Luca Annunziata

Tutta di digitale la scuola voglio vestire

Si moltiplicano le iniziative per trasformare l'istruzione italiana. Ma è davvero arrivata la volta buona per un ammodernamento?

Tutta di digitale la scuola voglio vestireRoma - Da pochi giorni si sta consumando l'ennesimo tormentone della scuola digitale: il Governo lancia il proprio piano, le aziende organizzano eventi e demo per mettere in mostra il proprio contributo effettivo o potenziale in questa svolta epocale. A noi resta da capire, guardando il più possibile da spettatori neutrali questo movimento, se si tratti di una svolta effettiva per quanto riguarda i giovani che transitano oggi attraverso la scuola dell'obbligo o se invece, ancora, siamo perennemente all'inseguimento di un miraggio. Tanto più, facendo del benaltrismo a buon mercato, che alla scuola italiana non basterà introdurre semplicemente il digitale nel corso di studi per colmare il ritardo infrastrutturale di locali e anzianità del corpo docente da cui è afflitta.

microsoft edu dayGuardando ai buoni propositi messi assieme dal MIUR nel suo Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) pare tuttavia di cogliere una certa lucidità nelle priorità definite: se al primo posto della lista c'è la banda larga nelle scuole, con tanto di contributo economico ministeriale per abbassare il costo che ciascun istituto deve affrontare per avere fibra o altra tecnologia ad alte prestazioni a disposizione, non mancano riferimenti alla formazione dei docenti e l'avvio di una rassegna per stabilire con esattezza quali siano le dotazioni attuali degli istituti per comprendere come e dove investire i soldi italiani e dei Fondi Strutturali Europei. Ovvero: stop agli inutili finanziamenti a pioggia, spazio a un censimento che dica quali sono davvero le esigenze delle singole scuole.

Sulla pagina del MIUR dedicata al progetto c'è poi tanto di riferimento puntuale ai bandi istituiti per promuovere le attività digitali a scuola, con la creazioni di ambienti specifici dove esercitare la didattica e indicazioni su quali siano gli interventi a cui dare la priorità e persino in che ordine. Il Ministero ha specificato anche quanti soldi investirà su ciascun capitolo facendo riferimento a fondi già stanziati (quindi immediatamente disponibili), ponendo delle sfide al personale (dirigenti e docenti) per provare a spingerli ad arrischiarsi in territori inesplorati con la prospettiva di un incentivo economico. L'ammodernamento, poi, passerà anche per la digitalizzazione dei processi: ovvero la creazione di profili digitali per studenti e insegnanti (dove monitorare progressi e aggiornamenti di entrambi), e la promozione definitiva del registro elettronico e altre tecnologie per migliorare la comunicazione tra i diversi attori coinvolti nel mondo dell'istruzione.
Suggestivo anche che tra le azioni proposte dal PNSD ci sia la promozione delle competenze digitali: uscendo dall'ottica vetusta che vede l'informatica e Internet in competizione con il "Sapere" propriamente detto, il piano si spinge anche a ipotizzare il BYOD (bring your own device) a scuola. La realtà è che gli studenti, quasi tutti ormai, hanno in tasca terminali con potenze e connettività spesso superiori alla dotazione scolastica: permettere loro di sfruttarli, di usufruire della ricchezza delle informazioni della Rete per una stimolazione cross-mediale invece di ridurre gli smartphone e i tablet unicamente a distrazione nel corso delle lezioni, è un passo in avanti notevole.


microsoft edu dayÈ in questo ambito che si muovono le iniziative come ad esempio quella mostrata da Microsoft nel corso di una manifestazione organizzata a Roma la scorsa settimana: sul palco di una sala conferenze della Capitale affollata di insegnanti, dirigenti e anche alunni di ogni ordine e grado, è toccato all'AD Carlo Purassanta e ai suoi collaboratori mostrare le idee che Microsoft ha da proporre per cambiare la didattica. E, a sorpresa, in quella occasione la più gettonata dagli speaker e dagli spettatori è un videogioco: "Minecraft è già presente oggi nella quotidianità di ogni bambino. Se chiedi a una classe chi è che conosce e usa Minecraft, praticamente alzano tutti la mano - ci racconta Francesco Del Sole, responsabile dell'area educational per la filiale italiana dell'azienda di Redmond - Minecraft è un gioco diffusissimo, il gioco più venduto al mondo probabilmente, ma è un gioco che soprattutto dà la possibilità di creare oggetti in una logica computazionale e dà la possibilità di immergersi in mondi che il bambino stesso può creare".

