Mirko Zago

Russiagate, il Senato USA cerca le backdoor

Secondo alcuni rapporti USA, l'intelligence russa avrebbe potuto beneficiare di vulnerabilitÓ di alcuni software durante le elezioni americane. Le aziende implicate respingono ogni accusa

Russiagate, il Senato USA cerca le backdoorRoma - Si fanno sempre più caldi i rapporti tra Russia e USA dopo le interferenze politiche e informatiche dei mesi scorsi. La supposizione che Donald Trump abbia tratto beneficio dagli attacchi hacker russi perpetrati ai danni della rivale democratica Hilary Clinton, ha già scosso l'opinione pubblica internazionale nei mesi scorsi. Un ulteriore scossone è arrivato dalla decisione del presidente Trump di destituire il direttore dell'FBI, James Comey, per non aver ascoltato il suggerimento di abbandonare l'inchiesta sui legami tra il Cremlino e l'ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn. Ora a complicare il quadro entrano in gioco alcune società di sicurezza informatica, investite di accuse pesanti. Prima tra tutte Kaspersky Lab, che ha subito ribadito la propria estraneità alla vicenda e si dice pronta a fornire prove oggettive che fughino ogni dubbio instillato da qualsivoglia fonte anonima.

kaspersky

Stando a quanto riportato da alcuni media americani, in commissione al senato sarebbe stato tirato in ballo in ruolo dell'azienda famosa per i suoi prodotti antivirali, forse in relazione alle vicende legate alle presunte ingerenze della Russia nelle elezioni USA. L'ipotesi, invero un po' azzardata, è che l'intelligence russa potrebbe contare sull'inserimento deliberato di alcune vulnerabilità nel software, così da facilitare lo scardinamento delle porte dei sistemi informatici USA per opera di hacker prezzolati. Una fonte rimasta anonima avrebbe riferito al Senato USA che "gli hacker sostenuti dal governo potrebbero tentare di sfruttare il software antivirus di Kaspersky Lab per rubare e manipolare i file degli utenti, leggere email private o attaccare l'infrastruttura critica negli Stati Uniti".

La smentita di Kaspersky non si è fatta attendere. Un portavoce dell'azienda ha comunicato da subito l'estraneità dei fatti ribadendo la serietà dell'azienda: "Kaspersky non ha alcun legame con alcun governo e l'azienda non ha aiutato, e mai lo farà, nessun governo al mondo con finalità di cyber spionaggio. Per 20 anni, Kaspersky Lab ha concentrato la sua attenzione sul proteggere le persone e le organizzazioni dalle cyber minacce, e la posizione della sua sede non cambia quella che è la mission".
Il fondatore e CEO dell'azienda, Eugene Kaspersky, equipara l'accusa ad "un omicidio". Per allontanare ogni voce circa la possibilità che il software distribuito dall'azienda contenga delle vulnerabilità volte a permettere accessi non autorizzati, è stato proposto al Senato USA di analizzare il codice sorgente del software. "Vorrei fornire il codice sorgente per effettuare controlli" ha affermato Kaspersky, ribadendo che "quando abbiamo contratti governativi, in alcuni casi ci viene chiesto di divulgare le nostre tecnologie e lo facciamo". Kaspersky ha puntato il dito contro la concorrenza sleale rea di aver volutamente indirizzato gli occhi degli USA proprio verso l'azienda russa che dal 1997, anno della sua fondazione, ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e successi commerciali ovviamente poco graditi ai competitor.

Mirko Zago

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