Claudio Tamburrino

Brevetti, Samsung paga Apple

La coreana paga a Cupertino i danni cui è stata condannata per l'annoso processo incentrato sui brevetti di iPhone e iPad. Ma si riserva di ricorrere ancora in appello

Roma - Samsung ha accettato di pagare 548 milioni di dollari di danni ad Apple in conseguenza della causa per violazione brevettuale che vede le due contrapposte ormai da anni in California.

Si tratta solo dell'ultimo capitolo dello scontro legato alle accuse di violazione brevettuale mosse da Apple a Samsung e in particolare ai brevetti di design relativi alla forma e al trade dress di iPhone e iPad, ricalcati, secondo l'accusa (e poi secondo i giudici), dai dispositivi della linea Galaxy, ed ad alcuni titoli di proprietà industriale legati a funzionalità dei suoi dispositivi.

Nonostante le due restino ottime partner commerciali, la vicenda legale che le separa è lungi dall'essere conclusa: poco più di tre anni fa, per la prima volta, un giudice USA condannava l'azienda coreana a pagare più di 1 miliardo di dollari per la violazione dei brevetti di quella statunitense, e tale verdetto è ancora valido oggi anche se modulato e circoscritto da decisioni e sentenze diverse ottenute dalle due in diversi gradi di giudizio (e che hanno ridotto la somma dovuta dalla coreana) e rispetto a singole questioni ad esso collegate.
L'annuncio dei danni dovuti oggi da Samsung è la diretta conseguenza della decisione della Corte Suprema federale di negare la sua richiesta di riesame della sentenza che ha calcolato i danni: la coreana voleva, in particolare, che fosse riconosciuta l'entità minore delle tecnologie rivendicate dai brevetti contestategli da Apple e quindi la non equità dei danni calcolati.

Samsung ha dunque annunciato ora che pagherà i danni entro dieci giorni ma, in ogni caso, si è riservata la possibilità di ricorrere in appello. Non si può ancora scrivere la parola fine a questa vicenda.

Claudio Tamburrino
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39 Commenti alla Notizia Brevetti, Samsung paga Apple
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  • - Scritto da: bertuccia
    > [img]http://data.whicdn.com/images/12175799/origin

    Esatto: come gli avatar rubati a Richard Scarry
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pianeta Copione
    >
    > Esatto

    strano, qui sì è sempre sostenuto il contrario

    > come gli avatar rubati a Richard Scarry

    in che modo il mio avatar fa concorrenza a Richard Scarry?
  • - Scritto da: bertuccia

    > strano, qui sì è sempre sostenuto il contrario

    No, qui si è sempre sostenuto che tutti copiano da tutti dall'alba del mondo e che i brevetti sull'ovvio sono da abolire

    > in che modo il mio avatar fa concorrenza a
    > Richard
    > Scarry?


    Io volevo comprare il libro perché mi piaceva il suo disegno della mela-mobile.
    Ma ora ho pigiato 'salva con nome' e quindi il libro lo lascio sullo scaffale.

    Una copia del libro è appena stata 'rubata'
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pianeta Copione
    >
    > No, qui si è sempre sostenuto che tutti copiano
    > da tutti

    no, qui il pensiero comune era che samsung non avesse copiato.

    > Io volevo comprare il libro perché mi piaceva il
    > suo disegno della mela-mobile.
    > Ma ora ho pigiato 'salva con nome' e quindi il
    > libro lo lascio sullo scaffale.

    Su Amazon e Wikipedia avresti trovato immagini a risoluzione decisamente maggiore e liberamente scaricabili.

    Una sola immagine, per di più a bassa risoluzione, non è concorrenziale nei confronti del libro.

    Se non sai più a cosa attaccarti te lo do io un consiglio
  • - Scritto da: bertuccia

    > no, qui il pensiero comune era che samsung non
    > avesse
    > copiato.

    no, qui il pensiero è che se una cosa è ovvia, è ovvio che la facciano tutti.
    E il primo che la fa non deve poterla brevettare.


    > Su Amazon e Wikipedia avresti trovato immagini a
    > risoluzione decisamente maggiore e liberamente
    > scaricabili.

    e quindi?
    Io l'ho trovata da te. E tanto mi basta per non comprare il libro.
    Vorrà dire che la prossima volta andrò su wikipedia a 'rubare' i libri.
    Ma questo mica scagiona te.


