Claudio Tamburrino

PayPal, Pandora e la contesa della P

La societÓ per i pagamenti tra privati denuncia per violazione di marchio l'app di streaming musicale. Al centro della vertenza c'Ŕ il nuovo logo della seconda, ritenuto confondibile per gli utenti al punto da vanificare gli investimenti della prima

Roma - Il sistema di pagamenti mobile tra privati PayPal ha denunciato l'app di streaming musicale Pandora per violazione di marchio: al centro del contendere il nuovo logo di quest'ultima, arrivata a un punto tale di stilizzazione da identificarsi semplicemente in una "P" blu.


Logo Pandora (a sinistra) e logo PayPal (a destra)

I due marchi non solo condividono la "P", che nel marchio di PayPal è raddoppiata, ma anche lo stile con cui è rappresentata (in entrambi i casi è piena, ovvero non vi è spazio vuoto al suo interno) e una certa somiglianza di colori, dal momento che entrambi sono caratterizzati da tonalità specifiche di blu.

Secondo PayPal, le somiglianze sarebbero tali da creare problemi agli utenti che, andando a cliccare su un'app da utilizzare per effettuare un pagamento in maniera semplice e veloce, si trovano invece ad aprire un servizio di streaming musicale: nella sua denuncia ha portato anche una serie di testimonianze (110 pagine di esempi e numeri, sotto forma - principalmente - di screenshot di Twitter o altri commenti online) di utenti confusi dalle due P e che finiscono per aprire Pandora invece di PayPal sul proprio smartphone al momento dell'utilizzo.
Per questo PayPal ha depositato presso la Corte distrettuale del sud di New York una denuncia per violazione di marchio, lesione della sua capacità distintiva e falsa indicazione di origine: afferma inoltre che Pandora stia cercando apertamente di approfittare del messaggio di "innovazione", "tecnologia" e "vitalità" trasmetto dal suo marchio.

PayPal ha infatti rivendicato anche una particolare notorietà e contestato che l'utilizzo di un marchio così simile da parte di Pandora possa creare oltre al rischio di confusione, un nesso sufficiente a danneggiare la capacità distintiva finora raggiunta sul mercato grazie a ingenti investimenti: questo significa che contesta al tribunale che la possibilità da parte di un concorrente di utilizzare un marchio simile al proprio anche per prodotti non affini, determinerebbe un danno per la sua capacità di usare la "P" per distinguere univocamente i suoi beni e servizi.

PayPal afferma che il deposito della denuncia rappresenta solo l'extrema ratio per risolvere la questione: afferma di aver cercato di contattare fuori dalle vie legali Pandora per porgli i propri dubbi circa la confondibilità dei due loghi già al momento dell'esordio della "P" di Pandora nell'Ottobre del 2016, non riuscendo tuttavia a ricevere riscontro dall'app di streaming.

In ogni caso il caso non è così scontato: un altro fattore da prendere in considerazione nella comparazione tra marchi è l'identità o somiglianza tra i beni o servizi contraddistinti, che in questo caso sembrano diversi (servizi finanziari PayPal, streaming musicale Pandora). Tuttavia, come già accaduto nel caso Skype e Sky, ad esempio, tale differenza potrebbe essere superata dalla notorietà del marchio anteriore: un marchio particolarmente forte ha una tutela extramerceologica ed è su questo che sta puntando PayPal.

Claudio Tamburrino

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