Luca Annunziata

Rosetta, missione compiuta

Dopo oltre 10 anni di viaggio e più di due in compagnia di una cometa, la sonda ha terminato il volo con un impatto sulla superficie

Milano - Rosetta, la sonda dell'Agenzia Spaziale Europea che negli ultimi due anni ha seguito da vicino la cometa 67P Churymov-Gerasimenko, ha terminato il suo viaggio con un impatto spettacolare sulla superficie del corpo celeste. La conferma ufficiale del contatto è avvenuta alle 13:19, ora dell'Europa centrale, e segna la fine dell'avventura iniziata nel 2004 e che ha visto coronato dal successo l'imponente sforzo da 1,3 miliardi di euro compiuto da ESA per attrezzare una sonda tra le più avanzate mai lanciate dall'uomo nello spazio.



Sono stati percorsi oltre 6 miliardi di chilometri da Rosetta, che ha affiancato e orbitato attorno alla cometa 67P sin dall'agosto del 2014. Tre mesi dopo era partita anche la missione Philae, ovvero una sonda-figlia che si era staccata da Rosetta stessa per raggiungere la superficie della cometa: purtroppo un'operazione non del tutto riuscita, e solo pochi giorni fa la posizione di Philae è stata individuata in un crepaccio lungo la superficie, luogo dove era finita dopo alcuni rimbalzi dopo il tentativo di atterraggio, e da dove non era stato possibile garantire la sua operatività a causa della ridotta quantità di luce che rendeva impossibile la sua alimentazione.

La decisione di terminare la corsa di Rosetta è legata alla traiettoria della cometa: 67P compie la sua rivoluzione attorno al Sole in circa 6,5 anni, e in questo momento si sta allontanando dalla nostra stella. Seguendola, Rosetta si sarebbe trovata a corto di energia: i suoi pannelli fotovoltaici che la alimentavano non avrebbero ricevuto radiazioni bastanti a tenere in funzione i suoi circuiti, motivo per il quale era inevitabile pensare a una fine programmata per il programma di studio.

Visto che la fine era inevitabile, gli scienziati hanno studiato un modo per finire alla grande: le orbite più recenti di Rosetta l'hanno avvicinata sempre di più al nucleo solido della cometa, e la discesa finale ha permesso di effettuare riprese e misurazioni uniche. Per esempio per valutare la consistenza della coda a diverse altitudini, valutare quindi come cambi la composizione mano a mano che ci si avvicina alla superficie con una miscela di ghiaccio e gas.

L'impatto finale, in assenza di una gravità significativa (la cometa 67P ha un diametro di circa 4km), è avvenuto a una velocità molto bassa: pochi chilometri all'ora, a passo d'uomo, e dopo un primo rimbalzo Rosetta dovrebbe essersi adagiata sulla superficie di ghiaccio dove resterà ancora a lungo. L'impatto metterà definitivamente fine alla missione, il software di bordo è stato modificato per spegnere tutti i sistemi al rilevamento del primo tocco del suolo, e in ogni caso difficilmente la strumentazione di bordo (antenne e pannelli fotovoltaici soprattutto) sarebbe stata in grado di operare dopo queste operazioni.


Rosetta ha fornito informazioni preziose sulla cometa che ha inseguito in tutti questi anni, offrendo agli scienziati una finestra privilegiata sulla datazione del corpo celeste, sulla sua composizione chimica e sulla sua forma. La Churymov-Gerasimenko è antica, più del Sistema Solare probabilmente, ha una superficie butterata, c'è molta acqua ghiacciata sulla sua superficie e abbondanza di ossigeno nella coda. Ci sono probabilmente anche precursori organici nella materia che la compone, e i dati di Rosetta dovrebbero aver confermato l'ipotesi secondo la quale le comete sono portatrici di vita: un impatto di uno di questi oggetti in un oceano d'acqua liquida dovrebbe essere in grado di far partire una reazione chimica in grado di produrre la vita organica come la conosciamo.


La fine di Rosetta, comunque, non segna la fine della missione: ci sono ancora migliaia e migliaia di immagini e byte su byte di dati da analizzare, un lavoro che impegnerà il team ancora per anni. Tra l'altro, le ultime riprese effettuate nel corso della discesa potrebbero mostrare l'interno di alcuni crateri già individuati sulla superficie: con un po' di fortuna, e con tanto lavoro di elaborazione delle immagini, si potrebbe riuscire ad avere indicazioni sulla struttura interna della cometa, informazioni fino a pochi anni fa solo sognate dai ricercatori.

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