Pierluigi Sandonnini

Apple verso il made in USA

Il CEO Tim Cook annuncia l'intenzione dell'azienda di investire 1 miliardo di dollari per riportare parte della produzione in territorio americano. Trump può esultare

Roma - Cambio di rotta per Apple? In un'intervista televisiva per il programma Mad Money di Jim Cramer, sulla rete americana CNBC, il CEO Tim Cook ha dichiarato che il gigante fondato da Steve Jobs ha intenzione di investire 1 miliardo di dollari, tramite un fondo, con l'obiettivo di riportare parte della propria produzione negli Stati Uniti e generare quindi nuovi posti di lavoro.

Cook ha affermato che l'iniziativa intende essere come "un sasso nello stagno che genera increspature", ovvero una sorta di evento sismico economico che potrebbe propagarsi circolarmente creando un circolo virtuoso. Se Apple "riuscirà a creare numerosi posti di lavori nel settore manifatturiero, questi creeranno a loro volta altri posti di lavoro nell'indotto". Una catena che dovrebbe alleviare una situazione non proprio rosea per l'occupazione nel Paese, che è stata al centro anche della campagna elettorale del presidente Trump, il quale ha auspicato proprio che le aziende americane tornino a produrre in America, riferendosi anche ad Apple. "Apple - ha aggiunto Cook nel corso dell'intervista - in questi anni è riuscita a creare oltre due milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti".


Alla domanda se un'azienda come Apple abbia il compito di creare nuovi posti di lavoro, Cook ha risposto: "un'azienda è un insieme di persone con dei principi, automaticamente anche l'azienda deve averne, perciò restituire ciò che si è ricevuto è in qualche modo un dovere". Il CEO di Apple ha annunciato che i dettagli sul primo investimento di questa operazione si conosceranno nel corso di questo mese e che la cifra di 1 miliardo di dollari è solo una prima tranche del progetto che Apple intende portare avanti nei prossimi anni.
Attualmente l'azienda impiega circa 80mila lavoratori negli USA, di cui 25mila nel settore di ricerca e sviluppo. Assecondare i desideri dell'amministrazione Trump e spostare parte della filiera produttiva negli USA potrebbe significare una drastica revisione del business per l'azienda di Cupertino. Non basterebbero, infatti, le politiche di sgravi fiscali sul costo del lavoro promesse dal governo a supplire alle difficoltà create dalla distanza fra i vari centri produttivi, alcuni dei quali rimarrebbero inevitabilmente in Cina. Insomma, attuando una politica di ritorno in patria dell'industria manifatturiera, Apple vedrebbe reali vantaggi solo nel medio-lungo periodo.

Il colosso di Cupertino si è già impegnata in patria investendo nel nuovo Apple Park, futuristico e innovativo campus che ha dato lavoro a molte imprese locali, e realizzando negli USA l'assemblaggio dei Mac Pro. Per l'azienda sembra comunque profilarsi un futuro sempre più "made in USA", in cui anche altri prodotti ora prodotti e assemblati in Cina potrebbero essere realizzati in territorio americano.

L'annuncio shock di Tim Cook potrebbe essere stato dettato anche dalla volontà di dissipare le nubi che si sono addensate sull'azienda della mela dopo i risultati di vendita del nuovo iPhone, che non hanno superato quelle registrate lo scorso anno, suscitando le perplessità degli analisti e un calo a Wall Street, nonostante il buon andamento dei conti della trimestrale. Sugli acquisti dell'iPhone 7 sembrerebbero pesare i rumours circa l'uscita di un modello successivo, la cui attesa da parte degli aficionados sarebbe la causa dello stallo nelle vendite.

Pierluigi Sandonnini

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7 Commenti alla Notizia Apple verso il made in USA
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  • Trump può esultare poco.
    Per ritornare ai vecchi fasti ci vorrà ben altro, anche se il sentiero è tracciato.
    La concorrenza sottocosto (per gli occidentali) della cina, dell'india, dell'africa non permette una equa ridistribuzione della ricchezza, provocando le storture che abbiamo visto negli ultimi decenni.
    Un giorno anche le nazioni succitate avranno una economia uguale a quella occidentale, ma di questo passo, nel frattempo l'occidente sarà regredito a com'era l'oriente fino a tre decenni fa.
    E chissà, magari qualcuno vuole proprio questo...
    non+autenticato
  • È una ruota che gira...
    iRoby
    9521
  • - Scritto da: iRoby
    > È una ruota che gira...
    Certo, ma prima che finisca il giro saran passate parecchie generazioni ...
    non+autenticato
  • Delocalizzare non ha più senso.

    Oggi si parla di Glocalization. Cioè riportare in patria.

    Si può. Per due motivi, il mercato del lavoro in quasi tutto il mondo occidentale è stato inflazionato, la gente distrutta e costretta ad accettare salari più bassi.

    E l'automazione spinta oggi possibile permette di assumere pochissime persone, e quindi e tenere la produzione a prezzi ragionevoli un po'ovunque.

    Inoltre dazi, gabelle, pizzo di vario tipo, banditi, costi elevati e incertezze nei trasporti fanno bruciare gran parte dei guadagni dall'aver delocalizzato.
    iRoby
    9521
  • - Scritto da: iRoby
    > Delocalizzare non ha più senso.
    >
    > Oggi si parla di Glocalization. Cioè riportare in
    > patria.
    >
    > Si può. Per due motivi, il mercato del lavoro in
    > quasi tutto il mondo occidentale è stato
    > inflazionato, la gente distrutta e costretta ad
    > accettare salari più
    > bassi.
    >
    > E l'automazione spinta oggi possibile permette di
    > assumere pochissime persone, e quindi e tenere la
    > produzione a prezzi ragionevoli un
    > po'ovunque.
    >

    > Inoltre dazi, gabelle, pizzo di vario tipo,
    > banditi, costi elevati e incertezze nei trasporti
    > fanno bruciare gran parte dei guadagni dall'aver
    > delocalizzato.


    ma no tutte e tre le cose che citi esistevano anche prima, le ditte tornano indietro perchè i prodotti incominciano a fabbricarseli da soli e vendere direttamente al cliente, molti hanno accettato di essere sfruttati pur di imparare, è un effetto della delocalizzazione a lungo termine
    non+autenticato
  • mi sembra un contentino vedremo
    non+autenticato
  • fai anche te il giostraio?
    non+autenticato