    > Una sola immagine, per di più a bassa
    > risoluzione, non è concorrenziale nei confronti
    > del
    > libro.

    ti ho appena dimostrato il contrario
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pianeta Copione

    > no, qui il pensiero è che se una cosa è ovvia, è
    > ovvio che la facciano
    > tutti.
    > E il primo che la fa non deve poterla brevettare.


    Altrimenti dovremmo pagare tutti i giorni i diritti ai discendenti del tizio che ha 'scoperto' il fuoco.
    Certo, prima di lui, si mangiava carne cruda, gli facciamo un bell'applauso, ma se non ci fosse stato lui l'avrebbe scoperto qualcun altro, non è stato certo il benefattore dell'umanità.
    Stessa identica cosa vale per tutti i cari brevetti sull'ovvio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pianeta Copione
    >
    > no, qui il pensiero è che se una cosa è ovvia, è
    > ovvio che la facciano tutti.
    > E il primo che la fa non deve poterla brevettare.

    tutto è ovvio, dopo che te l'hanno mostrato.
    il brevetto è ciò che ti permette di mostrarlo al mondo senza vanificare economicamente gli sforzi fatti per arrivare a quel risultato. Così come ha fatto Google con il Page Rank, ad esempio.


    > e quindi?

    e quindi, si parla di infrazione di copyright (quindi di furto) solo se ciò che distribuisco è in concorrenza con il prodotto oggetto del copyright.

    Nel mio caso, questa concorrenza non c'è.
    Perchè se ci fosse, dovrebbero sparire anche tutte le immagini che ci sono su Wikipedia e su Amazon, per esempio.

    Il fatto che invece ci siano, e siano liberamente scaricabili, dimostra che non si tratta di concorrenza.

    Se sostieni che sto commettendo un furto, allora commettono lo stesso furto anche Wikipedia e Amazon. Stai sostenendo questo?

    > ti ho appena dimostrato il contrario

    mai visto il termine "dimostrare" usato più a sproposito
  • - Scritto da: bertuccia


    > tutto è ovvio, dopo che te l'hanno mostrato.

    No.
    Ci sono procedure complesse. Del tutto non ovvie.
    Ma sono comunque scopribili anche da altri, pur senza copiare.

    Vuoi la dimostrazione?
    Newton e Leibniz hanno entrambi inventato il calcolo infinitesimale.
    Negli stessi anni. E non è una cosa per nulla ovvia da scoprire.
    Eppure lo hanno fatto entrambi e nessuno ha copiato dall'altro: le notazioni usate sono estremamente diverse e l'internet proprio (cit.) non c'era.
    Per la cronaca alla fine ( a quei tempi) fu attribuita a Newton, ma si usò la notazione di Leibniz che era di gran lunga migliore (è quella che si usa ancora oggi)

    > e quindi, si parla di infrazione di copyright
    > (quindi di furto) solo se ciò che distribuisco è
    > in concorrenza con il prodotto oggetto del
    > copyright.

    il tuo uso è in concorrenza: io ho appena testimoniato, pur non essendo in conflitto di interessi con l'editore, che non ho comprato il libro perché l'unica illustrazione che mi interessava ma l'hai data tu.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pianeta Copione
    >
    > No.
    > Ci sono procedure complesse. Del tutto non ovvie.
    > Ma sono comunque scopribili anche da altri, pur
    > senza copiare.
    >
    > Vuoi la dimostrazione?
    > Newton e Leibniz hanno entrambi inventato il
    > calcolo
    > infinitesimale.
    > Negli stessi anni. E non è una cosa per nulla
    > ovvia da
    > scoprire.
    > Eppure lo hanno fatto entrambi e nessuno ha
    > copiato dall'altro: le notazioni usate sono
    > estremamente diverse e l'internet proprio (cit.)
    > non
    > c'era.
    > Per la cronaca alla fine ( a quei tempi) fu
    > attribuita a Newton, ma si usò la notazione di
    > Leibniz che era di gran lunga migliore (è quella
    > che si usa ancora
    > oggi)

    e quindi chi stabilisce cosa è ovvio e cosa no?
    tu?

    ma sì, tanto hai già stabilito (per tutti) cosa rappresenta infrazione di copyright (sempre secondo un tuo personalissimo e soggettivo parere)


    > il tuo uso è in concorrenza:

    e allora lo è anche per Wikipedia e Amazon.

    Siamo giunti alla conclusione assurda, con la quale si dimostra la falsità dell'assunto iniziale.