Luca Annunziata

Google č ancora tutta search

La trimestrale parla chiaro: il denaro per progettare e produrre gli smartphone Pixel arriva sempre dal business originale. Che cresce, anche dopo la trasformazione in Alphabet

Milano - Č trascorso un'anno dalla prima volta in cui Alphabet ha preso il posto di Google, e non è stato un anno trascorso invano: utili e fatturato del gigante del search, che tale è e tale rimane, sono in crescita e superano le aspettative degli analisti. Ma restano inevitabilmente legati al core-business di casa: è sempre il motore di ricerca a generare gli introiti più sostanziosi, e questo non può che spingere a riflettere sulle prospettive di Big G.

Prospettive che sono tutto tranne che negative: in un anno c'è stata una crescita del 20 per cento del fatturato, dei margini operativi, degli utili e dell'utile per azione. Il fatturato dei tre mesi terminati il 30 settembre ammonta a 22,45 miliardi di dollari: erano 18,67 miliardi nel 2015, con una crescita che non solo è sostenuta ma ha anche accelerato rispetto a un anno fa. E ci sono anche oltre 5,7 miliardi di margine, con un aumento del 26 per cento rispetto al 2015: la crescita c'è, Alphabet gode di buona salute, ma quanto di tutto questo è merito del search e quanto di tutto il resto?

Le cifre dicono che Google è e resta il business principale di Alphabet: di quel totale di 22,45 miliardi, oltre 22 provengono direttamente dal search e tutte le attività a esso collegate, con margini consistenti (e in crescita) che superano i 6,7 miliardi di dollari. Il resto delle "scommesse" (bet) di Alphabet arriva a produrre 197 milioni d fatturato, ma con una perdita di 865 milioni: i numeri migliorano (le perdite sfioravano il miliardo un anno fa), ma siamo ancora lontano dal poter affermare che le scommesse fatte da Brin, Page e dal nuovo CEO Sundar Pichai stiano ripagando. Anche grazie a un sostanzioso programma di riacquisto delle azioni sul mercato.
Andando a spulciare tutte le tabelle fornite da Alphabet ai suoi investitori si individuano trend consolidati: il costo-per-click sui servizi di advertising cala ormai da anni, ma ciò nonostante si riesce a crescere grazie all'aumento del numero dei navigatori in Rete e degli utenti dei servizi offerti da Alphabet. Certo è un vero peccato che alcune tra le maggiori scommesse in gioco siano finite fuori dal perimetro di Google: Niantic se n'è andata e s'è portata via Pokemon Go, il servizio di guida automatica Otto (che tanto avrebbe fatto comodo alle Google Car) se l'è preso Uber pur se è stato ideato e sviluppato da ex-googler. Ma così va la vita, e Pichai non pare troppo preoccupato per questo.

Il motivo per cui Pichai è tranquillo è legato alla crescita registrata dai servizi sul mobile e da YouTube: sono entrambi due settori con un futuro roseo, visto che si avvicinano al modo in cui gli utenti sempre più producono e fruiscono dei contenuti online. Il search va bene, è un business solido e con un futuro solido: ci sono risorse bastanti a permettere a Big G di fare ancora qualche scommessa e perderla, se servirà, così da permettere ai servizi di intelligenza artificiale e tutto quanto ci sarà nel futuro dell'informatica di crescere e svilupparsi garantendo altre trimestrali come quella odierna.

Luca Annunziata