Luca Annunziata

Twitter contro i troll, Google contro le fake news

I grandi del Web impegnati per cercare di migliorare il clima e la qualità delle informazioni che veicolano. Soluzioni efficaci per problemi endemici?

Milano - Ci sono polemiche e proposte di legge in mezzo mondo, Italia compresa: la questione del clima sui social network e la qualità delle notizie veicolate in Rete paiono diventate improvvisamente un tema centrale del dibattito d'attualità, e dunque gli intermediari e i fornitori di servizio si attrezzano per cercare di introdurre misure necessarie a migliorare su entrambi i fronti. Lo fa Twitter, che da tempo deve confrontarsi coi troll che infestano la sua timeline. E lo fa Google, che su News ha bisogno di garantire la qualità delle notizie che veicola.

La soluzione ideata da Twitter per arginare le campagne di insulti indiscriminati che a volte inondano la sua piattaforma consiste nel limitare la diffusione dei cinguettii degli account giudicati "problematici". Chi viene identificato come potenziale latore di comportamenti che violano la policy, travalicando il concetto di libertà di espressione, si vedrà comparire un messaggio che lo avvisa delle limitazioni attuate sul suo account: per qualche ora i suoi messaggi non compariranno sulla timeline generale, arriveranno solo ai rispettivi follower, così da arginare la diffusione di proclami discutibile in un ambiente che in teoria mette tutti sullo stesso piano con la stessa capacità di farsi leggere.

Le litigate, i flame, saranno tenuti d'occhio dalla piattaforma e saranno dunque sanzionati: non si tratta di un approccio particolarmente originale, è pratica diffusa sui forum attuare dei ban temporanei per calmare i bollenti spiriti degli utenti più esuberanti, ma non è detto che funzionerà ugualmente bene su un sistema come quello di Twitter. Quantomeno ora l'azienda da 140 caratteri sta prendendo iniziative per provare a gestire le questioni che più di altre sono ritenute critiche per la sua crescita: i troll sono uno di queste.
Un percorso parallelo lo sta facendo Google, che si è posta seriamente la problematica della verifica delle fonti delle notizie che finiscono sul suo servizio News: ora anche gli utenti di Argentina, Brasile e Messico potranno scegliere di leggere i reportage più efficaci ed affidabili, quelli contrassegnati dalla dicitura "Fact Check" così come già possono fare i navigatori di USA, Francia e Germania.

Le news frutto di un lavoro giornalistico rigoroso saranno anche promosse all'interno della search universale, proposte tra i primi risultati quando saranno rilevanti. In aggiunta a questo, Google si sta impegnando anche per finanziare progetti che puntano a utilizzare sistemi tecnologici automatici per la verifica delle fonti. C'è anche un progetto italiano, Compass, tra quelli destinatari di un finanziamento di Big G: si occupa di scandagliare la Rete per valutare la diffusione di notizie false, risalire alla fonte da cui sono sgorgate, e servirà ai professionisti del settore per effettuare una scrematura significativa tra ciò che è credibile e merita un approfondimento, e ciò che è invece solo rumore di fondo.

Luca Annunziata
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