Claudio Tamburrino

Uber vs Waymo, paga Levandowsky

L'ingegnere accusato di aver trafugato segreti industriali dalla startup di Google viene licenziato dal servizio di car sharing per "insubordinazione". Una scusa per uscire dallo scontro con Big G?

Roma - Per mancato rispetto di una direttiva scritta, Uber ha lincenziato Anthony Levandowsky, l'ingegnere esperto di sistemi di guida senza pilota al centro della causa che vede il servizio di car sharing contrapposta a Waymo, la startup di Google.

La questione si inserisce in coda alla battaglia legale tra Waymo e Uber sulle tecnologie per la guida autonoma e in particolare il LiDAR delle self-driving car di Uber, ritenuto identico a quello messo a punto dal team di Google. Levandowsky, manager di Uber e cofondatore di Otto, è accusato di avere sottratto informazioni dal progetto di auto a guida autonoma di Google prima di dimettersi da Waymo e di aver conseguentemente utilizzato senza autorizzazione informazioni confidenziali e documenti tecnici relativi alla tecnologia, prima di rassegnare le dimissioni e fondare la startup Otto, poi acquisita da Uber.

La reporter del Guardian Julia Carrie Wong ha condiviso per prima la lettera indirizzata dai veritici di Uber a Anthony Levandowsky nella quale si legge che alla base della decisione vi è una direttiva scritta a lui inviata dalla startup lo scorso 20 Aprile - i cui contenuti rimangono riservati - e una seconda lettera, risalente allo scorso 15 Maggio, nella quale gli veniva chiesto di cooperare con le indagini in corso e con quanto richiesto dal Giudice distrettuale incaricato. In pratica, se avesse cooperato con le indagini e con Uber negli scorsi 20 giorni avrebbe mantenuto il suo lavoro, sempre che dal procedimento legale non fosse effettivamente risultato che avesse effettivamente trafugato dati a Waymo.
Secondo Uber, in particolare, la mancata collaborazione del suo dipendente gli ha impedito di effettuare le verifiche interne necessarie a preparare adeguatamente la difesa legale da contrapporre a Waymo in giudizio.

Legalmente, dunque, la causa del licenziamento è il mancato rispetto della clausola contrattuale che obbligavano Levandowsky a rispettare le direttive scritte di Uber; strategicamente, invece, la mossa potrebbe rappresentare per il servizio di car sharing il metodo più veloce per togliersi qualsiasi responsabilità circa le accuse mosse nei confronti di Levandowsky e non avere ulteriori ostacoli legali nel lavoro per lo sviluppo sul fronte delle tecnologie legate alle driverless car, un fronte sempre più caldo, come dimostra il recente esordio nel settore anche del gigante russo della ricerca online Yandex, che ha già mostrato i suoi prototipi di automobili.

Claudio Tamburrino
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