Alfonso Maruccia

NVIDIA, tra Volta e conti in attivo

La corporation californiana comunica risultati finanziari più che positivi, mentre nel futuro ci sono le GPU basate sulla nuova architettura che, come da tradizione, arriveranno sul mercato prima di tutto in formato HPC

Roma - NVIDIA ha comunicato i risultati finanziari del primo trimestre del nuovo anno fiscale (2018), periodo che si è chiuso il 30 aprile scorso e che ha fatto registrare il segno più su tutti i fronti. Gli affari della inventrice della "GPU" vanno a gonfie vele, e il progresso tecnologico marcia a ritmi serrati verso un futuro apparentemente fatto di machine learning, guida autonoma e altro ancora.

I ricavi complessivi incamerati da NVIDIA negli ultimi tre mesi ammontano a 1,94 miliardi di dollari, una crescita del 48 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso; i profitti operativi arrivano a 554 milioni di dollari, con un aumento più che significativo del 126 per cento anno-su-anno.

Come sempre, a fare la parte del leone negli affari dell'azienda sono le GPU discrete (1,56 miliardi di dollari), un settore in cui NVIDIA ha sottolineato la domanda crescente per i prodotti dedicati al gaming su PC e alle applicazioni nei data center. Il settore "business" (tra GPU fisiche e servizi) vale 409 milioni di dollari, un altro incremento dichiarato notevole del 186 per cento anno-su-anno.
Santa Clara ha a disposizione soldi "liquidi" in banca per ben 6,21 miliardi di dollari, una leggera contrazione rispetto ai 6,8 miliardi del trimestre precedente che garantiscono in ogni caso una sicurezza economica invidiata da molti altri protagonisti di uno dei settori tecnologici più avanzati.


Non che NVIDIA sia intenzionata a dormire sugli allori, beninteso: Volta, la nuova architettura di GPU che dovrà succedere alla pluripremiata Pascal, si è già incarnata in un prodotto commerciale fatto e finito con la GPU Tesla V100 per data center e High Performance Computing (HPC).

La GPU V100 è stata realizzata dalla fonderia TSMC con un processo produttivo a 12 nanometri, una tecnologia di prodotto "ai limiti della fotolitografia" che compatta ben 21 miliardi di transistor in un processore da 815 millimetri quadrati. Il chip comprende 5120 stream processor che girano a 1455MHz di frequenza, utilizza 16 Gigabyte di VRAM di tipo HBM2 (per una banda teorica di 900 GB/s) e comunica con gli altri componenti del sistema tramite una interconnessione NVLink di seconda generazione (300 GB/s).

La nuova unità V100 - che non può nemmeno vantare la dotazione "massima" di core computazionali previsti dalla microarchitettura Volta - offre un incremento prestazionale di cinque volte rispetto a Pascal, dice NVIDIA, ed è 15 volte più performante di Maxwell (che a sua volta ha lasciato il posto a Pascal) e può vantare performance da 120 Teraflop in calcoli a bassa precisione INT8. Per fare un confronto, l'unità TPU di Google è in grado di raggiungere valori dichiarati di 92TFLOP.

Tesla V100 è un prodotto espressamente pensato per "accelerare" le applicazioni di intelligenza artificiale e machine learning, sostiene NVIDIA, con componenti hardware dedicati e la compatibilità già aggiornata sui costosi sistemi HPC DGX-1.

Tra le applicazioni di machine learning/deep learning più "hot" del momento c'è naturalmente quella della guida autonoma, e non è un caso che in contemporanea al debutto di Volta - alla stessa conferenza tecnologica GTC - sia stata annunciata una partnership fra NVIDIA e il colosso dell'automotive Toyota.

La compagnia nipponica utilizzerà il supercomputer Drive PX a base di GPU NVIDIA per installare un "co-pilota automatico" nei suoi veicoli futuri. In realtà i termini dell'accordo sono ancora un po' fumosi, nondimeno si tratta di uno sviluppo significativo perché coinvolge uno dei maggiori produttori automobilistici al mondo e la società che ha a disposizione un know-how estremamente sofisticato nei supercalcoli necessari a far viaggiare su strada un'intelligenza artificiale a prova (si spera) di incidenti.

Alfonso Maruccia
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