Luca Annunziata

Musk: dobbiamo trasformarci in cyborg per sopravvivere

Il miliardario imprenditore spiega che per restare rilevanti gli esseri umani dovranno andare incontro al silicio. Unirsi alle macchine per potenziare le nostre limitate facoltà intellettive

Milano - Gli esseri a base carbonio devono trovare un modo per avvicinarsi al silicio: ne è convinto Elon Musk, conosciuto ai più come patron di Tesla e SpaceX, e che sta diventando sempre più uno speaker che fa tendenza nel settore tecnologico. Durante il lancio del marchio delle sue auto elettriche in quel di Dubai ha spiegato qual è il suo punto di vista sul futuro delle interfacce uomo-macchina, la convivenza tra cervelli biologici e cervelli sintetici: la soluzione è l'accettazione di un contaminazione sempre più stretta tra i due universi.



Il discorso di Musk pare perfetto per un universo cyberpunk come quello di Masamune Shirow, che presto sarà trasformato al cinema in un film interpretato da Scarlett Johansson: "Nel tempo credo che probabilmente vedremo una fusione sempre stretta tra intelligenze biologiche e digitali" dice l'imprenditore, che pone la questione della "banda passante" necessaria a far fluire l'enorme quantità di dati (che continua a crescere nelle memorie sintetiche e che vengono processate dalle intelligenze artificiali) anche all'interno del cervello umano. Un mouse, un monitor, non sono soluzioni particolarmente efficienti: ci sono ottime probabilità che i neuroni umani siano in grado di fare di più e meglio, ma senza l'adeguato input e la giusta interfaccia ciò resta solo un auspicio.
La questione posta da Musk va inserita in un quadro più ampio: ci sono implicazioni relative all'occupazione in ballo, c'è la possibilità delle macchine di superare in capacità gli esseri umani rischiando di rendere superfluo il contributo biologico ad alcune attività (Tesla lavora ad esempio alla guida automatica delle sue vetture). Ma non possono essere escluse anche le possibilità che la tecnologia offre: si lavora alacremente alle protesi in grado di sostituire in modo quasi perfetto un arto o più arti, ma anche un corpo in salute potrebbe giovarsi di innesti cyber che ne potenzino le capacità di memoria, forza, vista, resistenza.



Se tutto questo può suonare sinistro, Musk invita a notare che il processo sociale che condurrà alla nascita dei cyborg è già iniziato: siamo già continuamente collegati a Internet tramite smartphone che stanno diventando la protesi naturale del nostro braccio e della nostra testa, così come riversiamo con costanza frammenti di noi stessi e dei nostri ricordi sui social network. Idealmente abbiamo già iniziato ad abbracciare il principio, si tratta solo di sviluppare la tecnologia necessaria e l'incorporazione del digitale nell'organico sarà solo questione di quando: non di se.



Restando in tema di fantascienza, è facile citare in questa situazione le leggi della robotica di Asimov, le opere di Philip Dick e persino il ciclo di Dune di Frank Herbert. Sono moltissimi gli autori della fantascienza dell'epoca d'oro ad aver affrontato il confronto, inevitabile e ineluttabile, tra le capacità dell'uomo e quelle della macchina: Musk vede tutto questo da un osservatorio privilegiato, immerso com'è nella ricerca avanzata portata avanti dalle sue aziende, e probabilmente non è del tutto consapevole di quale sia l'effettivo grado di accettazione di una tecnologia profondamente simbiotica con gli esseri umani. Tuttavia va anche considerato il punto di vista opposto: Musk vede più avanti di molti altri, ne ha gli strumenti e ha a disposizione i dati, non è neppure escluso che egli stesso sia al lavoro per sviluppare la tecnologia necessaria alla nascita del primo vero cyborg della storia.

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