi palloni di Loon che invece si connetteranno a terra tramite LTE.

Per quanto, infatti, non si nomini mai il nome Loon e gran parte dei dati siano "riservati" e quindi rimossi dalla versione del documento resa pubblica, a fare richiesta del permesso è Astro Teller, il vertice di Google X Lab dove i palloni sono in sviluppo (insieme agli altri ambiziosi progetti, come i droni e le auto senza pilota) e si parla del proseguimento di esperimenti già condotti a Winnemucca, Nevada. E alcuni osservatori proprio qui hanno trovato un atto del Consiglio cittadino con cui si permette a Google di utilizzare la sua pista aeroportuale per testare "il lancio di dispositivi costituiti da palloni aerostatici".

Claudio Tamburrino
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3 Commenti alla Notizia Google Loon, dal suolo alla stratosfera e ritorno
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  • Google ha già l'opzione per vendere i palloncini alle fiere di paese, saranno i più grandi!
    Scherzi a parte, il problema più serio è fargli mantenere la stessa quota sia di giorno che di notte, questo può essere fatto solo pompando elio e poi togliendolo, senza buttarlo via.
    Quindi occorre un sistema piccolo ma sofisticato: pompette, valvoline e serbatoio, con attenzione alla differenza di pressione dentro-fuori, il tutto alla temperatura stratosferica (da -40 a -65°C).
    Un piccolo errore e PUM, il pallone si spacca.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rico
    > Google ha già l'opzione per vendere i palloncini
    > alle fiere di paese, saranno i più grandi!
    >
    > Scherzi a parte, il problema più serio è fargli
    > mantenere la stessa quota sia di giorno che di
    > notte, questo può essere fatto solo pompando elio
    > e poi togliendolo, senza buttarlo
    > via.
    > Quindi occorre un sistema piccolo ma sofisticato:
    > pompette, valvoline e serbatoio, con attenzione
    > alla differenza di pressione dentro-fuori, il
    > tutto alla temperatura stratosferica (da -40 a
    > -65°C).
    > Un piccolo errore e PUM, il pallone si spacca.

    Non tanto, la cosa più interessante è mantenere i palloni sopra lo stesso punto, visto che in quota ci sono venti parecchio forti e variabili.
    In pratica, visto che a quote differenti il vento ha direzione differente, li fanno salire e scendere in modo da farli stare perennemente in circolo. Per le varie settimane in cui un pallone sta su.
    Tutto in automatico e controllando (a regime) centinaia di palloni su aree molto grandi, gestendo pure il continuo atterraggio e recupero dei palloni "esausti" e il lancio dei nuovi.
    Non è tanto semplice come sembraSorride
    Funz
    13017
  • Non abbiamo bisogno del grande fratello fuori da ogni controllo
    non+autenticato