Gaia Bottà

Revenge porn, carcere per Hunter Moore

L'operatore del sito IsAnyoneUp.com, fra i primi a lucrare sul desiderio di vendetta a mezzo scatti intimi, sconterà 30 mesi di carcere per cracking e furto di identità

Roma - Fra i primi operatori di un sito e di un business incentrati sul revenge porn, IsAnyoneUp.com, capace di attirare negli scorsi anni l'ira tanto delle sue vittime, inconsapevoli protagoniste di scatti rubati all'intimità, quanto la vendetta di Anonymous, Hunter Moore ha incassato il giudizio emesso dal tribunale californiano presso cui è stato giudicato: dovrà scontare 30 mesi di carcere per cracking e furto di identità.

Moore nel 2012 aveva ceduto il dominio IsAnyoneUp.com, che fruttava 20mila dollari al mese solo in advertising: la sua attività, condotta in collaborazione con tale Charles Evens, prevedeva la raccolta di immagini intime condivise da utenti in cerca di vendetta e il rastrellamento di scatti pruriginosi con l'accesso illecito a caselle email a mezzo ingegneria sociale.

Moore, arrestato nel 2014, nello scorso mese di febbraio aveva ammesso le proprie colpe, nel tentativo di negoziare con le autorità statunitensi uno sconto della pena. È riuscito nel proprio intento: dell'accusa di associazione a delinquere, dei sei capi d'accusa per accesso non autorizzato a sistemi informatici e furto di identità, Moore è stato punito per un solo capo d'accusa di cracking e di furto di identità. Avrebbe potuto essere condannato a una pena massima di 7 anni di carcere e a una multa di 500mila dollari, ma trascorrerà 30 mesi in carcere, pagherà una sanzione di 2mila dollari e un risarcimento di 145,70 dollari ad una delle vittime, e una volta rilasciato dovrà sottostare per tre anni a un regime di libertà vigilata, dando conto alle forze dell'ordine della propria attività informatica.
La pena che la giustizia della California ha disposto per l'operatore di IsAnyoneUp.com non è legata esplicitamente alle attività di revenge porn operate dal sito. L'attività di Moore ha però ispirato il legislatore della California, che nel 2013 ha approvato una norma volta al contrasto della condivisione di immagini intime senza il consenso della persona ritratta: la prima condanna inflitta sulla base di questa legge risale allo scorso anno, quando il 36enne di Los Angeles Noe Iniguez è stato punito con un anno di carcere e tre anni di libertà vigilata per aver pubblicato in Rete immagini intime della propria compagna, accompagnate da commenti denigratori.

Gaia Bottà
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