Dal punto di vista didattico si possono fare diversi utilizzi di Minecraft: lo si può impiegare per esempio per sviluppare competenze informatiche, visto che è possibile creare oggetti semplici e complessi nel gioco che funzionano anche in base ai più classici operatori logici dell'algebra di Boole (AND, OR, NOT ecc) o seguendo gli schemi classici delle istruzioni condizionali (IF THEN). Così i ragazzi imparano, divertendosi, a combinare assieme questi elementi e acquisiscono competenze che potranno essere riapplicate direttamente alla programmazione in seguito. Ma non è solo una questione di portare un videogame in classe: "Tutto questo fa parte di un programma che stiamo portando avanti in collaborazione con il MIUR e il CINI - racconta a Punto Informatico Del Sole - si chiama Programma il futuro e sta avendo molto successo: solo noi di Microsoft abbiamo già formato più di 3.000 bambini sul coding".

microsoft edu day

Naturalmente non basta che i ragazzi sappiano usare Minecraft perché ciò possa portare giovamento: occorre che anche i docenti siano pratici della tecnologia, così come è indispensabile che la dirigenza scolastica fornisca l'indirizzo necessario a impiegare e spingere queste novità in aula. Sul palco, non a caso, Purassanta ha annunciato un nuovo programma che vedrà il coinvolgimento di 600 presidi (che altro non è se non la vecchia denominazione degli attuali dirigenti scolastici), distribuiti equamente tra nord-centro-sud, a cui verranno fornite competenze specifiche per la creazione e la gestione di progetti dal forte connotato digitale che poi potranno mettere in pratica nel loro istituto.

samsung smart futureCon spirito analogo c'è un'altra iniziativa partita sempre da una big dell'industria delle nuove tecnologie, anche se in questo caso si passa dal software all'elettronica di consumo: Samsung, sempre di concerto col MIUR, sta portando avanti in 54 classi vincitrici di apposito bando il progetto Smart Future (e si sommano ad altre 48 che già dal 2013 partecipano all'iniziativa), volto a testare l'impiego di ausili moderni alla didattica. Nella classe 2C della scuola media Massimo Gizio alla periferia di Roma sono stati installati una serie di dispositivi che cambiano le dinamiche in aula: via la lavagna, sostituita da un maxi-schermo interattivo, via libri e quaderni sostituiti dai tablet. Anche il diario e l'assegno vanno in pensione: il lavoro viene archiviato e messo a disposizione nel server di classe, da dove gli alunni possono prelevarlo anche se per qualche giorno si sono assentati.


Come nel caso di Microsoft, anche Samsung non trascura la necessità di formare pure i docenti che questi nuovi strumenti dovranno usarli: ci sono 35 insegnanti che sono stati selezionati e vengono addestrati a divenire Educational Ambassador, così da farsi portavoce e tutor dei colleghi che operano poi in classe. L'obiettivo di Samsung, e del MIUR che ha accettato di avviare una collaborazione con l'azienda, è di rinnovare anche in questo caso le dinamiche di divulgazione (i ragazzi hanno accesso a strumenti multimediali e l'insegnante può valutare al meglio il loro progresso con dati oggettivi), senza trascurare la possibilità di collaborare tra diversi insegnanti di diversi istituti grazie alla natura digitale del materiale prodotto che può essere facilmente condiviso.

A guardare quello che ci mostrano queste aziende si può fare una considerazione, questa volta positiva: l'evoluzione di questi strumenti, hardware e software, ha raggiunto un livello tale da costituire effettivamente un valido supporto per la scuola. Peso ridotto, schermi luminosi, autonomia adeguata: un tablet odierno può davvero sostituire i libri di testo, e lo stesso vale per le e-board che possono tranquillamente mandare in pensione le vecchie lavagne di ardesia (o, meglio ancora forse, affiancarle). Il vero scoglio da superare è legato a quanto di vecchio ancora alberga in classe: metodi di insegnamento che non si sono adeguati alle nuove tecnologie, mancanza di connettività (in certi casi anche solo guardare un video su YouTube può rivelarsi proibitivo), libri di testo che tutto sono tranne che rispettosi di formati aperti e interoperabili.

