Gaia Bottà

Face book, la Cina non se la beve

Un'azienda cinese che opera nel settore conserviero e delle bevande ottiene un marchio troppo simile a quello del social network. Le autorità annullano il marchio, ma non sulla base della popolarità di Facebook

Roma - Facebook non sarà associato al refrigerio offerto da una bevanda o alla praticità di un cibo conservato in scatola: il tentativo di un'azienda alimentare cinese di sfruttare la fama globale del marchio del social network si è scontrata con la decisione di un tribunale di Pechino.

Facebook

Zhujiang, questo il nome dell'azienda operativa nel settore alimentare che si è resa protagonista del caso, nel 2011 si era rivolta alle autorità cinesi per registrare il marchio face book (e il corrispettivo cinese lian shu), nell'intenzione di associarlo a delle proprie linee di prodotti. Una richiesta concessa al dirigente Liu Hongqun nel 2014: Zhujiang avrebbe potuto impiegare il marchio per i propri prodotti, nel settore conserviero e delle bevande. All'indomani dell'approvazione, Facebook si era rivolto alla giustizia cinese: il social network aveva fatto richiesta di registrazione per il proprio marchio nel 2006, ottenuto nel 2009, e un'altra azienda, benché operativa in un ambito completamente diverso, non avrebbe potuto approfittane.

Le precedenti decisioni non definitive delle autorità cinesi sono state confermate ora dal tribunale di Pechino: a Zhujiang è stata revocata la possibilità di impiegare il marchio face book, nonostante l'azienda attribuisse la scelta del marchio a antiche tradizioni.
Il caso, simile a quello che ha coinvolto Apple nei giorni scorsi, culminato con una decisione di segno opposto da parte della giustizia cinese, ha riconosciuto le ragioni di Facebook. Anzi, per meglio dire, ha riconosciuto l'illiceità dell'operazione di registrazione da parte di Zhujiang: le prove fornite da Facebook per dimostrare la propria popolarità in Cina non hanno convinto il tribunale, forse perché il social network non è accessibile entro i confini della Grande Muraglia digitale. Sono stati invece i comportamenti recidivi del dirigente dell'azienda Liu Hongqun, colto a fare richiesta di registrazione per marchi troppo simili a quelli associati a prodotti più che conosciuti, a far propendere le autorità per l'annullamento della registrazione.

Gaia Bottà
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