Claudio Tamburrino

Boldrini, lettera aperta a Zuckerberg

Il Presidente della Camera chiede pubblicamente al social network e agli intermediari di assumersi le proprie responsabilitÓ in quanto strumenti potenzialmente universali per la diffusione dell'odio

Roma - Laura Boldrini torna a occuparsi di violenza e Internet, stavolta con una lettera aperta in cui chiede maggiore collaborazione a Facebook, in particolare sul fronte dei discorsi d'odio; soprattutto alla luce dei recenti fatti di cronaca che li hanno visti protagonisti come strumenti di condivisione di commenti sessisti e violenti, oltre che di vero e proprio stalking.

La Boldrini si è distinta nel discorso sugli interventi pubblici online da quando ha assunto una delle più importanti cariche dello Stato, tanto da renderlo uno dei suoi cavalli di battaglia: da ultimo ha lanciato la piattaforma Bastabufale.it, ma prima ancora si era fatta bandiera dell'iniziativa per una Carta dei diritti in Internet sul modello del Marco Civil brasiliano.

In occasione della vicenda della ragazza che ha denunciato l'esistenza di gruppi privati su Facebook in cui gli uomini pubblicano foto di ragazze accompagnate da commenti che incitano alla violenza sessuale, il Presidente della Camera è tornata sull'argomento con una lettera aperta pubblicata su Repubblica: "Sono preoccupata per il dilagare dell'odio nel discorso pubblico. Fenomeno non generato certo dai social network ma che in essi ha un veicolo di diffusione potenzialmente universale".
Poi ancora, rivolgendosi idealmente al CEO di Facebook Mark Zuckerberg, ha chiesto l'intervento degli intermediari, gli unici che potrebbero effettivamente fare qualcosa: "Questo deve essere per tutti il tempo della responsabilità: tanto è maggiore tanto più grande è il potere di cui si dispone. E il suo è notevole", dice così parafrasando Spiderman. La Boldrini sembra volere insomma chiamare direttamente in causa Facebook, non solo accusato di non fare abbastanza, ma anche di nascondere certi episodi.

Sbaglia in questo senso Zuckerberg a dire che non c'è spazio per la violenza sulla sua piattaforma, dal momento che, come ricorda la Boldrini, poi non si risponde doverosamente alle istanze sottoposte: un esempio è proprio la vicenda della ragazza che aveva denunciato l'esistenza dei gruppi violenti inneggianti alla violenza sessuale, il cui profilo Facebook era stato oscurato da Facebook. Il social in blu aveva rimediato solo dopo la denuncia del Presidente della Camera, giustificando la sospensione come un errore.

In generale, secondo la Presidente della Camera, si tratta di un problema di mancanza di collaborazione da parte del social, fattore che si evidenzia anche sul fronte della disinformazione, ritenute importanti perché - sostiene la Boldrini - le fake news sono fonte e anticamera di odio.

Sul punto sottolinea che l'Italia soffre di una scarsa collaborazione sia rispetto alla natura dei contenuti da rimuovere ("l'apologia del fascismo da noi è reato, ma i rappresentanti italiani della sua azienda rispondono che non è compreso nelle regole di Facebook e che li standard della comunità devono poter valere in ogni Paese"), sia rispetto agli altri Paesi, in primis Francia e Germania: "La prima verifica semestrale dice che risulta cancellato appena il 28 per cento dei contenuti segnalati come discriminatori o razzisti. Una media che si ricava dal 50 per cento di Germania e Francia e dal misero 4 per cento italiano. Mi domando se questo dato allarmante lo dobbiamo anche all'assenza di un ufficio operativo di Facebook in Italia".

Il Presidente della Camera, pertanto, provoca in un certo senso Zuckerberg: "Da che parte sta Facebook, in questa battaglia di civiltà?".

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