Gaia Bottà

Cyberattacchi USA, fermato un sospetto russo

Le autorità mantengono il riserbo sulle vittime delle incursioni, ma LinkedIn si complimenta per l'operazione. Nessuna relazione con le informazioni trafugate che stanno creando scompiglio nella campagna elettorale statunitense

Roma - È stato arrestato a Praga, sospettato di essere responsabile di cyberattacchi sferrati contro non meglio specificati "obiettivi statunitensi": si tratterebbe di uno dei potenziali responsabili di una delle megabrecce subite dai colossi della rete, con LinkedIn che dichiara il proprio coinvolgimento nelle indagini condotte dall'FBI.


Cittadino russo, si mormora sia quasi trentenne, è stato fermato il 5 ottobre a poche ore dal momento in cui le forze dell'ordine hanno appreso della sua presenza entro i confini della Repubblica Ceca, dove soggiornava in una trasferta apparentemente lussuosa. Il suo fermo, avvenuto su mandato dell'Interpol a seguito delle indagini dell'FBI, si sarebbe svolto senza alcun tipo di resistenza da parte del sospetto, come testimonia il video diffuso dalla polizia ceca.

Se le autorità non hanno lasciato trapelare alcunché riguardo agli obiettivi del presunto cracker russo, è LinkedIn a fornire una dichiarazione che riconduce l'operazione di polizia all'attacco subito dall'azienda nel 2012, la cui entità e le cui conseguenze sono emerse con chiarezza solo nei mesi scorsi. Solo nel maggio scorso le credenziali di oltre 117 milioni di account sono apparse in vendita per 2mila euro sui canali del cybercrime. LinkedIn, a seguito dell'arresto, ha riferito di "essere rimasta attivamente coinvolta nel caso aperto dall'FBI a seguito della violazione del 2012 per perseguire i responsabili" e di "essere grata all'FBI per il duro lavoro e per l'impegno profuso nella localizzazione e nel fermo dei soggetti che si ritengono coinvolti in questa operazione criminale".
Nessuna dichiarazione, invece, da parte di altre aziende anch'esse coinvolte negli scorsi anni nelle grandi mietiture di password, probabilmente passate ormai spesso di mano, ripetutamente impiegate e individuate in vendita solo di recente. Certo appare che l'arresto del giovane cittadino russo non abbia nulla a che vedere con le rivelazioni frutto di hacking che si addensano sulle elezioni presidenziali statunitensi, attribuite da qualche tempo, anche ufficialmente, a cracker in forze al governo russo.

In ogni caso, il soggetto arrestato attende la decisione riguardo alla propria potenziale estradizione negli Stati Uniti. Le autorità russe hanno già reso noto di volersi spendere contro il trasferimento del sospetto negli States.

Gaia Bottà
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