Claudio Tamburrino

IoT, la crescita in Italia

L'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano ha registrato un più 40 per cento per il mercato degli oggetti connessi oltre agli smartphone. L'obbligo dei contatori di nuova generazione ha fatto la sua parte

Roma - Il mercato della Internet of Things continua a crescere, come promesso dalle tendenze e sperato dagli operatori che hanno investito nel settore, e anche in Italia inizia a diventare considerevole.

Secondo quanto riferisce l'ultimo rapporto redatto dall'Osservatorio IoT della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato IoT italiano è arrivato a valere 2,8 miliardi di euro nel 2016, che significa una crescita di circa il 40 per cento rispetto all'anno precedente.
Come anticipato il mese scorso da Assinform nel suo rapporto annuale sul mercato digitale, dunque, il nuovo settore della IoT è sempre più un fattore determinante all'interno del mercato ICT: addirittura i numeri dell'Osservatorio del Politecnico sono molto superiori.

Il merito è da ascrivere sia alla spinta fornita dalle "applicazioni consolidate che sfruttano la connettività cellulare", in aumento del 36 per cento per un valore totale di 1,7 miliardi, sia ad altri prodotti, per cui hanno influenzato normative specifiche di settore, pompando in parte i dati relativi. In particolare gli obblighi relativi ai contatori elettronici del gas, che impongono ai fornitori di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018, hanno da soli contribuito per il 20 per cento della crescita registrata dall'intero settore Iot: tali dispositivi hanno registrato una crescita del 90 per cento rispetto al 2015, arrivando a valere in totale 950 milioni di euro.
In ogni caso, anche senza il dato relativo a tali dispositivi, il settore ha registrato una crescita del 20 per cento: tra i nuovi dispositivi spiccano (anche per ragioni di prezzo unitario) le smart car, arrivate a quota 7,5 milioni di auto connesse circolanti (con una crescita di 15 punti percentuali ed un valore di 550 milioni) e le applicazioni smart building per gli edifici, e in particolare gli allarmi (più 18 per cento e valore di 510 milioni). Automobili, domotica e contatori intelligenti arrivano a contare per il 70 per cento del mercato della IoT.

Indietro restano invece i progetti a prevalente impatto pubblico, come le Smart City: anche se il 51 per cento dei Comuni italiani medio-grandi ha avviato progetti che sfruttano le risorse IoT integrandole nel tessuto urbano, si tratta ancora di tentativi modesti o embrionali. D'altra parte, come spiega il direttore dell'Osservatorio Angela Tumino, "è arrivato il momento di andare oltre il livello attuale di connessione degli oggetti per spostare l'attenzione verso i servizi. Ad esempio, l'auto connessa abiliterà nuovi servizi per la sicurezza, la manutenzione, la navigazione, il risparmio energetico, la mobilità condivisa. I dispositivi della Smart Home consentiranno di monitorare i consumi energetici per ridurre sprechi o indicare tentativi di infrazione. In fabbrica il monitoraggio degli impianti produttivi consentirà logiche di manutenzione predittiva e addirittura il pagamento dei macchinari in base all'effettivo utilizzo. Nella Smart City i dati raccolti potrebbero far sviluppare sistemi operativi per governare meglio il territorio e mettere a punto servizi di valore per la comunità".

Il tutto, non dimenticando che occorre ancora trovare un equilibrio tra opportunità nuove offerte e gestione delle minacce possibili, come sono evidentemente quelle generate dalla disponibilità massiva di nuovi dati personali degli utenti: per quanto l'Osservatorio abbia raccolto informazioni su 53 progetti in cui sono stati valorizzati i dati raccolti dagli oggetti connessi per ottimizzare i processi in ottica dello sviluppo di nuove generazioni di prodotti o servizi, è innegabile che i possibili utilizzi sono infiniti così come le necessità di sicurezza, come dimostrato dal caso Mirai.

"I dispositivi connessi consentono di raccogliere tantissime informazioni sul loro funzionamento e sulle persone che li utilizzano: la definizione di opportune strategie per valorizzare i dati raccolti, sia in ambito consumer sia business, rappresenta un tema sempre più rilevante per le aziende. - sottolinea Angela Tumino, Direttore dell'Osservatorio Internet of Things - Cresce di pari passo però l'attenzione verso tematiche di Privacy e di Cyber Security: i consumatori sono tendenzialmente restii a condividere i propri dati, a meno di ricevere in cambio vantaggi concreti. Questi aspetti devono essere opportunamente affrontati per evitare di alimentare barriere all'adozione da parte degli utenti".

