Claudio Tamburrino

Facebook, fake news ed elezioni britanniche

Il social network si prepara all'ondata di notizie fasulle in vista delle prossime elezioni del Regno Unito. Tra le contromisure adottate: propaganda sui giornali e chiusura di account sospetti

Facebook, fake news ed elezioni britannicheRoma - In vista delle prossime elezioni generali che si terranno nel Regno Unito, Facebook ha utilizzato un media tradizionale (i classi giornali cartacei) per lanciare una campagna di sensibilizzazione sull'attuale tema delle false notizie online.

Il social in blu si trova d'altra parte ormai da mesi al centro delle polemiche proprio per la questione delle cosiddette "bufale", in particolare per la presunta influenza avuta nella campagna elettorale statunitense che ha portato alla vittoria del candidato repubblicano Donald Trump: un ambiente favorevole per la propaganda, il trolling e le notizie false avrebbero creato un sistema di comunicazione e alternative professionalità che hanno finito per segnare (dicono le critiche) non solo le vicende dalle politica statunitense, ma anche quelle di altri Paesi, tra cui Indonesia e Filippine, ma anche Germania e Italia.

Il problema della virulenza delle notizie false e propagandistiche in Rete, pertanto, ha continuato a tenere banco e come negli altri Paesi l'occasione delle elezioni politiche diventa un'occasione di verifica particolarmente importante per la piattaforma social, dal momento che le fake news tendono a crescere in maniera proporzionale allo scontro politico, tanto che si parla apertamente di strumento propagandistico adottato dalla Russia per influenzare le elezioni in altre nazioni.
Nel Regno Unito Facebook cerca dunque ora di operare d'anticipo con una sorta di "pubblicità progresso" che apparirà (oltre che nella timeline di Facebook) sul Times, sul Guardian e sul Daily Telegraph, e che ha la forma di una lista di 10 indizi da guardare per individuare una notizia come genuina o come bufala: campanelli d'allarme che vanno dal controllo della data dell'articolo e del sito Web che l'ha condivisa, alla banale valutazione se si tratta o meno di un articolo umoristico, passando per la verifica che la stessa notizia sia stata trattata anche da altre fonti più autorevoli.

Oltre a questa iniziativa, peraltro, il social network adotterà una serie di altri strumenti proattivi come in Germania, dove i contenuti segnalati dagli utenti come spam passano sotto la verifica di Correctiv, organizzazione non profit con base a Berlino che si occupa di giornalismo.

Innanzitutto penalizzerà nel ranking le notizie che le persone tendono a leggere ma non a condividere e quelle che vengono condivise senza essere state aperte: entrambi segni che i titoli sono o proprio fuorvianti o quanto meno click-baiting.
Una strategia che non convince però del tutto la Royal Statistical Society, secondo cui il problema non sono certo gli articoli non condivisi. La mossa, continua la società di statistica britannica, rappresenta d'altra parte una prima accettazione del ruolo editoriale che il social network deve volente o nolente assumere.

Ad ogni modo, Facebook afferma di aver già disattivato "decine di migliaia" di account falsi grazie ai nuovi strumenti, individuati anche in automatico tramite algoritmi basati sulla condivisione ripetuta del medesimo contenuto.

Claudio Tamburrino
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