Domenico Galimberti

MacBook Pro con TouchBar, la nuova era dei portatili Apple

di D. Galimberti - La novità più grande dei nuovi MacBook Pro è l'innovativa TouchBar, ma l'ultima generazione dei portatili Apple porta con sé tanti altri piccoli dettagli interessanti

MacBook Pro con TouchBar, la nuova era dei portatili AppleRoma - A qualche mese dalla presentazione del nuovo MacBook Pro con Touch Bar, abbiamo la possibilità di provare la novità introdotta da Apple sui suoi nuovi portatili grazie ad un modello da 15 pollici, che possiamo confrontare in modo molto diretto col suo predecessore.



La prima cosa che si nota aprendo il nuovo MacBook Pro (a parte l'estrema sottigliezza) è il trackpad enorme, di tutt'altra misura rispetto a quello del precedente modello, e molto più in linea con quanto introdotto dalla casa della mela sul MacBook da 12 pollici.



Diamo qualche misura: il nuovo MacBook Pro da 15 pollici è grande 34,93 x 24,07 centimetri, con uno spessore pari a 1,55 centimetri e un peso di 1,83 kg. Il precedente modello (ancora in vendita) misura invece 35,89 x 24,71 centimetri, con uno spessore di 1,8 centimetri e un peso di 2,04 kg.
Per quanto riguarda il trackpad non ci sono misure ufficiali, ma il confronto fotografico non lascia dubbi sul consistente aumento delle dimensioni, che ad una veloce misurazione risulta essere di circa 160x100 mm; contro i 105x75 del MacBook 2015.

Nonostante le differenze sembrino minime, come accennato sopra, tra le mani si avverte chiaramente la maggiore sottigliezza e il peso inferiore, sebbene non si possa parlare di "peso piuma": non dimentichiamo che il MacBook Air da 13 pollici (fino a qualche tempo fa uno dei notebook più sottili) ha uno spessore che arriva fino a 1,7 centimetri, e solo il MacBook da 12 pollici raggiunge spessori ancora inferiori (1,31 cm); il fatto di spingersi su queste dimensioni con un macchina di tutt'altra taglia e prestazioni, è sicuramente indice di un grande sforzo di ingegnerizzazione.



Prima di entrare nei dettagli di questa macchina, soffermiamoci ancora un po' sull'analisi esteriore. Una tale sottigliezza richiede necessariamente l'adozione di diversi accorgimenti, soprattutto su una macchina da 15 pollici con processore standard e una vera scheda grafica; configurazione che non si può racchiudere molto facilmente come l'Intel Core m5 (con Intel HD Graphics 515) del MacBook da 12 pollici.

Di fatto il nuovo portatile Apple unisce l'estetica del precedente modello di MacBook Pro con gli accorgimenti già visti per ridurre lo spessore sul fratello minore: schermo assottigliato e ricavato con particolare processo produttivo (che, come vedremo, assicura anche un'elevata luminosità); tastiera con meccanismo a farfalla che consente di ridurre gli spessori assicurando maggiore stabilità e precisione; eliminazione di tutte le porte di espansione di varia forma e dimensione per passare in modo deciso allo standard USB-C e alle sue porte dalle ridotte dimensioni (nello specifico ne troviamo quattro, due per lato).

Lo schermo sottile si porta via il logo luminoso della mela morsicata, esattamente come sul MacBook da 12 pollici, mentre la tastiera risponde molto bene (se non meglio) rispetto al modello precedente (anche se pare che alcuni utenti abbiano riscontrato problemi proprio su questa).

Riguardo alla connettività: avere quattro porte identiche significa poter collegare l'alimentazione dove si vuole, anche se si perde il MagSafe che da anni caratterizzava (positivamente) i portatili Apple; a tal proposito dobbiamo però aggiungere che con 10 ore di autonomia è spesso possibile lavorare tutto il giorno senza necessità dell'alimentatore, delegando l'attività di ricarica alla pausa notturna, quando non dovrebbero esserci rischi di inciampare nel cavo.
Durante la prova (che oltre alla scrittura di questo articolo ha visto usare il MacBook Pro per ascoltare musica in streaming, navigare sul Web ed effettuare qualche piccola elaborazione fotografica) le 10 ore sono state grossomodo rispettate anche se, come di consueto, questo genere di risultati è fortemente influenzato dal tipo di utilizzo che si fa del computer o da dettagli apparentemente banali come il livello di luminosità dello schermo.