Claudio Tamburrino
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13 Commenti alla Notizia IoT, la crescita in Italia
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  • Si, è innegabile.
    Il numero di IdioT nel mondo sta aumentando vertiginosamente.
    Sono i giovani pivelli, cresciuti senza genitori degni di questo nome e quindi preda delle manipolazioni di markettari tanto in gamba quanto privi di scrupoli.
    non+autenticato
  • - Scritto da: zio pippo
    > Si, è innegabile.
    > Il numero di IdioT nel mondo sta
    > aumentando
    > vertiginosamente.
    > Sono i giovani pivelli, cresciuti senza genitori
    > degni di questo nome e quindi preda delle
    > manipolazioni di markettari tanto in gamba quanto
    > privi di
    > scrupoli.

    Si ma e il modello di ricchezza che sbrodola la ggente. Ovvero i vari maxsix, la vera ricchezza viene da codeste Idiozie(dicono loro), e chissenefrega se potremmo ANCHE essere un po meno ricchi ma notevolmente più felici tutti quanti.

    Questo(sempre per loro i vari modernisti della nullità) e ridursi alla cantina. Triste
    non+autenticato
  • Che che ne dica l'articolo, i nuovi contatori del gas non sono nè saranno connessi ad internet.
    La telelettura sarà effettuata tramite apposite centraline disseminate sul territorio che comunicano con i contatori via radio in VHF attraverso il protocollo WM-Bus a 169Mhz quindi niente IOT. Inoltre, l'installazione di tali contatori è appena iniziata e la telelettura non sarà attiva per lungo tempo. Come i contatori possano incidere per il 20% è un mistero.
    non+autenticato
  • L'uso di tecnologie non-IP/poco diffuse può mitigare gli effetti di certe vulnerabilità, ma non certo annullarle, per dire ferro wM-Bus (by TexasInstruments, STM, ...) si trova a partire da 150-200€ in giro per internet, quindi magari fuori dagli interessi del lamer di turno ma non certo fuori dagli interessi di qualche "cattivaccio" con un po' di budget che vuol fare cose sgradite...

    A parte questo più avanziamo più la convergenza su IP sarà ampia, protocolli con relativo ferro dedicati saran sempre più cari da mantenere ed una sola infrastruttura di comunicazione costa meno di tante, pur economiche/semplici, diverse...
    non+autenticato
  • @ Nome e cognome: non ne capisco di quel settore, ma i dati che arrivano alle centraline non saranno poi convogliati in Internet, si spera tramite protocollo protetto?

    Non sarà quindi possibile, per un attaccante, risalire la catena e arrivare ai contatori? (nel caso serva a qualcosa e non sia sufficiente attaccare le centraline stesse, ovviamente)
    non+autenticato
  • - Scritto da: edos
    > @ Nome e cognome: non ne capisco di quel settore,
    > ma i dati che arrivano alle centraline non
    > saranno poi convogliati in Internet,
    immagino di si.

    > si spera
    > tramite protocollo
    > protetto?
    spero di si.

    > Non sarà quindi possibile, per un attaccante,
    > risalire la catena e arrivare ai contatori? (nel
    > caso serva a qualcosa e non sia sufficiente
    > attaccare le centraline stesse,
    > ovviamente)
    Hai ragione ma non ritengo che si possa definire IOT un dispositivo indirettamente letto da una centralina eventualmente connessa ad internet.

    Se così fosse si dovrebbero contare anche milioni di altri dispositivi come ad esempio i telepass o gli auricolari bluetooth e perchè no i misuratori di pressione dentro gli pneumatici delle auto oppure le carte di credito nfc?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > Che che ne dica l'articolo, i nuovi contatori del
    > gas non sono nè saranno connessi ad
    > internet.
    > La telelettura sarà effettuata tramite apposite
    > centraline disseminate sul territorio che
    > comunicano con i contatori via radio in VHF
    > attraverso il protocollo WM-Bus a 169Mhz quindi
    > niente IOT. Inoltre, l'installazione di tali
    > contatori è appena iniziata e la telelettura non
    > sarà attiva per lungo tempo. Come i contatori
    > possano incidere per il 20% è un
    > mistero.

    Ma qualcuno come leggiamo, il mistero lo ha già risolto, questa e ggente futuramente valida. Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • E manco in Italia... Perché IoT dovrebbe chiamarsi I(dio)T(i) per com'è implementato... Una banalità:
    - contatore gestito da remoto, via internet, non su rete dedicata poco accessibile, poco nota ecc: vulnerabilità; tutti i contatori bloccati da remoto.
    - frighi connessi con controllo di accensione/spegnimento/temperatura, vulnerabilità; roba guasta, sgradite sorprese assortite, magari pure un cavallo di troia nella propria LAN che ad oggi tutti considerano ancora una "rete isolata/sicura/fidata"
    - auto connesse, vulnerabilità, attivazione freni, blocco sterzo, spegnimento motore ecc da remoto, magari in autostrada in momenti poco opportuni, senza pensare a furti, navigatori che portano in posti sbagliati ecc.

