Alfonso Maruccia

Errore 53, Apple corre ai ripari

Cupertino rilascia una patch pensata per mitigare le conseguenze del famigerato blocco dei terminali iOS. Una soluzione che risolve il problema solo in parte, e che non chiude le vertenze aperte

Roma - Tanto rumore fecero polemiche e avvocati che l'Errore 53 finì in patch: Apple ha rilasciato una nuova versione dell'ultimo update per iOS, del tutto identica a quella precedente tranne che per il diverso comportamento del terminale nel caso dell'oramai ben noto messaggio di errore. Un errore che ora non renderà più inaccessibili i dati "imprigionati" sui gadget di Cupertino.

L'Errore 53 è una funzionalità di sicurezza che rende un iPhone di fatto inutilizzabile nel caso in cui l'utente si rivolga a centri di riparazione non autorizzati, un meccanismo pensato per proteggere il lettore di impronte integrato nel terminale (Touch ID) dalle manomissioni per cui gli Apple-fan si lamentano da mesi e che è salito alla ribalta delle cronache a seguito della denuncia del giornalista Antonio Olmos.

Cupertino aveva inizialmente difeso il blocco del cellulare in caso di manomissione, descrivendolo appunto come un sistema di salvaguardia di Touch ID contro potenziali attacchi da parte di malintenzionati. Chi si è rivolto all'avvocato e chi ha avviato una class action contro Apple non la pensa evidentemente alla stessa maniera.
Apple ha ora cambiato posizione sull'Errore 53 riducendo in maniera sensibile gli effetti anti-utente della sua "funzionalità": la versione aggiornata di iOS 9.2.1 ripristina il funzionamento dello smartphone anche in caso di riparazione non autorizzata, ma il lettore di impronte Touch ID continuerà a non funzionare fino a quando un tecnico autorizzato dalla corporation a che non ci metterà le mani sopra.

Il mutato comportamento dell'Errore 53 dovrebbe servire a stemperare un po' i toni delle polemiche e augurabilmente - dal punto di vista di Apple - a spuntare le lame già affilate dei proponenti della succitata class action. Cupertino si scusa per quello che è nato come un "test di fabbrica" che nelle (buone?) intenzioni dell'azienda statunitense non avrebbe dovuto causare problemi agli utenti finali.

Alfonso Maruccia
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