Gaia Bottà

Twitter chiude il becco ai terroristi

La piattaforma di microblogging dà i numeri delle sospensioni degli account latori di odio a sfondo estremista. Ma ammette altresì che non esistono algoritmi magici per operare sulle manifestazioni del pensiero degli utenti

Roma - Investita della responsabilità di collaborare nel nome della lotta al terrorismo e alla diffusione di messaggi di odio, Twitter intende mostrarsi in prima linea nella soppressione del Terrore online: è in questa prospettiva che illustra la propria strategia, affiancando ai numeri degli account ridotti al silenzio le dovute precisazioni relative alla difficoltà di individuare i criteri sulla base dei quali negarsi.

Account sospeso

Da tempo additata dal mondo politico quale veicolo di propaganda nelle mani degli estremismi, nei mesi successivi ai fatti di Parigi, dall'attentato alla redazione di Charlie Hebdo alle più recenti esplosioni di violenza, la piattaforma di microblogging ha agito fino a inimicarsi sedicenti rappresentanti dello Stato Islamico. Sono oltre 125mila gli account sospesi da metà 2015 ad oggi sulla base delle condizioni d'uso, account "principalmente correlati all'ISIS" e ritenuti "promuovere o minacciare atti terroristici".

Per farlo, Twitter si è avvalsa di un numero sempre maggiore di revisori, nonché di strumenti automatici volti ad analizzare i cinguettii simili e gli account che rilancino quelli oggetto di segnalazioni, così da accorciare sensibilmente i tempi di risposta.
Se non tutti gli utenti si ritengono soddisfatti della reazione di Twitter agli estremismi, la piattaforma sottolinea il plauso di autorità che da mesi sono tornate ad invocare la collaborazione degli intermediari della Rete nel supportare le cause della sicurezza nazionale.
Ma Twitter ammette altresì che il compito di cui si è fatta carico non è affatto semplice: non sempre è possibile mantenere il delicato bilanciamento tra le policy interne, le necessità delle forze dell'ordine e i diritti degi utenti ad impiegare la piattaforma per esprimersi e informarsi. Orientarsi nelle differenze tra i quadri normativi dei paesi del mondo valutando i contenuti postati dagli utenti, lo dimostrano i fatti, è inevitabilmente un'operazione che comporta un margine di discrezionalità: "non esiste un algoritmo magico per individuare i contenuti a sfondo terroristico sulle piattaforme online" spiega il servizio di microblogging. Ma non è un buon motivo per rassegnarsi: con la collaborazione di diverse organizzazioni impegnate nella lotta al terrorismo per individuare e soppesare i post forieri d'odio, Twitter sottolinea di voler continuare a "applicare aggressivamente le regole in questo ambito" di voler continuare a lavorare insieme alle autorità per "trovare soluzioni" per confrontarsi con la violenza cinguettata e promuovere messaggi positivi.

Gaia Bottà
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