samsung smart futureIl fatto che nel PNSD varato dal ministro Giannini, tra l'altro presente alla inaugurazione di Samsung a Roma, e dai suoi collaboratori questi siano tutti argomenti affrontati regala un po' di speranza. Bisognerà però verificare che davvero i fondi per i cablaggio prioritario dei distretti scolastici finiscano per garantire un'efficace banda larga alle scuole, e se davvero la classe degli insegnanti accoglierà i nuovi metodi e le nuove tecnologie in aula. Forse più che 500 euro l'anno da spendere in un tablet nuovo, quasi inevitabilmente, occorrerebbe vincolare quelli e altri fondi nell'aggiornamento coatto di chi è volente o nolente un forzato digitale. Con la speranza che il piano di assunzioni varato e il concorso che il Governo si appresta ad annunciare apportino anche un necessario cambio generazionale.

a cura di Luca Annunziata
19 Commenti alla Notizia Tutta di digitale la scuola voglio vestire
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  • Tratto dall' articolo e sintetizzato:

    "Il governo lancia il proprio piano, le aziende organizzano eventi. A noi resta da capire, se si tratti di una svolta effettiva o se invece siamo all'inseguimento di un miraggio."

    Incontro fra multinazionali straniere e politicani italiani? Tante mazzette, ma soprattutto tante costosissime licenze software a fare la muffa nei cassetti per la felicità della filiera dei parassiti.

    Cosa ne sarà di prof. e alunni? Capre digitali come prima e è più di prima.

    Tutto regolare: il contribuente (fesso) approva.
    non+autenticato
  • - Scritto da: microsung
    > Tratto dall' articolo e sintetizzato:
    >
    > "Il governo lancia il proprio piano, le aziende
    > organizzano eventi. A noi resta da capire, se si
    > tratti di una svolta effettiva o se invece siamo
    > all'inseguimento di un
    > miraggio."
    >
    > Incontro fra multinazionali straniere e
    > politicani italiani? Tante mazzette, ma
    > soprattutto tante costosissime licenze software a
    > fare la muffa nei cassetti per la felicità della
    > filiera dei
    > parassiti.
    >
    > Cosa ne sarà di prof. e alunni? Capre digitali
    > come prima e è più di
    > prima.
    >
    > Tutto regolare: il contribuente (fesso) approva.

