Claudio Tamburrino

USA, Silicon Valley contro Trump presidente?

Si prospetta uno scontro culturale e generazionale tra le progressiste aziende ICT e il più conservatore neo-eletto alla Casa Bianca. Nervi scoperti e tutti in allerta su temi come net-neutrality e antitrust

Roma - L'elezione contro ogni pronostico (o quasi) del candidato repubblicano alla carica di 45esimo Presidente degli Stati Uniti d'America ha travolto gli osservatori, spiazzandoli completamente. Tra i più delusi ci sono sicuramente le aziende della Silicon Valley, tra i principali sostenitori di Obama prima e Hillary Clinton adesso, e sopratutto lontani dalla Weltanschauung di Donald Trump.

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Per quanto Trump non abbia mai approfondito gli argomenti delle telecomunicazioni e dell'ICT, è infatti possibile dedurre almeno in parte le sue posizioni sui principali argomenti, e in particolare su quelli caldi per il settore: l'approccio - in generale - sembra diffidente nei confronti di scienza ed innovazione, come dimostrano le sue posizioni critiche nei confronti di temi come il surriscaldamento globale o il suo sostegno alla tesi (ampiamente confutata) che collegano vaccini ed autismo. Pesa inoltre il programma di tagli a diversi settori che evidentemente finirà per coinvolgere anche la ricerca, per cui Trump non ha saputo indicare nessuna area della scienza - a parte la NASA - per cui a suo avviso il supporto finanziario vale la pena dello sforzo di aprire i cordoni della borsa.

Le paure principali sono relative alla regolamentazione degli Internet service provider, dal momento che Trump ha sempre sostenuto di considerare Internet una minaccia (in un'occasione ha detto di voler chiudere Internet per combattere l'ISIS e voleva mantenere a stelle e strisce il controllo delle funzioni IANA, ora invece passate alla comunità globale. Inoltre i suoi legami con l'industria dei contenuti spingono a pensare che in eventuali riforme peserà più il copyright della libertà di espressione.
Sempre su questo punto, è possibile che l'approccio di Trump sia nel senso della deregolamentazione, partendo dalla revisione di tutte le normative di settore: un approccio che sarà favorito dalla sua nomina di Jeffrey Eisenach come vertice del suo team per le telecomunicazioni, che per la sua lunga esperienza nell'American Enterprise Institute (con posizioni notoriamente ostile all'attuale vertice di FCC Tom Wheeler) è riconosciuto come un amico delle grandi aziende delle telecomunicazioni AT&T, Comcast, Verizon e compagni, che potrebbero veder accolte le loro richieste di non regolamentazione degli ambiti, appunto, come quello della net neutrality, la cui disciplina rischia conseguentemente di fare numerosi passi indietro.

L'approccio anti-regolamentazione potrebbe anche limitare l'espansione della banda larga negli Stati Uniti che - soprattutto per le aree di fallimento di mercato - hanno bisogno di ampie regolamentazioni. Per quanto riguarda l'influenza dei privati e la revisione delle normative attualmente in vigore, in campagna elettorale Trump ha promesso "un'immediata verifica delle cyber difese delle infrastrutture critiche da parte di un Cyber Review Team costituito da membri militari, politici e del settore privato".

Paura per le aziende ICT è anche rispetto alla politica protezionistica di Trump: in campagna elettorale ha speso dure parole per Cupertino, che vorrebbe costringere a produrre "i suoi dannati computer negli Stati Uniti invece che in altri paesi", e addirittura di un boicottaggio nel periodo della crisi di San Bernardino. Stesso discorso lo ha fatto anche per Ford e Oreo. Ha speso parole dure anche nei confronti di Amazon e Jeff Bezos ("Se diventerò Presidente, avranno dei problemi seri di antitrust"), perché a suo avviso utilizzava l'acquistato Washington Post per sostenere la sua avversaria Hillary Clinton.

Per tutte queste ragioni non si sono fatte attendere le risposte degli operatori di settore, anche se naturalmente all'insegna della diplomazia: mentre EFF si è detta allertata su qualsiasi possibile minaccia nei confronti delle libertà online, Microsoft ha detto di voler "andare avanti insieme come una nazione"; più sibillino Mark Zuckerberg, che ha detto senza nominare il nuovo presidente che bisogna tutti lavorare più duramente "per assicurare ai nostri figli il futuro che sogniamo per loro"; meno sereno, forse anche alla luce delle minacce già ricevute, Tim Cook, che ai dipendenti di Apple ha scritto che "l'unico modo per andare avanti è farlo insieme".

Molto meno drammatico, in ogni caso, di diversi investitori della Silicon Valley che stanno avanzando provocatoriamente una proposta per la secessione della California dagli Stati Uniti d'America. Una suggestione, senza dubbio, ma che manco a farlo apposta pare avere una radice letteraria antica.

Claudio Tamburrino
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