Ma arriviamo all'accensione, perché finché la macchina è spenta quasi non ci si accorge della presenza discreta della TouchBar, che prende il posto dei tasti funzione. Giusto per completare il discorso della descrizione fisica, la TouchBar è incredibilmente scorrevole al tocco, caratteristica che ne invoglia l'utilizzo in tutte quelle operazioni che (come vedremo) simulano l'azione di cursori da scorrere col dito. All'estrema destra la TouchBar lascia il posto al pulsante di accensione, che ora integra un lettore di impronte digitali dal funzionamento sostanzialmente identico a quello che siamo già abituati a conoscere su iPhone e iPad. Il colpo d'occhio della nuova tastiera, sottile e con i tasti più grandi (quasi contigui l'un l'altro) è perfettamente in linea con la TouchBar, altrettanto sottile, che di fatto rappresenta una fila di tasti contigui.




Parlando più specificatamente delle funzionalità, si tratta di un mondo tutto da scoprire: la parte destra mostra la cosiddetta "control strip" cioè i controlli minimi di sistema (luminosità, audio, Siri); toccando la freccia di espansione della control strip compaiono i pulsanti classici, che hanno sempre accompagnato le funzioni presenti sui portatili Apple (intensità della retroilluminazione, richiamo delle app, Spaces ecc.) mentre premendo il tasto (fn) compaiono i più classici F1, F2, F3...

La parte più interessante della TouchBar è però quella che cambia contestualmente all'applicazione e a ciò che stiamo facendo. Per esempio, mentre scrivo (utilizzando Pages) la TouchBar mi suggerisce le parole per auto-completare ciò che sto digitando, ma basta un tocco per richiamare le opzioni di formattazione o gli stili del testo. Se passiamo a Safari, la barra può mostrarci le icone per richiamare i preferiti o una mini-anteprima di tutte le pagine aperte. Uno degli utilizzi più interessanti è quello che ritroviamo con Foto o altri programmi di fotoritocco (ad esempio Pixelmator); in questi casi la TouchBar ci consente di selezionare gli strumenti di ritocco o di applicare direttamente gli effetti osservando sullo schermo stesso della TouchBar il risultato che andremo a ottenere. Un altro esempio di utilizzo è quello della calcolatrice di sistema: con questa applicazione compaiono sulla TouchBar (e quindi vicino ai tasti numerici) i pulsanti delle operazioni; il che rende possibile effettuare i calcoli senza nemmeno interagire con il display del computer.




La possibilità della TouchBar non si fermano qui: molte applicazioni permettono di personalizzare i comandi desiderati per averli sempre a portata di tocco e altre ancora nascono con lo scopo di utilizzare in modo esclusivo la TouchBar per compiti più o meno utili (o futili). È il caso ad esempio di Touch Bar Piano, un vero e proprio mini-pianoforte da suonare sulla TouchBar o di Pac Bar, una versione semplificata del classico Pac-Mac. Ma non mancano esperimenti più arditi, come una versione di Lemmings (in realtà solo un concept iniziale) o un improbabile, ma perfettamente funzionante, adattamento di Doom.


Tecnicamente parlando, la TouchBar è uno schermo OLED da 2170x60 punti multi-touch in grado di rilevare fino a 10 tocchi simultanei. Anche dal punto di vista del colore, la TouchBar offre un'ampia gamma cromatica, al pari dello schermo, il che permette agli sviluppatori di gestire i pulsanti per visualizzare al meglio ciò che desiderano, anche se le linee guida Apple ci dicono che sarebbe preferibile non realizzare pulsanti dai colori sgargianti.
A livello pratico, l'unico limite è dato dalla forma fisica della TouchBar, che obbliga a utilizzare controlli che usano per intero lo spazio verticale (non è possibile realizzare pulsanti distinti per la parte "superiore" e "inferiore" della TouchBar), mentre a livello di API l'unico limite imposto da Apple è l'impossibilità di creare widget permanenti: Cupertino vuole che la TouchBar sia "dinamica", che cambi a seconda dell'applicazione, anche con numerose viste contestuali o se necessario con scorrimenti laterali, ma non che venga impiegata da widget statici che limiterebbero l'utilizzo delle altre app. L'unica parte fissa rimane la Control Strip con i comandi essenziali di sistema.

Per concludere il discorso tecnico, ricordiamo che la TouchBar è governata da un SoC T1, una variante del processore utilizzato su AppleWatch, che gira su un sistema operativo separato, potenzialmente indipendente da macOS.



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