    solo mero marketing, è tutto marketing aziendale.
    Io sono il fuddaro io fuddo :^()
    non+autenticato
  • Tu.... paghi!
    non+autenticato
  • Il PNSD mi sembra ottimo e la maggior parte delle idee contenute in esso è giusta. Il problema sono i docenti, non solo quelli anziani, anzi, paradossalmente il problema maggiore sono proprio i docenti giovani, che sono per natura restii ad usare la tecnologia e molto spesso si oppongono ai cambiamenti anche minimi nel loro lavoro. Non basteranno dei corsi di formazione per migliorare la situazione: i docenti dovrebbero cominciare ad utilizzare quotidianamente la tecnologia anche a casa e dovrebbero entrare nell'ordine di idee che la tecnologia non si impara con dei corsi di formazione ma sperimentando ed informandosi quotidianamente in autonomia, senza aspettare l'intervento e i soldi dello stato. Quando si fanno corsi di formazione sulla tecnologia gli insegnanti continuano a prendere un sacco di appunti e cercano di imparare a memoria decine di procedure, ma in questo modo invece di ragionare su quello che stanno facendo si fossilizzano su una successione di azioni che perde totalmente di significato.
    Un altro problema è che in Italia, patria dell'arte figurativa, della letteratura e del bel canto, tradizionalmente si pensa ancora oggi che la cultura umanistica sia in competizione con le abilità tecniche e sia ad esse superiore: quindi ad esempio studiare a memoria il "Cinque Maggio" di Manzoni è considerato più importante che saper accendere un PC, oppure ci si vergogna di non conoscere la Divina Commedia o di non riconoscere un quadro famoso ma nessuno si scandalizza se poi le stesse persone che danno sfoggio di cultura con la C maiuscola non sanno cosa sia un firewall o come si regola la privacy di un social network. E' una questione di mentalità: chi conosce la letteratura è considerato una grande persona, chi invece sa usare bene la tecnologia è uno sfigato. Non c'è verso di far capire che l'innovazione tecnologica è cultura tanto quanto l'arte e la letteratura e che un videogioco creato a regola d'arte ha valore tanto quanto un buon libro o un bel quadro. C'è insomma una sorta di snobismo umanistico che ha radici antiche e profonde ma che è duro a morire, soprattutto nel corpo docente, anche fra i più giovani, che si sente garante di una cultura antica che non ammette impurità tecnologiche.
    L'ultimo problema fondamentale è che, almeno nelle elementari e nelle medie, ci sono tropo pochi insegnanti uomini e le donne italiane purtroppo sono tradizionalmente meno avvezze all'uso della tecnologia e considerano la tecnologia poco importante.
    Io credo che l'unica via sia dare paletti molto stretti e obbligare chiunque lavori nella scuola ad usare in modo massiccio la tecnologia in pochissimi anni. Purtroppo è stato dimostrato che lasciare il tutto all'iniziativa del singolo non dà frutti. Gli insegnanti hanno avuto trent'anni per abituarsi ad usare questi strumenti ma si sono sempre rifiutati di vivere nel loro tempo e si sono sempre trincerati in un limbo temporale fatto di anni '70, sindacati, scioperi, carta, penna e demonizzazione della tecnologia. Da troppi anni li si sente ripetere frasi come "non siamo ancora pronti!" e "non sono queste le cose importanti!" o ancora "a scuola c'è bisogno di umanità, non di tecnologia!", frasi fatte e demagogiche che non hanno nessun senso se non quello di deresponsabilizzare sé e la propria corporazione.
    non+autenticato
  • Prima di tutto, devo proprio farlo presente allo staff di Punto Informatico, ormai scrivere in pace un qualsiasi intervento direttamente sul web form è diventata un'impresa improba perché la pagina si ricarica ogni cinque minuti e il messaggio viene cancellato, tocca scriverlo prima da qualche altra parte e dopo fare un copia e incolla.

    Detto questo concordo pienamente con il tuo intervento: è proprio vero che in un paese come il nostro con la sua cultura millenaria le tradizioni umanistiche vengono considerate superiori alle conoscenze tecnico-scientifiche, e questo influenza anche il nostro modo di vedere la realtà, dato che gli italiani in genere ritengono che non possa mutare in modo qualitativo / sostanziale perché credono che i valori di riferimento restino sempre gli stessi, cosa che non corrisponde alla realtà perché anche i valori si modificano, evolvono in base ad i cambiamenti tecnologici, sociali ed economici. Questo modo di vedere le cose ha relegato il nostro paese in un limbo fatto da una ingiustificabile arretratezza nell'adozione delle tecnologie, un limbo in cui credo che gli insegnanti di cui sopra si trovino in fondo a loro agio: a tutti noi piacerebbe rifugiarsi in un ambito protetto dai cambiamenti, protetto da una realtà che cambia sempre più velocemente, ma non questo posto non esiste, gli insegnanti devono rendersene conto. E questo lo dico al netto dei cambiamenti futuri, più drastici, che potrebbero interessare la loro categoria, come una decimazione del personale per mezzo di strumenti che ora stanno prendendo piede in ambito universitario come l'e-learning, fattori che non credo abbiano anche solo preso in considerazione.

