Alfonso Maruccia

Adblocker, Adblock Plus contro Facebook

La decisione del social network di contrastare il lavoro degli adblocker provoca la reazione degli sviluppatori del tool più popolare nel suo genere. Facebook è "anti-utente", denuncia AdBlock Plus, mentre il dibattito continua

Roma - Facebook ha deciso di combattere in maniera attiva gli adblocker, vale a dire quei tool pensati per bloccare la visualizzazione della pubblicità durante la navigazione dei siti Web. Un tipo di software sempre più popolare, e che con uno dei suoi principali rappresentanti non la manda a dire al social network in blu.

Stando a quanto sostiene il team di Adblock Plus, infatti, la decisione di Facebook di bypassare l'azione degli adblocker è "anti-utente": nel giustificare il suo nuovo piano d'azione, Menlo Park ha ammesso il fatto che i suoi "clienti" sono soliti usare questo genere di tool per bloccare l'advertising fastidioso che distrae dalla consultazione del sito.
Anche Facebook ammette quindi l'utilità intrinseca e la scelta di usare gli adblocker, spiegano da Adblock Plus, ma nel contempo la corporation preferisce togliere quella possibilità di scelta agli utenti impastando e "camuffando" l'advertising con il codice principale del social network.

Nulla di preoccupante, in ogni caso, concludono gli sviluppatori, visto che si tratta solo di una fase nell'eterna rincorsa del gatto col topo e gli adblocker risponderanno presto alla forzatura di mano dell'azienda di Mark Zuckerberg.
Se non altro, concede Adblock Plus, la mossa di Facebook ha evidenziato al di là di ogni ragionevole dubbio l'importanza primaria che hanno assunto i software anti-pubblicità sul mercato, un'importanza che continua e presumibilmente continuerà ad alimentare il dibattito tra gli addetti ai lavori per i mesi (gli anni?) a venire.

Per ora, nel dibattito sugli adblocker Facebook sostiene di voler giocare il ruolo di apripista: la somministrazione forzata della pubblicità è più una questione di principio che altro, ha ammesso la corporation, che adblocker o meno continua a fare soldi a palate. E poi c'è chi come Wired, che pure ha reso estremamente fastidiosa la consultazione del suo sito a chi usa un adblocker, ammette l'impossibilità di salvare l'advertising dal suo implacabile cacciatore naturale.

Alfonso Maruccia
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