    L'unica soluzione che penso possa *mitigare* questi problemi è imporre software open a sviluppo comunitario (non codice rilasciato da un'azienda che poi fa tutto in casa lo stesso) con facilità di modifica e deploy personale. Come creare codeste community? Con l'aiuto dello Stato (repo pubblici nazionali, standard per build/deploy controllati per garantire che sian comodi ed usabili come si deve ecc) ed università che si occupano di iniziare insieme alle aziende lo sviluppo delle novità.

    Piaccia o meno il futuro non può essere in mano ad aziende, queste van bene per condurre il presente, non progettare il futuro. Il futuro dev'essere di tutti, guidato da ricerca a sovvenzione pubblica. Altrimenti ahinoi.
    non+autenticato
  • Hai trovato il bandolo dalla matassa di tutte le soluzioni tecnologiche: la tecnologia è niente senza una vera civilizzazione.
    E questa vera civilizzazione non c'è, e non ci sarà per chissà quanti anni (personalmente penso: secoli).
    non+autenticato
  • - Scritto da: xte
    > E manco in Italia... Perché IoT dovrebbe
    > chiamarsi I(dio)T(i) per com'è implementato...
    > Una
    > banalità:
    > - contatore gestito da remoto, via internet, non
    > su rete dedicata poco accessibile, poco nota ecc:
    > vulnerabilità; tutti i contatori bloccati da
    > remoto.
    > - frighi connessi con controllo di
    > accensione/spegnimento/temperatura,
    > vulnerabilità; roba guasta, sgradite sorprese
    > assortite, magari pure un cavallo di troia nella
    > propria LAN che ad oggi tutti considerano ancora
    > una "rete
    > isolata/sicura/fidata"
    > - auto connesse, vulnerabilità, attivazione
    > freni, blocco sterzo, spegnimento motore ecc da
    > remoto, magari in autostrada in momenti poco
    > opportuni, senza pensare a furti, navigatori che
    > portano in posti sbagliati
    > ecc.
    >
    > L'unica soluzione che penso possa *mitigare*
    > questi problemi è imporre software open a
    > sviluppo comunitario (non codice rilasciato da
    > un'azienda che poi fa tutto in casa lo stesso)
    > con facilità di modifica e deploy personale. Come
    > creare codeste community? Con l'aiuto dello Stato
    > (repo pubblici nazionali, standard per
    > build/deploy controllati per garantire che sian
    > comodi ed usabili come si deve ecc) ed università
    > che si occupano di iniziare insieme alle aziende
    > lo sviluppo delle
    > novità.
    >
    > Piaccia o meno il futuro non può essere in mano
    > ad aziende, queste van bene per condurre il
    > presente, non progettare il futuro. Il futuro
    > dev'essere di tutti, guidato da ricerca a
    > sovvenzione pubblica. Altrimenti
    > ahinoi.

    No l'unica soluzione e di non proporle proprio tali porcherie, o quantomeno di servire con tale porcheria SOLO chi lo richiede espressamente, e non forzando con sotterfugi vari od altre forzature anche chi non vule averci nulla a che fare con la casa connessa, perché alla fine ci si arriva al PER TUTTI.
    non+autenticato
  • Ci sono aspetti utili: per esempio telesorvegliare casa propria quando si è in giro per furti, allagamenti, incendi, alberi caduti, ... I Linky (contatori tipo Enel che ENEDIS/ERDF stan mettendo da qualche tempo) per esempio han un protocollo di segnalazione per i "gestionnaire d'energie" sul prezzo della corrente erogata, con questo molti apparecchi son pilotati per spendere meno (ciclo antilegionella dei boiler, pompe di calore/riscaldamento in genere, partenza di lavatrici/lavastoviglie ecc), in case moderne (classe A e successive, rare in Italia ma assai meno rare in Francia ed in genere in posti dove si usa buttar giù e ricostruire anche grazie a come si è gestito il territorio e la fiscalità) vedere come gira il sole per attivare tende, orientare schermi solari ecc consente di risparmiare un po', molta elettronica a bordo può servire (es. infotraffico con percorsi ricalcolati in tempo reale e relative notifiche all'autista). 'Somma in buona parte è spazzatura commerciale, ma non è tutto, almeno concettualmente, spazzatura...
    non+autenticato
  • niente di tutto questo richiede connessione ad internet ma solo intelligenza locale ... non e' iot e' smart home sono due cose diverse ( sebbene possano intergrarsi )
    non+autenticato
  • mmm forse l'infotraffico ... anche se sembra che qui da noi lo stiano implementando su protocollo radio proprietario , chi vivra' vedra' .
    non+autenticato