    - Scritto da: Charles Baudelaire
    > Il PNSD mi sembra ottimo e la maggior parte delle
    > idee contenute in esso è giusta. Il problema sono
    > i docenti, non solo quelli anziani, anzi,
    > paradossalmente il problema maggiore sono proprio
    > i docenti giovani, che sono per natura restii ad
    ....
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    Modificato dall' autore il 09 dicembre 2015 04.47
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  • Il problema degli insegnanti è strutturale: gli insegnanti possono insegnare materie di cui hanno fatto un corso biennale all'università, e poi si pensa di migliorare la situazione con corsi/abilitazioni al massimo di qualche decina di ore.E' completamente sbagliato.
    Il modo corretto di insegnare qualcosa è lavorare in quel campo che sia materia umanistica o tecnico scientifica, fare almeno una esperienza di una decina di anni in un determinato settore ed a questo punto una persona potrebbe avere qualcosa da insegnare dopo avere fatto esperienza sul campo. Con i corsi di abilitazione si prepara la persona ad insegnare quello che ha imparato nel proprio lavoro. A questo punto si risolverebbe anche il problema dei 40/50enni con una esperienza lavorativa che vengono licenziati perchè "costano troppo".
    Morale: uno lavora quando è giovane ed insegna quando è più vecchio. Mi sembra anche un discorso più logico e naturale.
    non+autenticato
  • Ah, ma allora non sono solo io che non riesco a scrivere su questo sito! E' veramente una roba impossibile, ed è così da mesi! Perché nessuno la mette a posto?
    Comunque sono d'accordo con tutti.
  • Nel browser disabilita l'aggiornamento dei metadati.
    non+autenticato
  • - Scritto da: clauderouges
    > Ah, ma allora non sono solo io che non riesco a
    > scrivere su questo sito! E' veramente una roba
    > impossibile, ed è così da mesi! Perché nessuno la
    > mette a
    > posto?
    > Comunque sono d'accordo con tutti.
    e' che a p.i. sono rimasti solo i giornalai... x es sono ANNI che non puoi embeddare una immagine che sia in un sito HTTPS perche' screwa il post .mah...
    cmq "sistemare il refresh" ormai e' una FAQ .... Firefox > digita about:config nell'URL bar e sbatti accessibility.blockautorefresh a true
    non+autenticato
  • Perché dovrei cambiare io le impostazioni del browser? E' l'unico sito al mondo in cui mi succede una cosa simile. Non farebbero prima a cambiare qualcosa nel sito? Scusate, io non me ne intendo ma cosa succede se cambio l'aggiornamento dei metadati? C'è qualche controindicazione?
  • - Scritto da: clauderouges
    > Perché dovrei cambiare io le impostazioni del
    > browser?

    Perchè loro non cambieranno mai il sito, ergo se la cosa ti fastidia dovrai risolvere lato tuo.

    > E' l'unico sito al mondo in cui mi
    > succede una cosa simile. Non farebbero prima a
    > cambiare qualcosa nel sito? Scusate, io non me ne
    > intendo ma cosa succede se cambio l'aggiornamento
    > dei metadati? C'è qualche controindicazione?

    No, ma alla redazione la cosa non interessa minimamente.
    non+autenticato
  • .... cmq sappi che quotare in questo modo (top posting & co) e' VIETATO perfino dalla convenzione dei diritti dell'uomo. bestia!






    PS: mannaggia chi ha dato al volgo i cellulari outlook e gmail.....
    non+autenticato
  • Inoltre non si quota in toto e basta, ma si quota quando si vuole rispondere ad alcune parti del discorso e la risposta per comodità di lettura deve essere sotto il pezzo quotaato. Altrimenti non ha senso proprio quotare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > Inoltre non si quota in toto e basta, ma si quota
    > quando si vuole rispondere ad alcune parti del
    > discorso e la risposta per comodità di lettura
    > deve essere sotto il pezzo quotaato. Altrimenti
    > non ha senso proprio
    > quotare.
    mah... quello e' il meno. cioe' per mostrare che stai seguendo un thread, e pero' NON vuoi rispondere in-line (che sarebbe la cosa migliore) puoi anche quotare il post (*SE* e' CORTO. se no TAGLI e lasci le prime righe). Qua oltre che chilometrico (male!) e senza in-line (malino!) era pure top post (malissimo!), cazzo. Una cosa odiosa leggere risposte PRIMA delle considerazioni a cui rispondi
    non+autenticato
  • "c'è la banda larga nelle scuole" ... peccato che quando il bambino va al cesso rimane con il culo sporco se qualcuno a casa non ha provveduto a mettere il rotolo di carta igienica nello zaino.

    Le scuole non hanno nemmeno il denaro per comprare la carta igienica ...
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > "c'è la banda larga nelle scuole" ...
    > peccato che quando il bambino va al cesso rimane
    > con il culo sporco se qualcuno a casa non ha
    > provveduto a mettere il rotolo di carta igienica
    > nello
    > zaino.
    >
    > Le scuole non hanno nemmeno il denaro per
    > comprare la carta igienica

    Già, però far valorizzare la scuola da multinazionali come microsoft non penso sia una bella idea.
    Programmi proprietari con cui affiliare i futuri user.
    A microloft non importa nulla della scuola,solo di fare business, se non ora , un domani.

    > ...
    non+autenticato