Claudio Tamburrino

Facebook, weekend di orrore

Negli Stati Uniti un killer pubblica il video dell'omicidio appena compiuto e minaccia: "ne ho uccisi e ne ucciderò altri". Nel mirino finisce anche il social in blu, sulla cui piattaforma il video rimane disponibile per tre ore prima della rimozione

Facebook, weekend di orroreRoma - Il weekend pasquale di Facebook è stato sconvolto da una serie di video condivisi da un utente nel quale si riprendeva mentre uccideva un uomo. Nel pieno della follia omicida ha trasmesso la confessione in diretta sul social network, sostenendo di aver assassinato altre persone e di non volersi fermare.

L'omicida si chiama Steve Stephens, un 37enne di Cleveland, ancora ricercato dalle autorità a stelle e strisce: dopo un primo video in cui preannunciava di voler uccidere una persona, si è poi ripreso mentre toglieva la vita al 74enne pensionato Rober Godwin, vittima scelta apparentemente a caso per sfogare la sua furia assassina.

Dopo aver caricato il video, Stephens ha iniziato una diretta Facebook nel quale confessava di aver ucciso altre 13 persone (al momento non confermate dalla polizia) e annunciava che non si sarebbe fermato.
Il problema per Facebook è che la terribile follia dell'omicida è rimasta disponibile sulla piattaforma social per tre ore circa, diventando così veicolo e diffusore inconsapevole di uno scandalo che va ben oltre la tematica delle fake news e dei post zeppi di parole di odio.

Il tema delle segnalazioni e delle policy di Facebook è da anni oggetto di accese discussioni, anche tra gli stessi utenti del social: non è sempre chiaro quale sia il metro di giudizio adottato dal social network per stabilire quali contenuti possano restare sul sito e quali invece non debbano trovarvi spazio; e anche nel caso in cui la necessità di censura sia di tutta evidenza, le tempistiche di risposta da parte di Facebook non sono sempre affidabili, come dimostra per esempio in Italia il caso che ha visto suo protagonista la campionessa olimpica Bebe Vio.

Il social ha pertanto annunciato di voler rivedere i meccanismi con cui al momento interviene sui contenuti violenti condivisi sulla propria piattaforma: "Non c'è posto su Facebook per queste cose, contrarie alle nostre policy e a tutto quello per cui ci battiamo".

Pertanto il video - indipendentemente dalle sorti dell'omicida al momento ricercato dalle autorità USA in 5 Stati (Ohio, New York, Pennsylvania, Indiana e Michigan) e sul quale pende una taglia di 50mila dollari - avrà inevitabili conseguenze su Facebook e sulla sua capacità di gestire episodi simili, rischiando di avere un duro contraccolpo di immagine: "Come conseguenza di questa terribile serie di eventi, stiamo revisionando i nostri sistemi e in particolare cercando di individuare eventuali difetti nel sistema di report in modo da permettere la segnalazione facile e immediata da parte degli utenti di contenuti violenti o che violano in altro modo i nostri standard di utilizzo".

Il problema secondo Facebook, infatti, è che per il primo video, quello nel quale il signor Stephens afferma di star per compiere l'omicidio, non ha ricevuto alcuna segnalazione, mentre per il secondo, quello con l'omicidio, ha ricevuto un complaint solo dopo un ora e 45 minuti e sul terzo, quello in diretta nel quale l'uomo confessava, ha invece "ricevuto la segnalazione solo una volta concluso".




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