Alfonso Maruccia

App store, come si cambia

Apple annuncia importanti cambi di policy nella gestione del proprio App Store. Google è già pronta a rispondere. Entrambe promettono agli sviluppatori l'85 per cento

Roma - Apple ha anticipato le novità in arrivo sull'App Store, piattaforma di digital delivery che presto dovrebbe risultare essere più conveniente sia per gli sviluppatori che per gli utenti. Più advertising, ma anche più ricavi e sottoscrizioni per tutti.

Il cambiamento più significativo riguarda certamente il nuovo regime di suddivisione dei ricavi, che ora è fermo a un rapporto di 70 a 30 (dove Apple trattiene un 30 per cento dei guadagni derivanti dal download di app) e che ora diventerà di 85 a 15 dopo il primo anno di permanenza di una app sullo store.

Cupertino ha in sostanza deciso di ridurre la sua "tassa" sull'App Store del 50 per centp, e a maggior riprova dei nuovi vantaggi per gli sviluppatori c'è poi l'apertura del modello di vendita basato su sottoscrizioni a tutte le categorie di app: anche i tool per la produttività, oltre a tutto il resto, potranno ora tenere legati gli utenti chiedendo il pagamento di un obolo periodico per il continuo funzionamento del software.
Le sottoscrizioni aperte a tutto hanno la potenzialità di trasformare qualsiasi app in un "servizio" eterodiretto e Internet-dipendente, un rischio che per software house e sviluppatori è ovviamente un vantaggio dalle potenzialità tutte da sperimentare.
Chiudono infine la tornata di novità dell'App Store di Cupertino un nuovo meccanismo di promozione a pagamento delle app (una alla volta) nelle ricerche degli utenti, e una velocizzazione significativa dei tempi di approvazione della pubblicazione che ora saranno - secondo le promesse di Apple - di 24 ore per il 50 per cento delle app e 48 ore per il 90 per cento delle proposte.

La nuova policy di Cupertino non è esente da critiche, soprattutto sul fronte della nuova forma di app "sponsorizzate" nelle ricerche degli utenti, ma certo chi ne subirà le maggiori conseguenze saranno i concorrenti nel modello della distribuzione di software sotto forma di app monofunzionali.

Amazon dovrà a questo punto giustificare la decisione di eliminare il supporto dei gadget Apple sulla app di streaming Prime Video, mentre per quanto riguarda Google una prima, importante risposta alla mossa di Cupertino sembra essere già pronta da tempo: Mountain View si prepara ad adottare lo stesso schema di ricavi suddivisi secondo un rapporto di 85 a 15, uno schema che l'azienda già sperimenta da un anno e che, diversamente dall'App Store di Apple, entrerà in vigore immediatamente senza dover attendere i 12 mesi del vecchio regime imposti dalla concorrenza.

Alfonso Maruccia
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